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BELGIO: Sospeso l’export difesa verso la Serbia

La Vallonia ha sospeso l’export difesa verso la Serbia: i macchinari potevano servire a produrre munizioni per la Russia…

A inizio luglio Elio di Rupo, ministro-presidente socialista della Vallonia, la regione francofona del Belgio, ha sospeso tutte le licenze d’esportazione della società New Lachaussée (NLC), fabbrica d’armi a partecipazione pubblica. Il motivo: secondo un rapporto di revisione contabile e un whistle-blower, i macchinari che NLC esportava in Serbia potevano servire a produrre munizioni per l’esercito russo, in violazione delle sanzioni internazionali.

La scoperta è frutto di una indagine di giornalismo investigativo della TV pubblica belga, RTBF, sostenuta dal Fondo europeo per il giornalismo e in cooperazione con la TV pubblica tedesca ZDF e il consorzio anti-corruzione OCCRP.

Gli affari con Mosca fino al 2014

Al centro vi è la società New Lachaussée, una delle principali aziende belghe del settore difesa, che nella fabbrica di Herstal assembla macchine per la produzione di munizioni. Una revisione dei conti, preparato da KPMG-Germania, condotta nella primavera del 2022, ne ha portato alla luce i possibili legami con la Russia, nonostante l’embargo in vigore dal 2014.

Louis Lachaussée la fondò nel 1830 a Liegi come fabbrica di macchine per la produzione di polvere da sparo; nel 1852 morì durante l’apertura una fabbrica di polvere da sparo proprio in Serbia. Oggi NLC è di proprietà tedesca ma con il 20% del capitale in mano alla regione Vallonia. Le sue linee di produzione più efficienti consentono di produrre tra 3 e 5 milioni di munizioni all’anno, Molti di questi macchinari erano destinati all’export in Russia.

Il tramite serbo

Dal 2014, con l’annessione della Crimea, un embargo europeo vieta la vendita di materiale militare alla Russia. Le sanzioni vengono ulteriormente inasprite dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022.

Ma nonostante l’embargo, restano i contatti e i tentativi di continuare a fare affari con Mosca. E’ un whistle-blower della società di audit tedesca ad aver portat0 alla luce la questione. NLC avrebbe sfruttato il tramite di società serbe legate alla compagnia di armi di stato, Yugoimport, per l’installazione di due linee di produzione di munizioni di calibro russo.

Almeno dal 2016, l’azienda vallona progetta di installare linee di assemblaggio di munizioni in Serbia per produrre proiettili calibro 7,62×39 mm e 12,7×108 mm – il tipo usato nei paesi dell’ex Patto di Varsavia, una novità per l’azienda belga. Ma a tal fine, la NLC ha bisogno di componenti dalla Russia, che non può ottenere in occidente. Dovranno essere le aziende serbe, tra cui la Borbeni Složeni Sistemi, a procurarseli direttamente dall’azienda russa TulAmmo, così che la NLC possa “mettere a punto le sue macchine di calibro russo al meglio delle sue capacità”, come indica il direttore commerciale NLC in una nota interna di marzo 2016.

Uso interno, o per la ri-esportazione?

NLC ha negato ogni accusa e sostiene “di non aver avuto rapporti commerciali con nessuna organizzazione attiva nel settore degli armamenti stabilita in Russia”, pur ammettendo che “il prodotto delle varie linee di produzione di munizioni in Serbia è destinato all’uso interno e all’esportazione, nel rispetto degli standard internazionali che le aziende stabilite sul territorio serbo sono tenute a rispettare”.

Secondo la licenza siglata dal governo vallone, tuttavia, le munizioni prodotte in Serbia con macchinari di NLC non potrebbero essere ri-esportate. L’amministratore delegato di NLC, Ludovic Biemar, afferma di aver ricevuto una garanzia scritta da parte delle aziende-partner serbe che non erano state effettuate consegne in Russia o per l’uso in Russia”. Tale impegno tra privati tuttavia non ha convinto le autorità regionali valloni: il ministro-presidente Di Rupo ha deciso di sospendere preventivamente le licenze di New Lachaussée per l’export verso la Serbia.

L’opacità del settore serbo della difesa

Secondo Yannick Quéau, direttore del GRIP (Groupe de recherche et d’information sur la paix et la sécurité), sentito da RTBF, è necessaria tenere alta la guardia. “La Serbia sui mercati internazionali non è affatto legata allo stesso standard di altri attori NATO o UE, che hanno bandito ogni possibilità di vendere armi la Russia, direttamente o tramite paesi terzi intermediari”.

E benché siano in corso da un decennio i negoziati per l’adesione della Serbia all’UE, il direttore del GRIP ritiene che in tema di armamenti bisogna stare molto attenti. “La Serbia è un attore che vende qualsiasi cosa a chiunque, se così posso dire. È uno stato che rispetta solo le proprie regole e che vende secondo considerazioni a volte un po’ opache”. Soprattutto, aggiunge, la Serbia continua ad avere un rapporto ambiguo con il suo alleato di lunga data, la Russia.

D’altronde già in passato i macchinari NLC venduti alla Serbia erano stati utilizzati con disinvoltura. Anziché alla Borbeni Složeni Sistemi di Belgrado, in passato erano finiti alla società Belom di Užice. Due filiali della Jugoimport, compagnia di armi statale serba – ma pur sempre una anomalia amministrativa che si ripeterà più volte. La società Belom, fondata nel 2015, appare sulle licenze solo dal dicembre 2021.

“NLC vende macchinari, non munizioni”, sostiene l’AD Biemar. Ma sembra una giustificazione un po’ facilona. Non è davvero possibile assicurarsi su dove vadano poi a finire i proiettili di calibro russo prodotti in Serbia con macchinari belgi. Se dovessero finire nei fucili e kalashnikov usati dall’esercito russo in Ucraina, anche le autorità pubbliche belghe si ritroverebbero moralmente coinvolte nella commissione di crimini di guerra e contro l’umanità. Da cui la mossa del governo socialista vallone di sospendere le licenze.

Foto: NewLachaussee.com

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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