Lettera Gorinov patriarca Kirill
Fonte: www.kremlin.ru

Contro la guerra santa. La lettera di Aleksej Gorinov al patriarca Kirill

Aleksej Gorinov, ormai ex consigliere municipale moscovita, il 18 gennaio scorso ha scritto una lettera indirizzata al patriarca Kirill, la massima carica ecclesiastica della Federazione Russa.

Gorinov, che è stato arrestato 10 mesi fa ed è diventato a tutti gli effetti un oppositore politico, nel discorso pronunciato il giorno della condanna ha ammesso la sua colpa (in russo poslednoe slovo è l’ultima dichiarazione concessa all’imputato per esprimersi liberamente prima di procedere con la sentenza). La colpa ammessa non è certo quella di aver detto la verità sulla guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, bensì quella che sente di avere nei confronti del popolo ucraino. Nei confronti del mondo intero. A tutti coloro che sono coinvolti in questa immane tragedia augura di resistere. A sé stesso di diventare il prossimo ambasciatore russo in Ucraina.

 Il primo

Gorinov è stato accusato in base all’articolo 207.3 del Codice penale russo (legge sulla diffusione di informazioni false introdotta all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina) con circostanze aggravanti: secondo le indagini, il reato è stato commesso sfruttando “la sua posizione ufficiale e per motivi di odio o inimicizia”. Il 15 marzo 2022 Gorinov ha rilasciato una serie di dichiarazioni “contenenti informazioni non veritiere sulle forze armate russe” durante una riunione aperta del Consiglio distrettuale dei deputati. Un altro presunto illecito sarebbe stato la proposta di Gorinov di iniziare la riunione del Consiglio dei deputati tenendo un minuto di silenzio in memoria delle vittime della guerra in Ucraina. Il 26 aprile le forze dell’ordine si sono presentate al Consiglio, hanno sfondato le porte e sequestrato tutte le attrezzature. Lo stesso giorno, Gorinov è stato perquisito, arrestato e inviato in un centro di detenzione preventiva. L’8 luglio Aleksej Gorinov è stato condannato a sette anni di colonia penale. In questo modo è diventato la prima persona a essere condannata a una pena detentiva effettiva in base all’articolo 207.3.

L’appello di Gorinov

Novaja Gazeta (giornale indipendente che nel 2022 ha dovuto sospendere le pubblicazioni in Russia) ha ricevuto, il 18 gennaio scorso, una lettera scritta da Gorinov rivolta al patriarca Kirill. Nell’articolo pubblicato in merito vengono riportate la traduzione inglese del testo e le foto dell’originale: la prima cosa che salta all’occhio è il timbro che conferma la verifica da parte della censura, tanto per ricordarci che ogni parola scritta da un cittadino russo (in prigione, ma si sa che anche fuori di libertà ce n’è molta poca) rischia di non essere letta se il tipo di comunicazione lede l’ideologia ufficiale. Viene da chiedersi se siamo sempre nel XXI secolo, e anche Gorinov se lo chiede.

Chiaramente l’ex deputato scrive al patriarca Kirill non per parlare della propria condanna, ma per interrogarlo sul ruolo che sta avendo la Chiesa ortodossa russa nella guerra fratricida voluta da Putin. Gorinov non capisce perché, proprio chi dovrebbe avere il compito di mantenere la pace, sta fomentando la guerra, benedicendo i cittadini che vanno a combattere e consacrando armi prodotte per uccidere le persone. Gorinov si chiede se tutto questo è in linea con gli insegnamenti di Cristo, se a Dio potrebbe mai interessare la lingua, la nazionalità, il credo di un individuo davanti al sangue versato per questi, chiamiamoli, ideali. Il silenzio, o meglio la presa di posizione “anticristiana” ben esplicitata dalla Chiesa russa, non equivale a un tradimento? Dove sono i valori su cui si poggia questa scelta? La Chiesa, e in primis il patriarca Kirill, dovrebbero spiegare chiaramente ai fedeli cosa stanno facendo le forze armate russe in Ucraina, dal momento che qua, in Russia, nessuno è stato attaccato.

La guerra santa

Probabilmente il patriarca Kirill risponderebbe a Gorinov che la Russia sta solo difendendo i propri confini, che è un paese tranquillo, che vogliono la pace. Il capo della Chiesa russa infatti ha appoggiato fin da subito l’“operazione speciale” di Putin, arrivando più volte ad affermare che “la morte al fronte lava via tutti i reati commessi ed è la strada più diretta per il paradiso”. Non la preghiera o il digiuno, non le opere di misericordia… Ormai è passato un anno, e la sua modalità di narrazione non è cambiata, anzi, rappresenta la massima sacralizzazione della guerra: parla di “angeli russi” contro “demoni ucraini”, della Russia come un “faro per il mondo”, un fedele esempio di valori tradizionali come la famiglia, il senso del dovere e il patriottismo.

Chissà come però, i valori cristiani di fratellanza, quelli veri, non quelli a cui provano ad appellarsi per giustificare i loro gesti, in questo discorso religioso non trovano spazio e nella realtà dei fatti vengono sovrastati dalla violenza.

L’idea di “guerra santa” elaborata dal patriarca Kirill viene accolta da altri membri ecclesiastici, tanto che ha fatto notizia il discorso di incitamento di un prete ortodosso russo (8 febbraio 2023), nel quale quest’ultimo afferma che l’esercito di Putin è l’esercito di Dio, e gli altri sono Satana: bisogna far fuori tutti, donne, vecchi e bambini inclusi. Nessuna distinzione.

Questo tipo di retorica allontana sempre di più gli eventi dalla realtà: preferiscono parlare di guerra tra bene e male, invece che di guerra tra Russia e NATO (ma quella in Ucraina è solo un’operazione speciale), preferiscono evocare il passato per giustificare il presente.

La cosa migliore sarebbe non dover parlare di guerra, soprattutto di una che si rifiutano di definire tale.

 

 

 

 

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