Leggere Erodoto a Kiev

Alcuni importanti eventi bellici si svolsero 2500 anni fa in territori non lontani da quelli coinvolti dalla guerra russo-ucraina. In Europa quasi tutti ci siamo dimenticati di ricordarli, eccezion fatta per qualche commemorazione organizzata in Grecia. Ed è un peccato: perché la ribellione delle poleis elleniche dell’Asia minore contro l’occupazione persiana, l’insufficiente aiuto dato ad esse da alcune città sorelle della penisola non direttamente coinvolte nel conflitto, il successivo deflagrare di due terribili, generali guerre tra il mondo delle libere città-stato e l’impero (che si pretendeva universale) dei sovrani Achemenidi, costituiscono un interessante antecedente di quanto sta ora avvenendo appena al di là dei Balcani.

Che cosa era successo in quel tempo lontano? Mileto, Efeso, Smirne e altre colonie fondate dai Greci sulle coste dell’Anatolia (nella Ionia), su su fino agli Stretti che portano al Mar Nero, dopo alcuni decenni di mal tollerata sottomissione si ribellarono ai Persiani nel 499 a.C., sotto la guida di un valente uomo politico e generale, Aristagora. La loro era però, fin dal principio, una lotta di nani contro un gigante: benché condotta con vigore e con alcuni successi iniziali, parve chiaro che senza un consistente supporto da parte delle città-stato che si trovavano più a occidente, nella Grecia peninsulare, alla lunga sarebbe stata persa.

Ciò nonostante, il conflitto si trascinò per ben cinque anni, durante i quali Aristagora in persona intraprese una serie di viaggi nelle poleis più potenti per chiedere il loro sostegno militare. Ogni volta ammoniva i suoi tentennanti interlocutori che, qualora le città ribelli avessero perso, ben presto sarebbero stati anch’essi vittime dell’espansionismo degli aggressori.

Sparta, ad esempio, poco più lontana di altre dal teatro del conflitto, si rifiutò di mandare un esercito: troppo distante pareva il pericolo, troppo costoso e rischioso un intervento, e comunque la potente città confidava che nessuno avrebbe mai osato attaccarla. Ad accogliere le sue richieste furono solo due città-stato allora di medie dimensioni: Eretria, con cinque navi cariche di armati, e la democratica Atene, che ne inviò venti. In un’epoca in cui le battaglie sul mare ne potevano coinvolgere anche alcune centinaia, quell’aiuto non poteva essere sufficiente: gli Ioni, è vero, arrivarono perfino ad incendiare una delle capitali dell’impero, Sardi; ma nel 494 a.C. furono sbaragliati dalla flotta nemica. Mileto fu distrutta, gli abitanti furono deportati nel cuore dell’Asia, e i vincitori ripresero saldamente la Ionia.

Tuttavia, come Aristagora aveva temuto, la cosa non finì lì: i Persiani proseguirono la loro politica di espansione verso occidente, decidendo di sferrare l’attacco alla Grecia vera e propria. Cominciarono con una ‘spedizione speciale’ diretta contro Atene ed Eretria, per punirle dell’aiuto fornito ai rivoltosi. La sorte delle due pòleis fu alterna: Eretria fu presa e data alle fiamme, mentre Atene, inaspettatamente, respinse gli aggressori nella battaglia di Maratona (490 a.C.).

Ma anche questa prima guerra non fu che un preludio alla seconda, che vide il re Serse irrompere con un’immensa armata di terra e di mare in Grecia, per sottometterla una volta per tutte. Le Termopili, Salamina (480 a.C.) e Platea (479 a.C.) furono le battaglie grazie alle quali, con esiti via via più lusinghieri, i Greci finalmente uniti prima rallentarono, poi fermarono e sgominarono l’invasore. In questo anno 2022 ricorre il 2500° anniversario della vittoria degli alleati sul campo di Platea, nella regione della Beozia.

Chi avesse frequentato una buona scuola superiore mi scuserà se ripercorro vicende già note. Ma è proprio il ridurle ad estrema sintesi che permette di trarne un evidente, quanto semplice, ammaestramento. Ci sono solo due vere opzioni di fronte ad un aggressore potente, deciso e motivato nell’estendere a qualunque costo il proprio dominio. Una è piegare il capo e sottomettersi fin da subito: inizialmente si salvano in questo modo molte vite, proseguono i traffici commerciali, si preservano beni materiali e risorse. Il prezzo da pagare, ovvio, è la schiavitù. E questa opzione i Greci della Ionia la rifiutarono, così come la stanno rifiutando gli ucraini oggi. Forse – è un’ipotesi – perché l’uomo è nato per essere libero, e una vita senza libertà non è poi tanto preferibile al rischiare la morte per difenderla. O forse perché intuirono che non è tanto vero che cedendo sulla libertà si salvino quegli altri beni che le si preferiscono: anzitutto, un padrone esercita pur sempre un diritto arbitrario di vita e di morte sui sudditi; inoltre, così come ha tolto loro la libertà, potrebbe poi benissimo toglier loro anche beni, imprese e ricchezze; e di nuovo, se a ciò ci si rifiutasse, anche la vita.

Perciò l’opzione vincente non può e non deve essere quella scelta inizialmente dai Greci: incerta, confusa, parziale, ma soprattutto tardiva. Desiderando sacrificare poco e ancor meno rischiare, non si mossero o lo fecero solo un po’ alla volta, con impegno e mezzi inadeguati. Ciò che ottennero fu così solo il venir ben presto aggrediti tutti quanti e con forza ancora maggiore, rischiando ancor più la distruzione totale o la sottomissione; e le due guerre che ne seguirono provocarono, a casa loro, incomparabilmente molte più vittime e distruzioni di quante ne sarebbe costate l’intervenire al principio e con decisione lontano dalla penisola. Se, in quell’occasione, avessero difeso i Greci della Ionia con maggior decisione, avrebbero allontanato l’invasore non solo da essi, ma da tutta l’Ellade.
I Greci, però, avevano una buona scusante per questo errore: non avevano ancora letto Erodoto. Lo storico ateniese raccontò infatti questi drammatici eventi una cinquantina d’anni dopo, in un’opera che oggi possiamo avere in buona traduzione dal greco e in edizione economica.
Ma noi, qui in Europa, che scusante avremo per non averlo letto?

Chi è Fabrizio Polacco

Fabrizio Polacco, professore, fotografo e archeologo, ha percorso per oltre trent’anni in lungo e in largo la Grecia, i Balcani e l’Asia minore, realizzando un centinaio di reportage di viaggio. E’ autore di saggi e testi sulla storia antica, tra cui "Le Termopili e la nascita del mondo libero" (Gaspari Editore, 2022).

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