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CROAZIA: La biblioteca rom che vuole abbattere i pregiudizi

Inaugurata nel 2020, la biblioteca rom di Zagabria è unica nei Balcani, interamente dedicata ai Rom, alla loro storia, letteratura e cultura. Uno spazio aperto a tutti, da rendere territorio di scoperta, condivisione e tolleranza.

La cultura rom ha una storia ricca e assai variegata, che merita di essere salvata dalla gracilità della dimensione orale su cui poggia da secoli. Il metodo principe che l’umanità utilizza per preservare una cultura dall’oblio è quello di affidarla a preziose strutture create appositamente per accumulare e tramandare i libri. Ed è quello che è successo a Zagabria, dove nel 2020 è stata inaugurata la prima biblioteca rom della Croazia.

La sua direttrice, Višnja Katalinić, afferma che questa biblioteca è “la prima del suo genere in Europa”, spiegando anche che l’iniziativa partì dalla biblioteca cittadina Medveščak, per poi espandersi nelle altre biblioteche comunali di Zagabria fino a diventare una realtà consolidata nel panorama culturale cittadino. Ideatore e finanziatore del progetto, il deputato Veljko Kajtazi, membro del parlamento croato dal 2011. 

La biblioteca oggi

Oggi, a tre anni di distanza, la biblioteca conta più di 5.000 libri. La maggior parte di essi è dedicata alla cultura e alla storia dei Rom – in particolare al loro genocidio durante la Seconda guerra mondiale – ma sono presenti anche diversi manuali per l’apprendimento e la conservazione della lingua rom, tra cui il primo dizionario “rom-croato / croato-rom”, pubblicato nel 2008 dallo stesso Kajtazi, e frutto di tentativi di standardizzazione della lingua rom e dei suoi molteplici dialetti.

La biblioteca mette a disposizione numerosi strumenti: oltre agli scritti di letteratura, infatti, anche libri per bambini e opere scientifiche, complementi didattici, giochi da utilizzare durante i vari laboratori organizzati in loco, e una nutrita collezione di musica e film. Una delle priorità in agenda per questo 2023 è quella di arricchire la raccolta di scritti dedicata al “Boyash”, il dialetto parlato dalla maggior parte dei Rom in Croazia, lasciando per il momento in secondo piano la variante “Romaničhib”, standardizzata durante il Primo Congresso mondiale Rom, tenutosi a Londra nel 1971.

“Vogliamo diventare un luogo di aggregazione, dove tutte le parti interessate possano seguire la storia del popolo rom, le sue migrazioni, le sue sofferenze, ma anche i suoi successi”, continua Višnja Katalinić. È con questi obiettivi che l’Unione Rom organizza nei suoi spazi serate letterarie con autori rom, così da rendere gli autori e la letteratura di questa etnia più fruibili, nella speranza di sensibilizzare la popolazione, abbattere i pregiudizi e promuovere conoscenza e tolleranza.

Identità e memoria

I rom sono una minoranza etnica diversificata, eterogenea e transnazionale, presente in vari continenti. Nell’UE si stima che il loro numero sia compreso tra i 10 e i 12 milioni, cifra che li rende la più grande minoranza etnica d’Europa. La storia dei Rom è complessa e antichissima, e affonda le proprie radici nel nomadismo, tanto da far guadagnare a questi popoli l’appellativo di nazione senza uno stato. E nel sentore comune, chi non ha uno stato, spesso non ha nemmeno un passato, un po’ come avvenne all’inizio del Novecento per i popoli jugoslavi, o come li chiamava l’Impero austro-ungarico che li governava, i “popoli senza storia”. Non è un caso che il cosiddetto “poeta dei Rom”, Rajko Ðurić, fosse serbo; riferendosi ai Rom, Ðurić scrisse: “ci sono popoli senza storiografia, ma non ci sono popoli senza memoria. Ricordare significa esistere, perdere la memoria è come scomparire”.

La biblioteca rom di Zagabria rappresenta per questi popoli un punto fermo di quel mondo che, per loro stessa natura, in parte accettano, e in parte respingono. Al centro della bandiera rom c’è la ruota di un carro, che simboleggia il viaggio, l’andare; sullo sfondo, il verde di una terra senza confini che si stende sotto l’azzurro del cielo. Ma aldilà di questa bandiera che vorrebbe riunire sotto di sé tutte le comunità rom, non esiste una vera definizione adatta a tutti i gruppi. Forse nella biblioteca di Zagabria se ne troverà presto una. Per ora, la grande nazione rom, stanziale o nomade che sia, esiste solo sotto l’azzurro del cielo e sopra il verde dei campi. Anche se essa, in realtà, non si è mai fondata, se non su patti di tradizioni e culture nati, forse, nel lontano oriente, in un tempo sicuramente lontano.

Foto: worldatlas.com

Chi è Paolo Garatti

Storico e filologo, classe 1983, vive in provincia di Brescia. Grande appassionato di Storia balcanica contemporanea, ha vissuto per qualche periodo tra Sarajevo e Belgrado dove ha scritto le sue tesi di laurea. Viaggiatore solitario e amante dei treni, esplora l'Est principalmente su rotaia

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