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IRAN: Colpita struttura militare. La dottrina del polpo, la Russia e i droni

Colpita una struttura militare a Isfahan, forse produceva i droni forniti alla Russia. La “guerra ombra” di Israele contro l’Iran e la guerra in Ucraina si incrociano?

Il ministero della Difesa iraniano ha affermato di aver sventato un attacco contro uno dei suoi centri di munizioni nella città di Isfahan abbattendo tre droni. Il ministero ha affermato che il tentativo di attacco è avvenuto intorno alle 23:30 di sabato 28 gennaio, ora locale, e non ha riportato vittime né danni significativi. Tuttavia, un video pubblicato sui social media mostra una violenta esplosione sul tetto della struttura.

Le autorità stanno indagando sulla provenienza dell’attacco ma già alcuni settori vicini ai pasdaran hanno accusato Israele e i suoi agenti di essere dietro l’attacco. Iran e Israele sono impegnati da anni in una guerra ombra su terra, mare, aria e nel cyberspazio con Israele che ha effettuato attacchi contro strutture militari e nucleari iraniane, ha compiuto omicidi mirati con robot telecomandati, colpendo scienziati e persino un alto funzionario militare, il colonnello Savad Khodayee, a capo di un’unità segreta delle Guardie Rivoluzionarie. Oltre a lui, due colonnelli sono rimasti uccisi in incidenti. È quella che Naftali Bennett, primo ministro “a rotazione” fino al luglio 2022, aveva definito “la dottrina del polpo”: colpire non più i «tentacoli» del regime iraniano nella regione ma «andare dritti alla testa». Una strategia che l’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu, tornato in carica da appena un mese, potrebbe non voler abbandonare. I media arabi hanno fatto notare come l’attacco sia arrivato poche ore dopo una dichiarazione nella quale Netanyahu promette “azioni immediate” contro il terrorismo. Parole con cui il primo ministro rispondeva all’attentato avvenuto all’esterno della sinagoga di Gerusalemme, che ha ucciso sette persone lo scorso 27 gennaio.

In passato, l’Iran ha reagito agli attacchi israeliani in vari modi: prendendo di mira navi di proprietà israeliana nel Golfo Persico e nel Mar Rosso, lanciando missili balistici su basi israeliane, conducendo attacchi informatici e naturalmente con l’invio di droni. C’è da attendersi che il regime di Teheran non mancherà di rispondere. Il New York Times ipotizza che l’attacco sia partito dall’interno del territorio iraniano, data la distanza di Isfahan dal confine, con la complicità di agenti israeliani infiltrati. Malgrado i media iraniani lo abbiano minimizzato, il Jerusalem Post ha descritto l’operazione come “un successo fenomenale”. 

Il dato più interessante è che la fabbrica colpita produrrebbe in realtà componenti dei droni kamikaze Shahed 131/136 che la Russia utilizza in Ucraina. Alla luce di questo fatto, oltre alla guerra ombra tra Israele e Iran, si fa avanti una seconda ipotesi, proposta dai media arabi che, scagionando Israele, fanno risalire la matrice dell’attacco a un’azione statunitense tesa a punire il regime degli Ajatollah per l’appoggio a Mosca. L’attacco arriva infatti nel mezzo delle tensioni relative alla fornitura di armamenti iraniani alla Russia e coglie il paese in un momento assai delicato, con imponenti proteste di piazza che da settimane infiammano le città e non si placano nemmeno agitando la forca sopra le teste dei manifestanti, perlopiù donne, impegnati in una controrivoluzione che sta destabilizzando il regime e i cui esiti possono essere imprevedibili dato il contesto di guerra – sempre più internazionale – che connette e ridefinisce conflitti locali in un’ottica globale. Così, l’attacco alla struttura militare di Isfahan potrebbe essere un tassello della guerra ombra contro Israele e la guerra ombra uno spin-off del più ampio confronto mondiale che vede in Ucraina il suo epicentro.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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