KOSOVO: I veterani dell’UÇK contro il governo Kurti

Nelle settimane scorse a Pristina centinaia di veterani di guerra si sono radunati fuori dal parlamento per opporsi al recente disegno di legge sul salario minimo voluto dal governo di Albin Kurti. Uno scontro frontale, che al momento non vede una soluzione all’orizzonte.

Il disegno di legge e gli scontri

Il disegno di legge in questione – varato lo scorso aprile – prevede l’innalzamento del salario mensile minimo dei lavoratori da 170 a 264 euro lordi, pari a 250 euro netti. Da questo aumento sono escluse le pensioni recepite dai veterani di guerra, cioè gli ex-membri dell’UÇK, la guerriglia kosovaro-albanese che ebbe un ruolo chiave durante il conflitto armato con la Serbia del 1998-99.

Mentre il premier Albin Kurti si dichiarava soddisfatto del traguardo raggiunto, in virtù del numero di lavoratori (stimato attorno ai trecentomila) che beneficeranno di questo aumento, i veterani di guerra sono scesi in piazza per protestare contro la loro esclusione dal disegno di legge in questione. Numerosi gli scontri, in alcuni dei quali la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Il bilancio reso noto dopo lo scontro del 6 giugno scorso, tra i più concitati, parla di tre feriti, di cui due agenti di polizia e un civile.

I leader dei veterani di guerra si dicono pronti a continuare le proteste, minacciando all’occorrenza anche azioni legali. Faton Klinaku, a capo dell’Organizzazione veterani, ha recentemente affermato: “Monteremo delle tende e rimarremo qui giorno e notte [davanti al parlamento] finché il governo non acconsentirà alle nostre richieste” .

Posizioni distanti

Il primo ministro Kurti ha lanciato un appello ai rappresentanti dei veterani per giungere a delle trattative. Durante le due ore d’incontro, Kurti ha dapprima sottolineato il fatto che il suo governo starebbe già stanziando circa 120 milioni di euro per i reduci di guerra, ribadendo inoltre che questa cifra supera di gran lunga quella erogata dalle casse statali per la sicurezza nazionale. Al contempo, Kurti ha però posto dei dubbi sulle liste dei veterani, alludendo ad un numero ben superiore rispetto alla realtà. In particolare, diverse indagini sostengono che questo numero si stato gonfiato a dismisura dai governi passati, per evidenti ragioni elettorali. In ogni caso, il Fondo monetario internazionale e altre istituzioni hanno già avvertito che un Kosovo finanziariamente debole non può in alcun modo permettersi di affrontare delle liste così corpose di richiedenti, nè tantomeno liquidare con somme più elevate un numero così alto di veterani, veri o falsi che siano.

Alla fine, l’incontro tra Kurti e i rappresentanti dell’UÇK si è concluso senza un accordo. Dopo il meeting, Klinaku ha ribadito ai media la sua assoluta contrarietà all’esclusione dei veterani da questo disegno di legge. Xhavit Jashari, presidente dell’Associazione delle famiglie dei combattenti caduti dell’UÇK, sostiene che Kurti non è mai stato disposto ad accettare alcun compromesso e che i veterani continueranno a protestare portando all’occorrenza il caso alla Corte costituzionale.

Ad ogni modo, prima di entrare in vigore, la legge deve passare una seconda votazione parlamentare e infine essere firmata dal presidente; un iter legislativo che l’opposizione ha scelto di ostruire, schierandosi con i manifestanti e ostacolando così il regolare svolgimento delle sessioni parlamentari. Essendo nati direttamente dall’UÇK, e godendo quindi di un ampio appoggio elettorale da parte dei veterani, due tra i principali partiti dell’opposizione (PDK e AAK) hanno infatti aderito alle rivendicazioni dei loro elettori più fedeli.

Ripercussioni

Le proteste dei veterani di queste settimane si inseriscono in realtà in un quadro di tensioni e malcontento che si trascina dal 2017, quando venne creata – sotto pressione internazionale – la Corte speciale, un organo con lo scopo di indagare sui presunti crimini commessi dall’UÇK durante l’ultimo conflitto.

Considerando il fatto che la Corte si occupa esclusivamente delle accuse rivolte nei confronti dei combattenti kosovaro-albanesi, sono in molti in Kosovo a credere che essa sia un’istituzione politica e discriminatoria. La stessa Corte inoltre ha recentemente condannato proprio i leader dell’associazione dei veterani, Hysni Gucati e Nasim Haradinaj, per ostacolo a funzionari nell’esercizio delle loro funzioni, per intimidazione durante un procedimento penale e violazione della segretezza del procedimento. I due avevano difatti reso pubbliche informazioni confidenziali relative alle indagini della Corte e ai nomi dei testimoni.

L’evidente difficoltà del governo nel gestire questa situazione, già di per sé alquanto spinosa, e le profonde spaccature all’interno delle istituzioni e della società provocate dalla creazione della Corte nel 2017, testimoniano come il tema della guerra sia ancora un nodo sensibile in Kosovo. Starà ora al governo Kurti trovare il modo di risolvere la questione.

Foto: Balkan Insight

Chi è Paolo Garatti

Storico e filologo, classe 1983, vive in provincia di Brescia. Da sempre grande appassionato di Storia balcanica contemporanea, ha vissuto per qualche periodo tra Sarajevo e Belgrado dove ha scritto le sue tesi di laurea. Viaggiatore solitario e amante dei treni, esplora l'Est principalmente su rotaia

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