RUSSIA: Riformare Russia Unita, sì, ma come?

di Giovanni Bensi

Ormai negli ambienti politici di Mosca si parla apertamente della possibilità che dopo le elezioni presidenziali del 4 marzo il “partito del potere”, “Russia Unita” (“RU”), vada incontro a grandi cambiamenti; è addirittura possibile che essa scompaia dall’orizzonte politico, almeno con il suo nome attuale. Tali voci, naturalmente, hanno incominciato a farsi insistenti dopo la contestata vittoria del partito alle elezioni di dicembre alla Duma, seguita da massicce proteste a Mosca e dopo l’evidentissimo estraniamento da “RU” di Vladimir Putin, la cui candidatura a presidente era stata pur sempre presentata dal partito stesso. Negli ultimi giorni diverse “fonti informate” nella dirigenza russa, compresi anche alcuni maggiorenti del partito, anche se per ora in condizioni di anonimità, hanno confermato che si aspettano cambiamenti.

Sia vero o no, né i rappresentanti ufficiali di “RU” ai quali i media si sono rivolti per avere commenti, né i più vicini collaboratori di Putin, dicono di essere al corrente di piani di cambio di immagine. Il segretario-stampa del premier, Dmitrij Peskov, ha dichiarato all’agenzia “Bloomberg” di non aver sentito nulla a questo proposito e lo stesso ha detto il capo dell’ufficio stampa del partito Natalja Virtuozova. Il primo vicesegretario del Presidium del Consiglio generale di “RU” (i russi hanno sempre amato i titoli bizantineggianti) Sergej Zheleznjak ha addirittura smentito le informazioni su una riorganizzazione, o il possibile sfaldamento del partito dopo le elezioni. Come egli ha detto alla “RIA-Novosti”, simili iniziative non sono state discusse a livello degli organi dirigenti di “RU”.
Ma il capogruppo di “RU” alla Duma, Andrej Vorobjov, poco prima delle sue dimissioni dagli incarichi di partito, ha sottolineato che “RU” si pone l’obiettivo di “non segnare il passo”. Perciò al fine di rafforzare le proprie posizioni “RU” può sottoporsi ad una sorta di rinnovamento della propria immagine, cercare “nuovi metodi, nuove forme di lavoro politico”.

L’occasione per queste discussioni, per questa alternanza di affermazioni e smentite, è stato un articolo sulle “Izvestija” in cui, citando alcune fonti nel “partito del potere”, si riferiva che attualmente vengono prese in considerazione alcune varianti di ulteriori azioni, da alcune relativamente “moderate” ad altre di carattere radicale. Una di queste varianti prevedrebbe il cambio del nome e del simbolo (l’orso in marcia verso Est) e l’elezione di un leader concreto, una funzione che qualcuno avrebbe voluto affidare proprio al capogruppo alla Duma, Vorobjov, anche se, come vederemo tra poco, questi piani non sono destinati ad avverarsi.

Un esponente del partito, il sociologo Olga Kryshtanovskaja, ha dichiarato alle “Izvestija”: “Bisogna uscire da questa situazione gelatinosa in cui veramente a capo del partito non vi è né Putin, né Medvedev, né Gryzlov (l’ex speaker della Duma)”. Vorobjov, a suo parere, è pienamente in grado di diventare leader di “RU”: negli ultimi tempi si è fatto notare per i suoi pregnanti interventi dalla tribuna parlamentare. Ma il giorno dopo queste dichiarazioni, Andrej Vorobjov, che è anche presidente del Comitato esecutivo centrale (CEC) di “RU”, inaspettatamente si è dimesso, annunciando la sua decisione sul suo microblog in “Twitter”: “Oggi è l’ultimo giorno del mio lavoro nel rango di dirigente del “CEC” di “RU”! (Quasi 7 anni!)… Apriamo la strada ai giovani!”. Egli ha anche ringraziato i colleghi per il lavoro svolto in comune, dichiarando che si tratta di “persone meravigliose, notevoli e dedite alla causa”.

Vorobjov non indica il suo successore. Tuttavia, secondo le “Izvestija”, le funzioni di capo del CEC verranno temporaneamente svolte dall’attuale capo della “Giovane Guardia di Russia Unita” (GGRU) Konstantin Mazurevskij. La nota sulle “Izvestija” è intitolata: “In “Russia Unita” incominciano i cambi di posto”. Vorobjov ha anche rivelato che nel 2005, quando egli incominciò a lavorare nelle direzione del partito, il rating di fiducia di “Russia Unita” era del 25-28%, mentre oggi è di oltre il 40%, e questo sarebbe anche merito suo. All’ITAR-TASS Vorobjov ha dichiarato di aver lasciato il suo incarico di partito per concentrarsi sul suo lavoro alla Duma: “Oggi ho scritto volontariamente la lettera di dimissioni e ho già deposto il mio incarico”. A suo dire, questo cambiamento nella direzione del partito era “pianificato”. In realtà, precedentemente Vorobjov aveva fatto sapere che avrebbe rinunciato alle sue funzioni nella direzione del partito solo dopo le elezioni presidenziali del 4 marzo.

Dopo le elezioni parlamentari del 4 dicembre, Vorobjov era diventato capo del gruppo parlamentare di “Russia Unita” alla Duma e inoltre occupa la carica di vicepresidente della Duma, è membro della commissione parlamentare per gli affari delle associazioni pubbliche e delle organizzazioni religiose. Proprio pochi giorni fa Vorobjov aveva parlato del cambiamento di immagine (“rebranding”) di “Russia Unita”. Negli ultimi tempi “Russia Unita” era ritenuta da molti “Partija zhulikov i vorov” (“il partito dei mascalzoni e dei ladri”). Le dimissioni di Vorobjov sono senza dubbio un segno di tensioni montanti all’interno di “RU”.

Jurij Shuvalov, vicesegretario del Presidium del Consiglio Generale, ha illustrato la seconda variante di riforma di “RU”: il partito formalmente viene conservato, ma il suo gruppo parlamentare alla Duma può essere smembrato secondo le tre componenti fondamentali: “liberale” (neocapitalista e più o meno filo-occidentale), “sociale” (social-democratica) e “patriottica” (neo-imperiale, nazionalista e più o meno “sovieto-nostalgica”). Questa divisione era stata proposta da Shuvalov già in gennaio, ma allora la direzione del partito non l’aveva approvata. Ora, dice Shuvalov, “il tema si trova in una fase di riflessione” e la questione potrebbe essere risolta già in autunno.

Di cambiamenti più radicali per ora parlano solo fonti anonime. Esse però danno una valutazione più coraggiosa della situazione in cui si trova ora il “partito del potere”. “A quanto pare l’immagine di “RU” si sta deteriorando. Perciò ora si è incominciato a parlare in modo più serio di cambiamenti”, ha detto alle “Izvestija” un rappresentante del partito definito “di alto rango”. Si parla anche della liquidazione di “RU” e della creazione di un nuovo partito sulla base del putiniano “Fronte popolare panrusso” (FPP).

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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