La Danimarca manda i suoi detenuti stranieri in Kosovo

Fino a 300 detenuti potrebbero essere trasferiti dalla Danimarca in Kosovo: questo il contenuto principale dell’accordo siglato tra i due paesi a Pristina il 20 dicembre. L’intesa era stata già annunciata dalla ministra della giustizia kosovara Albulena Haxhiu il 16 dicembre e confermata dal ministro della giustizia danese Nick Haekkerup.

I detenuti extracomunitari dalle carceri danesi sarebbero trasferiti presso la prigione di Gjilan, cittadina del Kosovo orientale. “Non si tratta di detenuti ad alto rischio”, ha sostenuto Haxhiu, ma di persone destinate all’espulsione verso i rispettivi paesi d’origine al termine del periodo di detenzione.

In cambio, la Danimarca si impegna a fornire al Kosovo 210 milioni di euro di aiuti allo sviluppo in 10 anni, da dedicare in particolare agli investimenti in energia rinnovabile (il Kosovo è uno dei paesi a più alto uso di energia da carbone, con nefaste conseguenze sull’inquinamento). Un caso di specie di tied aid, aiuto allo sviluppo condizionato alle priorità politiche del paese donatore.

In Danimarca, la società civile ha sollevato allarme e preoccupazione per il trattamento dei detenuti, ma il governo ha affermato che saranno rispettati gli stessi standard. Per Copenhagen, si tratta di una maniera di far fronte al sovraffollamento carcerario, a livelli record dagli anni ’50. Secondo il ministro danese Hakkerup, l’accordo sarebbe in linea con gli standard della Corte europea dei diritti umani. A favore dell’accordo, oltre ai partiti socialista e conservatore, si è espresso anche il Partito Popolare Danese (populisti di estrema destra). 

In Kosovo, dove l’accordo deve essere ratificato dal parlamento a maggioranza qualificata, critiche sono state espresse dal Consiglio per la Difesa dei Diritti Umani e le Libertà, secondo il quale l’intesa “legalizzerebbe una discriminazione“, con i detenuti all’interno dello stesso edificio trattati in modo diseguale a seconda se appartenenti al sistema danese o a quello locale. Un’altra organizzazione, il Kosovo Rehabilitation Center for Torture Victims, ha aggiunto che l’accordo causerebbe lo spostamento di almeno 200 detenuti kosovari da Gjilan, creando sovraffollamento in altri centri e costringendo le famiglie dei detenuti a lunghi spostamenti.

Il sistema carcerario kosovaro non è certo a livelli scandinavi. Il rapporto 2021 del Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa continua a riportare casi di violenza e maltrattamenti dei detenuti, corruzione e mancanza di cure mediche. Su questo fronte, l’accordo dovrebbe prevedere anche investimenti a favore del sistema kosovaro e corsi di formazione per lo staff locale.

La Danimarca non è nuova nel cercare questo tipo di accordi bilaterali. Solo a giugno, il parlamento danese ha adottato una legge che prevede il trasferimento dei richiedenti asilo in paesi extraeuropei (si parlava del Rwanda) fino ad una decisione sul loro status – un piano che ha ricevuto forti critiche dalle agenzie ONU. La Danimarca ha inoltre ripreso le espulsioni verso la Siria.

Foto: Matthew Ansley/Unsplash

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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