un'inconsueta felicità

Un’inconsueta felicità di Donatella Sasso, un libro delicato e profondo

 

Titolo: Un’inconsueta felicità

Autore: Donatella Sasso

Editore: Golem Edizioni

Anno: 2021

Prezzo: 14 euro

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C’è un aprirsi e chiudersi di persiane, in questo breve romanzo che ha dentro tanto sole e qualche ombra. E c’è un affacciarsi di balconi, la barba ispida del porto, la tosse della notte e il labirinto dei vicoli. E infine c’è lei, una giovane ragazza dall’età indecifrabile, sicuramente compresa tra i sedici e i trentasei anni, ma senza grandi indizi al riguardo.

Lei è Stellina, e Un’inconsueta felicità, di Donatella Sasso (Golem Edizioni 2021) racconta la sua storia. Anzi, la storia di quello speciale momento in cui la vita, la nostra vita, comune, a tratti banale, attraversa un territorio sconosciuto e ne esce trasformata, rinnovata, unica. Stellina – questo il nome con cui la protagonista ama farsi chiamare, un nome familiare, di antiche carezze materne – approda a una nuova città, e qui ondeggia quasi placidamente tra un lavoro in biblioteca e un appartamento in affitto, senz’ambizioni diverse dal guardare la TV la sera, magari leggere un libro, ben stretta nel suo guscio.

Un guscio fatto di paure, di ombre cresciute in un tempo che sembrava sereno, in quelle carezze di madre in cui a un tratto s’è fatto buio. Un dolore è cresciuto nel guscio, e ha imbrattato l’anima di Stellina che – quando cammina – sta bene attenta a dove mette i piedi, a non sporcarsi l’orlo della gonna (cosa direbbe mamma!). Stellina si sente la sporcizia dentro, per questo quando torna la sera pulisce le suole per bene, che nessuna impurità entri in casa. Nel guscio.

A farla uscire dall’ombra è un vicino, che bussa alle persiane. È una bambina, che non sorride. È un amore, che chiede di essere accolto. Perché l’impurità che abita il guscio produca la perla, ci vorrà Zucco, vecchio del piano sopra, con la voce di salsedine e il caffè sempre sul fuoco. Sarà lui a guidarla fuori dal suo dedalo interiore. Sarà lui a mostrarle la luce che produce l’ombra, a farla tornare ai ricordi felici a cui attingere il senso profondo di una felicità che, allora, può essere vissuta per quello che è: “Tu non sei sporca, bambina mia, ma il mondo sì! E se vuoi vivere, ti devi sporcare”. Accettando il passato, diventa possibile vivere il presente. E viverlo davvero, accogliendo l’amore, i sorrisi di una bambina e infine la morte – l’ombra ultima – che Stellina vedrà allungarsi verso un atrio di ospedale, una sala d’attesa, una barba ispida. E a cui potrà infine confessare il proprio vero nome.

Un’inconsueta felicità è un libro profondo e delicato, un libro che ci parla di nodi irrisolti e di nuove prospettive, ambientato in una città di mare che non ha nome ma ben riconoscibili profili, e parla di come una vita – la nostra, semplice, vita – possa cambiare grazie ad incontri inattesi e fortuiti che infine ci portano a guardarci dentro e scoprirci: “Ogni esistenza, anche la più anonima o infelice, nasconde bellezza” spiega l’autrice. Ed è la bellezza la cifra di questo breve romanzo. Quella di Donatella Sasso è una voce sottile, levigata, pulita, ma capace di penetrare meandri. Una voce capace di regalare “un’inconsueta felicità”.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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