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UCRAINA: Mancano gli uomini, coscrizione per i profughi all’estero e casi di rapimento

Coscrizione obbligatoria per gli ucraini rifugiati all’estero e casi di rapimento e arruolamento forzato per le strade. L’Ucraina affronta il problema della carenza di uomini da mandare al fronte…

Il governo ucraino ha approvato una nuova procedura per la coscrizione obbligatoria che prevede il richiamo di coloro che sono emigrati all’estero all’inizio del conflitto. La nuova procedura prevede la realizzazione di registri militari da parte delle ambasciate che dovranno notificare ai coscritti ucraini all’estero la chiamata alle armi e facilitarne il rientro in patria. Questa norma, tuttavia, si potrà applicare soltanto a coloro che si sono registrati presso il consolato ucraino del paese ospitante, mentre gli altri saranno più difficili da individuare. Il governo ritiene che la maggioranza degli ucraini all’estero si sia registrata presso gli uffici consolari, in quanto condizione necessaria per accedere ai benefici sociali e al sostegno economico nel paese ospitante.

La vera questione è come fare con coloro che, raggiunti dalla cartolina di precetto, non si presenteranno presso i tribunali militari. L’espulsione dal paese ospitante o la deportazione forzata non sembrano misure realistiche, ed esulano dalle competenze delle ambasciate e degli uffici consolari. Allo stesso tempo, i tribunali e le forze dell’ordine locali non hanno il diritto di espellere cittadini stranieri a meno che questi non violino la legge. Non è quindi chiaro come si potrà “agevolare” il rientro in patria dei coscritti. Secondo Kateryna Anishchenko, avvocata intervistata dall’emittente ucraina RBC, l’estradizione non è applicabile se non in casi di lotta alla criminalità, ma i cittadini ucraini che sono andati all’estero prima o durante la guerra non sono criminali.

Le regole della coscrizione

Questa nuova procedura di arruolamento giunge in un momento delicato della guerra, con un esercito ucraino sempre più in sofferenza a causa delle ingenti perdite di uomini cui, a differenza della Russia, non possono facilmente sopperire. Negli ultimi anni l’esercito ucraino è diventato un esercito di qualità, riducendo il numero di effettivi. La guerra ha costretto a una chiamata alle armi che ha coinvolto, in prima battuta, coloro che avevano alle spalle un’esperienza militare. La legge prevede però che tutti gli uomini ucraini di età compresa tra 18 e 60 anni, che si trovano in buona salute, siano potenzialmente soggetti alla coscrizione. L’alto numero di volontari ha fin qui consentito di riempire i ranghi ma il numero di caduti – non precisato – ha reso necessario l’arruolamento dei riservisti. Secondo fonti americane, i morti ammonterebbero a circa centomila per parte, con un peso evidentemente diverso sulle capacità di mobilitazione dei due paesi.

Esenzioni e rinvii

Nel novembre 2022 il parlamento ucraino ha esteso la legge marziale in relazione alla prosecuzione della mobilitazione generale ma, a fine gennaio 2023, ha apportato modifiche che esentano dal fronte il personale tecnico e tutti coloro che lavorano in settori chiave per la sicurezza del paese – energia, produzione di armamenti, sanità. Possono beneficiare del rinvio anche gli uomini impiegati in istituzioni culturali statali, istituti scolastici e scientifici, strutture per l’educazione fisica e sportive, enti previdenziali, imprese di produzione e trasmissione televisiva, uffici di rappresentanza internazionale e ONG che lavorano nell’aiuto umanitario. Tuttavia i criteri variano da settore a settore.

Una questione di numeri?

Dal canto suo, l’esercito russo può contare su un altissimo numero di uomini – già in parte mobilitati – ma la loro professionalità appare ancora piuttosto limitata e l’assedio di Bakmut, condotto con estrema fatica, ha dimostrato che il numero non basta a vincere una guerra moderna, tanto che la conquista della località è stata affidata alle truppe mercenarie della Wagner. Vero è che l’esercito russo non è nuovo a situazioni come queste – l’ultima volta in Siria – ma il tempo ha sempre giocato a loro vantaggio, consentendo un’addestramento in fieri che, tornando all’esempio siriano, ha infine condotto alla rivincita di al-Assad, sostenuto proprio dai russi. Il governo ucraino continua a chiedere agli alleati l’invio di armi tecnologicamente avanzate, che riducano l’impiego diretto di uomini, e consentano all’esercito di combattere senza dissanguarsi, come invece avvenuto nelle prime settimane di guerra. Una guerra che, a ben vedere, non è solo una questione di numeri.

Il diritto alla diserzione

Ma cosa succede a chi non vuole combattere? L’ordinamento giuridico ucraino prevede sanzioni penali per il rifiuto di prestare servizio militare in un conflitto (artt. 408, 409 codice penale ucraino). Ha fatto discutere una recente ordinanza della Corte di Cassazione italiana (la n. 7047 del 2022, del 3 marzo 2022) con la quale è stato riconosciuto il diritto di protezione internazionale ad un cittadino ucraino giunto in Italia per evitare la chiamata alle armi nel suo paese. I giudici hanno infatti stabilito che: “In materia di protezione internazionale, deve essere riconosciuto lo status di rifugiato politico all’obiettore di coscienza che rifiuti di prestare il servizio militare nello Stato di origine, ove l’arruolamento comporti il rischio di un coinvolgimento, anche solo indiretto, in un conflitto caratterizzato dalla commissione, o dall’alta probabilità di essa, di crimini di guerra e contro l’umanità”.

A questo punto occorre domandarsi se l’esercito ucraino compia crimini contro il diritto umanitario internazionale. Il rischio c’è, sostengono i giudici, in quanto questa guerra non sarebbe altro che la prosecuzione di un conflitto iniziato nel 2014, in Donbass, che fu teatro di molteplici crimini di guerra e contro il diritto umanitario internazionale anche da parte delle truppe ucraine. Secondo le motivazione della Cassazione, gli attori di questo conflitto sono gli stessi di allora e questo basterebbe a sollevare interrogativi anche sulla condotta militare di questa seconda fase del conflitto. Una posizione che non tiene conto del rinnovamento dell’esercito ucraino, portato avanti negli ultimi anni sotto la supervisione occidentale, e dimentica come quei crimini furono condotti da milizie nazionaliste paramilitari, non dall’esercito regolare. Nei mesi successivi al pronunciamento della Cassazione, alcune evidenze di crimini contro il diritto umanitario sono state tuttavia portate alla luce dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (OCHCR) che, il 29 maggio 2022, aveva diffuso un ampio e dettagliato report dal titolo The situation of human rights in Ukraine in the context of the armed attack by the Russian Federation in cui si prendevano in esame una serie infinita di crimini ai danni della popolazione civile in larghissima parte compiuti dai russi ma che avevano coinvolto anche l’esercito ucraino. In ogni caso, l’obiezione di coscienza di coloro che rifiutano di prendere le armi è un diritto inalienabile dell’uomo, riconosciuto nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. 

Rapiti per strada

Alcuni video pubblicati online, e ripresi da Radio Free Europe – certo non un media filorusso – mostrano ufficiali di reclutamento ucraini che prelevano uomini per la strada, li trascinano e trasportano a forza dentro veicoli. Si vedono militari che malmenano giovani che resistono alla citazione per l’arruolamento, che si accaniscono su uomini scelti apparentemente a caso, prelevati sotto coercizione e violenza. Si sentono i passanti gridare e protestare. Le autorità hanno prima tentato di negare i fatti, affermando con l’aiuto di testimoni interessati che quelli erano clochard che avevano provocato i militari, coprendosi così di ridicolo, per poi dichiarare che si tratterebbe di casi isolati, e gli ufficiali responsabili sarebbero stati puniti. Tuttavia Roman Likhachev, avvocato ucraino che lavora per il Comitato di Helsinki per i Diritti Umani, afferma a Radio Free Europe che ci sarebbero “vari procedimenti giudiziari” aperti contro questo tipo di condotta.

Il sostegno occidentale allo sforzo di autodifesa ucraino, economico e militare, non può non tradursi in una stretta vigilanza sia delle pratiche con cui l’esercito ucraino recluta soldati, sia delle attività militari che conduce sul campo. Le istanze di giustizia del popolo ucraino non possono prevaricare leggi, diritti e dignità umana, nemmeno nel supremo nome della libertà.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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