KOSOVO: L’opposizione vince le elezioni locali

Un voto atteso da tutti. Non solo perché i ballottaggi di domenica delle elezioni amministrative kosovare coinvolgevano ben 1,2 milioni di cittadini delle più importanti città del paese ma anche perché rappresentavano il primo importante test elettorale dopo lo sconvolgimento avvenuto con le elezioni politiche del febbraio scorso.

Seppur incapaci, al contrario di quanto successo nella vicina Macedonia del Nord, di far tremare l’esecutivo guidato da Albin Kurti del partito Vetëvendosje! (Autodeterminazione!), i risultati di domenica mostrano elementi politici significativi.

I risultati

Dei 38 comuni al voto lo scorso 17 ottobre, 17 hanno eletto il proprio sindaco già al primo turno. I restanti 21 sono andati al ballottaggio domenica 14 novembre. Tra questi, la capitale Pristina e importanti centri come Prizren e Gjilan. Gli elettori che si sono recati alle urne sono stati 468 mila su 1,2 milioni aventi diritto.

Complessivamente, il conteggio finale premia il Partito Democratico del Kosovo (PDK) che ha conquistato 8 comuni tra cui Prizren e Mitrovica Sud. Stesso risultato della Lega Democratica del Kosovo (LDK) vincitrice nella capitale Pristina e a Peja. L’Alleanza per il futuro del Kosovo (AAK) dell’ex premier Ramush Haradinaj governerà invece in 5 comuni, mentre il partito di governo Vetëvendosje! amministrerà solo 4 comuni, il più importante dei quali è Gjilan (circa 90 mila abitanti). Significativo il fatto che di questi nessuno sia stato conquistato al primo turno.

En plein, come sempre, per la Lista Serba che anche questa volta ha vinto in tutte e 10 le municipalità a maggioranza serba. Mentre al Partito Democratico Turco del Kosovo (DKTP) è andata la piccola città di Mamuša, a maggioranza turca.

Vincitori e vinti

Al di là del semplice calcolo numerico, questa tornata elettorale ha dimostrato come i partiti storici (PDK, LDK, AAK) siano tutt’altro che morenti come invece suggerito dalle elezioni di febbraio. Il successo di PDK e LDK, in particolare, va ricercato nella capacità dei due partiti di rinnovare la propria leadership. Dallo shock del rinvio a giudizio del suo presidente Kadri Veseli e dello storico leader Hashim Thaçi (ad oggi detenuti all’Aja) da parte delle Kosovo Specialist Chambers  avvenuto a novembre 2020 ad oggi il PDK ha cambiato ben due presidenti: a Enver Hoxhaj, in carica per poco meno di un anno, è succeduto nel luglio di quest’anno il quarantunenne Memli Krasniqi, già ministro della Cultura, dello Sport e della Gioventù tra il 2011 e il 2014 e dell’Agricoltura tra il 2014 e il 2017.

Ancora più storico il cambio alla guida dell’LDK che nel mese di marzo, dopo ben 10 anni, ha visto il passaggio di consegne tra l’ex premier Isa Mustafa e l’appena trentottenne Lumir Abdixhiku, ex ministro delle Infrastrutture nel breve governo di coalizione tra febbraio e giugno 2020.

Guide giovani quindi, ma già con una certa esperienza di governo. Un mix che, accompagnato da un voto meno ideologico e più “personale” tipico delle elezioni amministrative e dal sostegno reciproco garantito al ballottaggio, ha permesso ai due partiti di rallentare l’ascesa di Vetëvendosje!. Krasniqi si è addirittura spinto a sostenere che “la scena politica è cambiata” e che “non c’è più una forza politica dominante“.

L’unico vero sconfitto di queste elezioni è il partito di Kurti che non è riuscito, neppur lontanamente, a ripetere il successo di nove mesi fa. Lo stesso primo ministro ha parlato di risultato “insoddisfacente” anche a causa di “problemi interni che dovremo affrontare”. Vetëvendosje! perde nelle due principali città del paese: la capitale Pristina e Prizren, guidata dal movimento dal 2017. Una sconfitta che sottolinea la difficoltà di trasformare il consenso generale nel paese, ancora piuttosto ampio, in proposta di governo locale.

Il nuovo sindaco-architetto di Pristina

Il risultato più sorprendente è senza dubbio quello di Pristina. I primi exit poll dopo la chiusura dei seggi registravano un leggero vantaggio del candidato di Vetëvendosje!, Arben Vitia, su quello dell’LDK, Perparim Rama. Il conteggio ha però capovolto il pronostico sancendo la vittoria di Rama con poco più del 51%.

Nato nel 1976, Rama si è trasferito giovanissimo nel Regno Unito dove ha intrapreso gli studi di architettura acquisendo una discreta fama internazionale e arrivando a rappresentare il Kosovo alla Biennale di Venezia del 2012. Il suo programma si basava soprattutto sul rilancio urbanistico della città mettendo al “primo posto i pedoni, al secondo i mezzi pubblici e al terzo le auto”. Per facilitare gli spostamenti all’interno dell’anello cittadino è prevista la costruzione di sei parcheggi oltre a investimenti in spazi verdi con la previsione di piantare oltre 800 mila alberi.

L’ambizione del neo-sindaco è apparsa subito chiara quando ha dichiarato di voler essere “il sindaco che sarà ricordato per i grandi e audaci progetti infrastrutturali che svilupperanno Pristina nei prossimi decenni”. Una promessa non facile da mantenere considerato che il suo è il secondo partito in consiglio comunale (27% dei voti) dopo Vetëvendosje! (33,5%). Nonostante ciò, Rama dovrebbe poter contare sui voti degli altri partiti di opposizione e provare così a lanciare il suo ambizioso programma.

Molto dipenderà dall’andamento economico generale del paese e dalla collaborazione tra i partiti e tra governo centrale e amministrazioni locali. Elementi non sempre facili da prevedere nella politica kosovara.

Immagine: Wikipedia Commons

Chi è Marco Siragusa

Nato a Palermo nel 1989, ha svolto un dottorato all'Università di Napoli "L'Orientale" con un progetto sulla transizione serba dalla fine della Jugoslavia socialista al processo di adesione all'UE. Collabora con EastJournal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani e scrive settimanalmente per Nena-News.

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