TURCHIA: Il sindaco di Istanbul a processo

Continua il processo a Ekrem İmamoğlu, classe 1970, sindaco di Istanbul e uno dei personaggi di maggior rilievo nella scena politica turca. İmamoğlu fa parte del principale partito di opposizione, il CHP, e, popolarissimo nei sondaggi, è stato spesso presentato dalla stampa internazionale come il possibile rivale di Erdoğan alle elezioni politiche del 2023. Al momento İmamoğlu si trova tuttavia accusato di “insulto verso pubblico ufficiale” che rischia l’arresto e in un divieto di partecipazione in alcuna attività politica fino a quattro anni.  

L’antefatto: le elezioni 2019 e l’ insulto a pubblico ufficiale

L’ascesa politica di Ekrem İmamoğlu ebbe una svolta nel 2018 con la candidatura alla municipalità di Istanbul. Considerato un outsider e poco conosciuto nella scena politica turca, İmamoğlu conquistò popolarità e supporto durante la campagna elettorale, presentandosi in maniera mite e con un approccio conciliatorio. La sua vittoria, il 31 marzo 2019, avvenne con un margine di poche migliaia di voti – lo 0.25% – ma rappresentò ugualmente un risultato storico. L’AKP, il cui candidato in questa battaglia elettorale era Binali Yıldırım, aveva governato infatti la città per gli ultimi 25 anni. Erdoğan stesso cominciò la propria carriera politica come sindaco di Istanbul e continua a considerare la città come la propria roccaforte – motivo per il quale non accettò di buon grado la vittoria di İmamoğlu alle urne.  

Dopo appena due mesi dalla sua investitura, İmamoğlu vide dare uno stop improvviso alla propria legislatura quando la Commissione Elettorale (YSK) dichiarò di aver riscontrato una serie di voti “sospetti” ed annunciò, pertanto, l’annullamento del risultato elettorale. I cittadini di Istanbul vennero chiamati nuovamente alle urne il 23 giugno 2019, e questa volta il margine di vittoria di İmamoğlu fu tale da non lasciare alcun dubbio sulla legittimità del risultato. 

Il 30 ottobre 2019, in una dichiarazione rilasciata al Congresso per le Autorità Locali e Regionali del Consiglio Europeo, İmamoğlu attaccò il governo di Erdoğan, accusandolo di aver tentato di sabotare le elezioni: “il partito di governo non ha potuto ottenere una vittoria tramite la manipolazione; pertanto, ha cercato di farlo cancellando le elezioni”. In una dichiarazione alla stampa rilasciata pochi giorni dopo, il 4 novembre 2019, il sindaco di Istanbul continuò la propria invettiva definendo “stolti” coloro i quali avevano ordinato l’annullamento delle elezioni del 31 marzo – ergo, gli 11 membri della Commissione Elettorale. Fu proprio a causa di queste parole che, con l’accusa di “insulto verso pubblico ufficiale”, venne intentato il processo a Ekrem İmamoğlu.

Il processo: eventi e recenti sviluppi 

La prima udienza del processo a Ekrem İmamoğlu si è tenuta a Gennaio 2022. Il procuratore ha esposto il caso contro il sindaco, delineando una pena fino a quattro anni di reclusione, in aggiunta ad un divieto di partecipazione ad alcuna attività politica. I legali di İmamoğlu hanno risposto all’accusa contestualizzando le parole del sindaco, nel tentativo di dimostrare che la dichiarazione risalente al 2019 non fosse riferita ai membri dell’YSK, quanto piuttosto all’allora ministro dell’interno Süleyman Soylu. Quest’ultimo infatti aveva a sua volta precedentemente definito İmamoğlu uno “stolto” per aver criticato pesantemente il governo turco al Consiglio Europeo di Strasburgo nell’Ottobre dello stesso anno. Quella di İmamoğlu sarebbe quindi stata una risposta ad una provocazione ricevuta, piuttosto che un insulto verso pubblici ufficiali. 

I giudici non hanno ancora preso una decisione, e anche l’ultima udienza, tenutasi venerdì 11 novembre, è stata inconcludente. Gökhan Günaydın, avvocato di İmamoğlu, ha commentato: “il bias del giudice è evidente” e richiesto la sua rimozione – senza alcun successo. Il giornalista turco Barış Terkoğlu ha riportato le parole di Hüseyin Zengin, giudice supremo del processo, il quale ha ammesso di aver ricevuto il “suggerimento”, da parte di alcuni procuratori, di condannare İmamoğlu ad almeno 2 anni di prigione e di bannarlo dalla scena politica. Nonostante queste dichiarazioni, il governo di Erdoğan assicura l’imparzialità del sistema giudiziario, e il processo continuerà con la prossima udienza programmata per il 14 dicembre. Su Twitter, İmamoğlu ha condiviso un messaggio ringraziando tutti i suoi sostenitori e definendo questo processo “un caso di giustizia”. 

Possibili scenari: la rilevanza del processo nell’ottica delle elezioni 2023

Secondo i più recenti sondaggi la popolarità di Erdoğan e del suo partito è in caduta, e una coalizione formata dai partiti di opposizione e condotta dal CHP potrebbe ottenere una vittoria storica alle prossime elezioni, mettendo fine al regime dell’AKP. İmamoğlu in particolare risulta particolarmente amato dalla popolazione turca, ed è stato definito “la miglior speranza della Turchia” nella sfida a Erdoğan. Il sindaco di Istanbul, tuttavia, non ha rilasciato alcun commento riguardo ad una possibile candidatura alla presidenza – mossa saggia, considerata la complessità della situazione. Nonostante si trovi infatti in testa ai sondaggi, una possibile vittoria di İmamoğlu lo costringerebbe ad abbandonare il proprio ruolo nell’amministrazione della città di Istanbul, riportandola con ogni probabilità nelle mani dell’AKP.  

Se İmamoğlu venisse dichiarato colpevole dalla corte, il divieto di partecipazione alla vita politica si protrarrebbe ben oltre il termine delle elezioni. Numerosi esponenti di opposizione al regime di Erdoğan interpretano quindi il processo a İmamoğlu come un tentativo, da parte di Erdoğan, di eliminare un possibile pericoloso e influente rivale nella corsa elettorale verso le elezioni politiche del 2023.  Il risultato del processo rimane per ora incerto, ma – qualunque esso sarà – avrà certamente un forte impatto sulla scena politica nei mesi a venire. 

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