ROMANIA: L’estrema destra, l’educazione sessuale e l’Olocausto

La procura di Bucarest apre un’inchiesta: il partito di estrema destra AUR è accusato di negazione e minimizzazione dell’Olocausto

Il giovane partito di estrema destra AUR (Alleanza per l’Unità dei Rumeni) ha chiesto che la legge che sancisce l’obbligo di includere educazione sessuale e storia dell’Olocausto all’interno dei programmi scolastici, venga abrogata.

Questioni minori

Questioni minori”. Così vengono derubricate le due materie, che una legge del novembre dello scorso anno ha reso parte integrante di tutti i corsi di studio rumeni a partire dal 2023. “L’esperimento ideologico sui bambini deve finire. La vera educazione è l’educazione classica, che educa i cittadini riguardo ai propri diritti e doveri, riguardo alla loro storia e le loro origini” – continua il gruppo in un comunicato stampa.

L’idea che la storia dell’olocausto sia estranea alla storia rumena, come dichiarato da Diana Șoșoacă, secondo cui “la storia della Romania non è insegnata in Israele”, si scontra con i dati dell’Istituto Ellie Wiesel che, in un report del 2004, dichiarava il regime di Antonescu responsabile della morte di almeno 280.000 ebrei e 11.000 persone di etnia Rom e Sinti. Anche le dichiarazioni del co-fondatore di AUR, Claudiu Tarzu, secondo cui “non ci sono stati casi seri di antisemitismo non solo negli anni appena passati, ma negli ultimi venti o trenta.” non trovano riscontro nei 27 casi di matrice antisemita riportati dall’Istituto Ellie Wiesel nel solo 2020. “Fra la comunità ebraica, che riunisce migliaia di persone, e la maggioranza rumena non esiste alcun conflitto” conclude Tarziu.

La minimizzazione dell’olocausto è perseguibile penalmente in Romania, come ricorda Alexandru Muraru, membro della Camera dei Deputati per il PNL, il Partito Nazionale Liberale. Non è la prima volta che AUR “attacca i simboli della democrazia”, ribadisce. Per questo motivo le dichiarazioni dei leader del partito sono finite sui tavoli dei procuratori di Bucarest. “Questo – secondo Muraru – dimostra inequivocabilmente che il partito si è spinto molto più in là rispetto al quadro della legalità all’interno del quale dovrebbe operare”

La genesi di AUR

AUR ha 13 rappresentanti su 136 nel Senato rumeno e 30 su 330 nella Camera dei Deputati, e le probabilità che riesca ad abrogare la legge sono poche. Ad ogni modo, le questioni sollevate sul partito e sulla sua legalità rientrano, sebbene con le dovute differenze, nel dibattito (anche italiano) sull’operare di gruppi che si richiamano apertamente a posizioni filofasciste. I membri di AUR sostengono idee che chiamano “neo-legionarie”, rievocando il movimento della Guardia di Ferro, partito fascista nato nel 1927 e dissoltosi nel 1941, la cui ricostruzione, analogamente all’Italia, è proibita dalla costituzione rumena. Nonostante ciò AUR sta sperimentando un periodo di forte crescita, avendo conquistato il 9% dei voti alle scorse elezioni, ed essendo così diventato il quarto partito per rappresentazione nel Parlamento. Stupisce ancora di più pensare che il partito sia nato soltanto nel 2019: a determinarne l’ascesa il forte legame con la chiesa ortodossa, ulteriormente saldato dalla vicinanza nel referendum per vietare il matrimonio di persone dello stesso sesso, poi fallito, e la gestione della pandemia da parte del governo rumeno. AUR ha trovato terreno fertile per le sue posizioni a favore delle riaperture e di generale scetticismo nei vaccini e nelle misure di prevenzione al virus. Altre istanze del partito sono poi l’annessione di territori considerati rumeni, in particolare la vicina Moldavia. “È iniziata una rivoluzione conservatrice” ha dichiarato Tarziu dopo le elezioni.

Chi è Davide Cavallini

Giovane, giovanissimo. Nato nella provincia milanese si appassiona di Est Europa dopo svariati viaggi per turismo e volontariato internazionale. Innamorato di politica, movimenti giovanili, diritti civili e timișoreana.

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