CINEMA: Sokurov a Locarno, la fiaba del potere

Proiettato in concorso al Festival del cinema di Locarno “Skazka – Fairytale” del regista russo Aleksandr Sokurov (Leone d’oro per Faust, 2011), il suo ritorno alla regia dopo anni di silenzio con un tema centrale della sua filmografia: le figure del potere e i regimi totalitari.

Sokurov e la quadrilogia del potere

Se si dovesse compilare una lista dei registi russi più importanti attualmente in vita, Aleksandr Sokurov sarebbe uno dei primi ad essere citato. Principalmente noto internazionalmente per Arca Russa (2002), ambientato interamente all’interno del Museo dell’Hermitage a San Pietroburgo, kolossal con centinaia di comparse, uno dei pochissimi casi nella storia del cinema di film composto da un unico piano sequenza, e sicuramente il più notevole. Si tratta però di un film dei meno caratteristici del cinema di Sokurov, molto particolare e caratterizzato da inquadrature oblique, un tono surreale di fondo, e da temi molto meno onirici. Il ciclo più importante di Sokurov è la cosiddetta “quadrilogia del potere”. I primi tre titoli si soffermano su tre leader importanti del primo Novecento, fotografati in una fase in cui non ricoprono i loro ruoli di governanti o sono in procinto di perdere il proprio potere: Moloch (1999) segue Hitler e gli altri maggiori esponenti del Reich durante un ritiro nel castello di Berghof, Toro (2001) inscena una giornata di Lenin, ritirato in una dacia, ormai afflitto dalla patologia che lo porterà alla morte, Il Sole (2005) vede Hirohito durante i giorni della resa del Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 2011,  Sokurov concluse la sua riflessione sul potere attraverso l’adattamento di Faust, premiato con il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2011. Elemento comune della quadrilogia è l’esposizione di figure legate al totalitarismo e del loro lato privato e decadente, corrotto fisicamente o mentalmente dagli effetti del potere. Sokurov fa parte del gruppo di cineasti russi che si è espresso contro l’invasione dell’Ucraina.

Skazka, il “quinto capitolo”

Tenendo in considerazione la filmografia di Sokurov non deve stupire il soggetto di Skazka – Farytale, che immagina Churchill, Hitler, Mussolini e Stalin in un limbo, in attesa di poter entrare nell’oltretomba. Pur non essendoci una conferma ufficiale, in un certo senso Skazka si pone come epilogo o coda della già citata quadrilogia, riprendendo la scelta di rappresentare personaggi importanti e controversi della storia del Novecento in una chiave nuova e particolare. Chiaramente persiste un elemento di satira accentuato rispetto alle precedenti opere del regista, che si esprime nelle interazioni tra le figure: Churchill spesso si preoccupa dello stato della regina, Stalin e Mussolini litigano riguardo i propri rapporti con Lenin, Hitler continua a ripetere le proprie ossessioni ideologiche. All’interno di ambientazioni ciclopiche, reminescenti dei grandi Kolossal del primo cinema muto italiano dell’epoca di Cabiria (1914), con un’aggiunta di un tocco contenutistico dantesco, immagini sovrumane di masse letteralmente oceaniche o di ampi luoghi vuoti, l’atmosfera che si respira è in qualche modo derivante da Samuel Beckett, ritmata da un’attesa continua dei protagonisti per l’accesso all’aldilà che non si compie mai. Sokurov in passato ha sottolineato ripetutamente l’intenzione di adattare la Divina Commedia, i cui primi versi vengono citati ripetutamente nel film. In questa commistione di stili Sokurov riesce a dissezionare alcune tematiche parzialmente inedite per quanto riguarda le sue considerazioni sul potere: al rapporto delle figure totalitarie tra di loro si accosta il loro legame con le masse, l’elogio alla figura di Napoleone che accomuna i quattro leader, la comune nozione di impero. Costituisce un elemento di interesse anche la presenza di Churchill, il cui imperialismo tende ad essere giustificato dalle gesta compiute durante la Seconda Guerra Mondiale ma che qui viene posto alla pari dei suoi avversari politici, ed al quale non si risparmiano critiche implicite. Pur essendo un’opera parodistica, il tono di Skazka è principalmente surreale.

L’animazione

Ciò che rende Skazka un film unico è la forma. Il lungometraggio adopera, per i protagonisti, immagini di repertorio, usando tecnologie moderne rimodella i movimenti delle labbra in funzione del doppiaggio, e inserisce i personaggi in ambientazioni animate con metodi tradizionali. Per certi versi, si tratta di una versione molto evoluta delle tecniche utilizzate da Terry Gilliam per alcune animazioni negli sketch dei Monty Python (dai quali non viene però ereditato il tono esplicitamente comico e nonsense). Si tratta di un mezzo tra i più creativi per costruire una narrazione vera e propria – anche se surreale e spesso incomprensibile – riutilizzando immagini di repertorio. Skazka è un film che trascende i generi, che utilizza le immagini di repertorio in un modo originale e che quindi è una delle pellicole più radicali e sperimentali di Sokurov che abbandona le sue ossessioni solite (come le inquadrature oblique e distorte) ma anche la tradizionale narrazione filmica in favore di un’opera unica e più che rara nel panorama cinematografico contemporaneo.

Chi è Viktor Toth

Cinefilo focalizzato in particolare sul cinema dell'est, di cui scrive per East Journal, prima testata a cui collabora, aspirante regista. Recentemente laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Trieste, ha inoltre curato le riprese ed il montaggio per alcuni servizi dal confine ungherese-ucraino per il Telefriuli ed il TG Regionale RAI del Friuli-Venezia Giulia.

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