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POLONIA: L’aborto sempre al centro del dibattito. Nel mirino le profughe ucraine

In Polonia, l’aborto fa ancora discutere: un’organizzazione ultraconservatice se la prende ora con le profughe d’Ucraina.

L’organizzazione ultraconservatrice Ordo Iuris sta passando in rassegna le strutture ospedaliere polacche per controllare se le profughe ucraine siano soggette a pratiche d’aborto. Nei casi in cui l’aborto sia concesso, i membri di Ordo Iuris vogliono ottenere la garanzia del rispetto di tutti i procedimenti legali utili a dimostrare che le donne in questione siano effettivamente vittime di stupro. Katarzyna Gęsiak , direttrice del centro di Ordo Iuris per il diritto sanitario e la bioetica, sostiene infatti che, nonostante diverse profughe siano state effettivamente stuprate, molte siano semplicemente scappate dall’Ucraina e vorrebbero abortire.

Ordo Iuris è diventata un’organizzazione molto influente sotto il governo del PiS, il partito ultraconservatore presieduto da Jarosław Kaczyński, tanto da fondare un’università a Varsavia con il supporto dei ministeri di cultura e istruzione, nonché di un ministro ungherese. Il Collegium Intermarium (il nome si riferisce all’area geografica compresa tra il Mar Nero, l’Adriatico e il Baltico) ha l’obiettivo di promuovere gli ideali conservatori, oggi “discriminati” nelle università polacche, e di formare la nuova classe dirigente dell’Europa centro-orientale.

Lo stato dell’aborto in Polonia

L’accaduto avviene proprio una settimana dopo l’ammonimento dell’UNHCR, (l’Agenzia ONU per i rifugiati) alla Polonia: il paese non rispetterebbe gli standard internazionali sull’interruzione di gravidanza. La legge polacca concede l’aborto solo in caso di rischio per la vita della madre e a seguito di atti criminali, come lo stupro. In quest’ultimo caso, tuttavia, è necessario che i procuratori diano un’opinione favorevole sulla veridicità dell’atto. Risultato: sui 1076 aborti legali concessi nel 2020, soltanto due sono stati quelli avvenuti a seguito di uno stupro riconosciuto. Una sentenza della Corte costituzionale polacca (fortemente influenzata dal PiS), entrata in vigore a inizio 2021, ha dichiarato incostituzionale l’aborto in caso di gravi malformazioni del feto. La sentenza era stata emessa qualche mese prima della sua entrata in vigore, provocando proteste di enorme portata – le più vaste nella storia post-comunista della Polonia – e producendo da subito effetti tragici.
Anche sul lato della contraccezione, la situazione in Polonia è estremamente precaria: secondo dati recenti del Forum Parlamentare Europeo per i diritti sessuali e riproduttivi, la Polonia è all’ultimo posto in Europa in ambito di politiche contraccettive. La pillola del giorno dopo, ad esempio, è disponibile solo su prescrizione dal 2017.

Il Pride dei cattolici

Nel frattempo, migliaia di cattolici hanno sfilato lo scorso 15 maggio tra le strade di Varsavia; manifestazioni di minore portata si sono svolte anche nelle altre grandi città della Polonia. La “Processione del Rosario” è stata presentata come una “preghiera dei cattolici al fine di interrompere una pandemia di aborti”, secondo le parole dell’organizzatore della protesta, Paweł Ozdoba.

La lotta all’aborto non accenna dunque a calmarsi, restando la priorità di una fetta ristretta della società polacca e del PiS anche durante una pandemia, una guerra limitrofa e di fronte ad una popolazione che, secondo i sondaggi, è in larga parte contraria a leggi così severe sull’interruzione di gravidanza.

Foto: Jakub Hałun, Wikimedia Commons

Chi è Gianmarco Bucci

Nato nel 1997 a Pescara, vive a Firenze. Si è laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna con una tesi sul movimento socialdemocratico in Cecoslovacchia, Ungheria e Romania. Al momento è ricercatore alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Scrive su East Journal dal dicembre 2021, dove si occupa di Europa centrale e Balcani.

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