Storia del Corano serbo

La prima traduzione del Corano in serbo-croato avvenne ad opera di personalità risorgimentali serbe, per coinvolgere i musulmani slavofoni nella lotta anti-ottomana, come ricorda lo storico bosniaco Edin Hejdarpasic.

Il risorgimento serbo e il suo sguardo verso i musulmani di Bosnia

Dopo le rivolte serbe (1804-1817) contro l’Impero ottomano, Belgrado era riuscita a  creare un principato autonomo di Serbia (1830). I nazionalisti slavi meridionali discutevano sempre più se i musulmani di lingua slava fossero “nemici turchi” o “fratelli slavi” (o entrambe le cose).

Alcuni irredentisti serbi si resero conto che assicurarsi il sostegno dei musulmani bosniaci avrebbe potuto essere la chiave per future rivolte contro l’Impero Ottomano. Alcuni persino cercarono di distinguere tra il “cattivo Osmanlija” (ottomano) e il “buon Turčin” (musulmano bosniaco).

Negli ultimi decenni di dominio ottomano sulla Bosnia  (anni 1860 e 1970) cominciò quindi a prendere piede l’idea, da parte dei nazionalisti serbi, di tradurre il Corano per conquistarsi il sostegno dei musulmani bosniaci. Jovan Dragašević, ufficiale militare serbo e autore del famoso motto delle 4C, “Solo l’unità salva i serbi”, suggerì di lavorare alla traduzione del Corano a una “personalità ben nota in Erzegovina”: Mićo Ljubibratić.

L’opera di Mićo Ljubibratić 

Mićo Ljubibratić (ca. 1839-1889) aveva trascorso gran parte della sua vita tra Erzegovina, Montenegro, Dubrovnik e Belgrado, agitando contro il dominio ottomano e promuovendo l’idea di una unione nazionale serba.

Poiché Ljubibratić poteva tradurre principalmente dal francese, ma non conosceva l’arabo, basò il suo lavoro su traduzioni europee già esistenti, molto probabilmente basandosi sulla traduzione francese di Albert Kazimirski de Biberstein. Il suo progetto, avviato negli anni 1870, subì varie interruzioni – anche per via della rivolta del 1875-78, e del successivo arresto di Ljubibratić da parte degli austriaci come sospetto agitatore. Ljubibratić continuò il lavoro fino alla sua morte nel 1889, e la sua traduzione serba del Corano fu pubblicata postuma nel 1895, prima pubblicazione del Corano in una lingua non araba nei Balcani.

Tuttavia il tipografo belgradese stampò il volume con una piccola croce sul frontespizio accanto al nome di Ljubibratić, per indicarne la morte. Altri attivisti dovettero ritagliarla su ciascuna copia, per evitare fraintendimenti con i lettori musulmani.

Per via del suo carattere nazionale serbo, il Corano di Ljubibratić ricevette un’accoglienza sfavorevole tra gli ulema e gli intellettuali musulmani bosniaci. Ma il Corano serbo rimase utile agli attivisti serbi, che cercarono di promuoverlo ai loro contatti musulmani nel corso del Novecento. Nonostante varie successive traduzioni più filologicamente corrette, il Corano di Ljubibratić venne ristampato nel 2016 – questa volta, senza croce in copertina.

Foto: Wikipedia

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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