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ALBANIA: Tirana rompe le relazioni diplomatiche con l’Iran dopo un cyber attacco

L’Albania ha rotto le relazioni diplomatiche con l’Iran dopo un cyber attacco avvenuto il 15 luglio.

Mercoledì 7 settembre, l’Albania ha interrotto le proprie relazioni diplomatiche con l’Iran. Ad annunciarlo è stato il primo ministro albanese, Edi Rama, con un video pubblicato sui social nel quale ha accusato la repubblica islamica di essere responsabile del cyber attacco ai siti web governativi albanesi dello scorso 15 luglio. Questa durissima decisione rappresenta il culmine di anni di relazioni travagliate tra i due paesi, dovute alla presenza in territorio albanese di membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (MEK), un gruppo che si oppone all’attuale regime iraniano e che è supportato dagli USA. Nel contesto dei sempre più difficili negoziati per un accordo tra i paesi occidentali e l’Iran sul programma nucleare di quest’ultimo, questa rottura diplomatica assume forte rilevanza e significato. 

Il MEK, il pomo della discordia

Le relazioni tra Albania e Iran iniziarono a deteriorarsi nel 2013, quando il governo albanese decise, su richiesta di USA e ONU, di accogliere gradualmente nel proprio territorio i mujahedin membri del MEK. Nato nel 1965 come movimento rivoluzionario studentesco di ispirazione marxista e sciita che si opponeva all’allora Shah, Reza Pahlavi, in seguito alla rivoluzione iraniana del 1979 questo movimento entrò in conflitto con l’Ayatollah Khomeini e i suoi membri divennero fedeli alleati dell’allora presidente dell’Iraq, Saddam Hussein, al fianco del quale combatterono durante il conflitto iraniano-iraqeno.

Nel 1997 gli USA designarono il MEK come organizzazione terroristica, ma i rapporti cambiarono a seguito dello scoppio della guerra in Iraq nel 2003 e la conseguente cattura di Saddam Hussein. Per questo motivo, nel 2012 l’allora segretario di stato americano, Hillary Clinton, rimosse il MEK dalla lista delle organizzazioni terroristiche e iniziò ad accogliere i membri in fuga dall’Iraq, a cui fece seguito l’accordo per il ricollocamento di circa 3500 mujaheddin in Albania, iniziato nel 2013 e terminato nel 2016.

Un lungo scontro diplomatico

La politica albanese di accogliere i membri del MEK ha dunque deteriorato sensibilmente i rapporti tra Teheran e Tirana, come dimostrano alcuni scontri diplomatici tra i due paesi registrati negli ultimi anni. Nel dicembre 2018, il governo albanese espulse due diplomatici iraniani, tra cui l’allora ambasciatore, Gholamhossein Mohammadnia, per “danneggiamento alla sicurezza nazionale” in quanto ritenuti coinvolti nella pianificazione di un attacco terroristico a una partita di calcio tra Albania e Israele. In quell’occasione, l’allora primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, annullò una visita già programmata a Tirana, mentre la partita, che si sarebbe dovuta giocare a Scutari, fu spostata a Elbasan.

Nel gennaio 2020, altri due diplomatici iraniani, Mohammad Ali Arz Peimanemati e Seyed Ahmad Hosseini Alast, furono dichiarati “persona non grata” per aver condotto attività “non compatibili con il loro status”. L’espulsione avvenne pochi giorni dopo l’uccisione del generale iraniano, Qasem Soleimani, in un attacco di droni statunitensi, al quale fece seguito una dichiarazione dell’Ayatollah Khamenei nella quale parve riferirsi implicitamente all’Albania, definendola “un piccolo diabolico paese in Europa”.

Il cyber attacco 

Lo scorso 15 luglio, vari siti web governativi albanesi sono stati colpiti da un cyber attacco durato poi alcuni giorni. In un comunicato stampa, il Consiglio dei ministri albanese lo ha definito un attacco “mai avvenuto prima” e proveniente “dall’esterno dell’Albania”. Molti, soprattutto in ambito mediatico, hanno inizialmente sospettato ci fosse la mano della Russia dietro a tale operazione. In realtà, col passare del tempo, è parso sempre più chiaro il coinvolgimento iraniano. Il cyber attacco è avvenuto pochi giorni prima dell’inizio del “vertice mondiale dell’Iran libero” che si sarebbe dovuto tenere dal 23 al 24 luglio proprio nel luogo in cui risiedono i membri del MEK, ovvero a Camp Ashraf a Manëz, nei pressi di Durazzo.

Questo summit è stato poi rinviato a data da destinarsi, a seguito di un comunicato dell’ambasciata degli USA a Tirana nel quale veniva affermato come vi fosse una minaccia alla sicurezza legata al suo svolgimento. Oltre a questo tempismo sospetto, le prime reali conferme della responsabilità di Teheran sono arrivate già a inizio agosto a seguito di investigazioni condotte da compagnie private di cybersecurity. Indagini che sono poi state portate avanti anche dall’Albania, con il supporto di USA e di attori privati di rilievo, tra cui anche Microsoft, e che hanno portato alla stessa conclusione: l’Iran è responsabile del cyber attacco all’Albania.

L’espulsione e le condanne

Con il suo comunicato video, Rama ha duramente condannato l’Iran, definendo le sue azioni un atto di “aggressione di stato” e obbligando il personale diplomatico iraniano ad abbandonare il territorio albanese entro 24 ore. Una scelta per certi versi clamorosa, ma che è stata presa con il supporto dei suoi principali alleati. Poco dopo la decisione, il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli USA ha rilasciato una dichiarazione nella quale condannava l’attacco e prometteva “ulteriori azioni” che non sono tardate ad arrivare: infatti, dopo pochi giorni, Washigton ha imposto sanzioni al ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano e al suo capo, Esmail Khatib.

Parole di condanna a Teheran e supporto a Tirana sono arrivate anche dalla NATO, dall’UE e dal Regno Unito. L’Iran, tramite le dichiarazioni del suo portavoce del ministero degli Esteri, Nasser Ka’nani, ha negato le accuse, definendole infondate, e ha condannato l’espulsione dei propri diplomatici, accusando l’Albania di essere stata influenzata da terzi che sostengono il terrorismo, con un riferimento implicito agli Stati Uniti e Israele. Nel frattempo, l’espulsione dei diplomatici iraniani è avvenuta nelle 24 ore previste, con del fumo che è stato visto fuoriuscire dalla sede dell’ambasciata, forse nel tentativo di bruciare dei documenti, e con l’irruzione, a seguito della partenza di tutti i membri del personale diplomatico, delle squadre antiterrorismo e anti-bomba albanesi nell’edificio volta a solvegere un’ispezione.

Nuovo cyberattacco, nuove sanzioni

Venerdì 9 settembre, un nuovo attacco informatico ha colpito l’Albania, questa volta danneggiando il sistema informativo per la gestione delle frontiere del paese (Tims). Questa volta Rama non ha voluto attendere ulteriori investigazioni, affermando il giorno dopo come dietro a questo nuovo attacco ci fossero gli “stessi aggressori” del precedente, accusando dunque l’Iran di questo ennesimo atto ostile.

Anche in questo caso, gli USA si sono espressi a supporto dell’alleato albanese e hanno inasprito ulteriormente le sanzioni, colpendo dieci individui e due entità tutte affiliate al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) dell’Iran. La rottura delle relazioni tra Teheran e Tirana si inserisce dunque all’interno delle altissime tensioni tra USA e Iran, le quali si protraggonno dall’uscita statunitense dall’accordo sul nucleare nel 2018 e i tentativi sempre più complessi di trovare un nuovo accordo.

Foto: https://ilpiccolo.gelocal.it/speciale/il-piccolo-balcani/2022/09/07/news/diplomatici_iraniani_espulsi_dallalbania_dopo_il_cyber_attacco-8622960

Chi è Kevin Dobra

Studente al secondo anno di magistrale (MIREES) presso l'Università di Bologna, dove ha anche conseguito la sua laurea triennale in Scienze internazionali e diplomatiche (SID). Le sue origini albanesi lo portano a occuparsi principalmente di Albania e Kosovo, in particolare dei loro rapporti con l'Unione europea e con i paesi vicini.

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