CINEMA: Medieval su Netflix, quando l’Est va a Hollywood

Medieval, il kolossal di produzione ceca su Jan Žižka, è ai primi posti in classifica tra i più visti sulla piattaforma streaming Netflix. 

La storia sembra ripetersi: nel 2019 usciva a Venezia The Painted Bird di Václav Marhoul, che includeva un cast stellare dello scenario internazionale: Stellan Skarsgård, Udo Kier, Harvey Keitel. Così, Medieval di Petr Jákl vanta un cast interamente anglofono, con Ben Foster, Sophie Lowe, Matthew Goode, Til Schweiger e Michael Caine, volti notissimi di Hollywood, ma se in The Painted Bird il film era fortemente legato alle sue radici est europee, la crasi tra Hollywood e tradizione pende più verso l’occidente. Il cinema ceco ha una consistente tradizione legata al film storico di ambientazione medievale, si pensi alle opere di František Vláčil come Marketa Lazarová, o alla trilogia di Otakar Vávra dedicata alla rivoluzione Hussita – di cui un intero capitolo è dedicato a Jan Žižka, eppure con questo che è il lungometraggio più costoso mai realizzato in Repubblica Ceca, si è preferito un avvicinamento ai sensazionalismi ed alla drammatizzazione epica propria del mondo del cinema commerciale statunitense. Medieval, per la sua violenza, la fotografia desaturata o anche per il percorso narrativo del protagonista, ricorda i film storico-medievali di Ridley Scott come Le crociate – Kingdom of Heaven o Robin Hood. Del resto, è comprensibile anche la sua distribuzione su Netflix, in quanto sulla piattaforma già sono presenti altri “contenuti” di ambientazione medievale, come The Outlaw King di David Mackenzie o The King di David Michôd – entrambi però legati all’Europa occidentale.

Il Soggetto di Medieval è la figura di Jan Žižka, un mercenario divenuto una figura eroica nel contesto della rivoluzione hussita e delle crociate operate dalla chiesa Cattolica nei confronti degli hussiti dei primi anni del XV secolo, ricordato per le sue strategie militari avanzate che permisero al suo esercito, costituito da non professionisti e senza i fondi necessari, di contrastare le armate occidentali con successo. Un argomento molto facile da trasporre in un’opera ad alto impatto visivo, con combattimenti in vasta scala, ma che permette anche di costruire un arco narrativo, descrivendo una sorta di origin story, con un protagonista che da mercenario diviene un leader in opposizione alla tirannia, una narrazione molto propria della mentalità americana. Uno dei peccati commessi da Medieval è proprio la scelta di rappresentare un dualismo tra bene e male che poco si addice ad un argomento così complesso. Pur essendo Žižka connotato come un antieroe, non assistiamo alle repressioni da lui operate (che però avvengono successivamente agli eventi narrati) e d’altro canto, non viene concesso alcuno spazio alle innovazioni di Sigismondo, personaggio relegato al ruolo di antagonista tiranno. Chiaramente ne risulta un film ampiamente romanzato, che spesso si allontana dalla realtà dei fatti storici e che ignora le complessità morali delle figure storiche che rappresenta. Medieval ha lo scopo di intrattenere ma anche di dipingere un Medioevo particolarmente cruento, anche oltre i limiti che normalmente vengono concessi dai sistemi di rating americani, ma che, come spesso succede al cinema, non riesce a trasmettere la mentalità ed i valori propri del mondo medievale, molto distanti dai nostri moderni concetti di etica.

Medieval si sta rivelando, a modo suo, un successo internazionale. Tra gli ascolti su Netflix, l’uscita nelle sale statunitensi, la presenza del film in alcuni paesi su altre piattaforme come Apple TV+, è forse la produzione proveniente dall’Europa centro-orientale dell’anno che ha saputo raggiungere un pubblico vasto, pur oscurata in parte dal successo del remake tedesco di Niente di nuovo sul fronte occidentale di Edward Berger.

Chi è Viktor Toth

Cinefilo focalizzato in particolare sul cinema dell'est, di cui scrive per East Journal, prima testata a cui collabora, aspirante regista. Recentemente laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Trieste, ha inoltre curato le riprese ed il montaggio per alcuni servizi dal confine ungherese-ucraino per il Telefriuli ed il TG Regionale RAI del Friuli-Venezia Giulia.

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