RUSSIA: Torture sistematiche nelle carceri

Dopo i noti casi di Il’dar Dadin (vicenda seguita da East Journal) e delle torture nella Colonia Correttiva IK-1 di Jaroslav ai danni di Evgenij Makarov, portati alla luce da Novaja Gazeta nel 2017, in questi ultimi giorni stanno emergendo nuove prove irrefutabili di torture nel sistema carcerario russo. Gran parte del merito va a Vladimir Osečkin, fondatore e direttore di Gulagu.net (ONG riconosciuta come agente straniero in Russia) che a causa delle possibili ritorsioni si trova in Francia, insieme alla mole di prove raccolte che rischiavano di essere sequestrate dalle autorità russe. 

L’insider Sergej

Si tratta di più di 1000 video e documenti che testimoniano la presenza di una ben consolidata struttura che lo stesso Osečkin ha definito “catena di montaggio delle torture”. Interessante è sicuramente anche il modo in cui l’organizzazione Gulagu.net è riuscita a entrare in possesso di questi dati. La vicenda la racconta lo stesso Osečkin in un’intervista nel corso del podcast “Cosa è successo” del giornale online Meduza. I dati sono stati forniti da un giovane programmatore bielorusso di nome Sergej che per cinque anni, dal 2016 al 2021, ha lavorato all’OTB-1 di Saratov (Ospedale regionale per i malati di tubercolosi), parte del FSIN, il sistema carcerario russo. 

Nel 2013 Sergej, in visita ad amici a Krasnodar, nel sud della Russia, viene arrestato da due agenti dell’FSB (Servizi segreti interni). Nella sua macchina vengono infatti rinvenuti sei chili di stupefacenti. Dopo qualche mese di permanenza nel carcere di custodia cautelare di Krasnodar, Sergej viene processato per traffico di stupefacenti e condannato a nove anni di carcere duro. Nel 2015 viene quindi trasferito alla IK-10 di Saratov, ma solo temporaneamente. Dopo pochi giorni infatti l’amministrazione carceraria, preso atto delle sue abilità informatiche, lo trasferisce nell’OTB-1 di Saratov (ospedale per malati di tubercolosi) seguendo un meccanismo ben rodato. I medici del carcere IK-10 dichiarano che Sergej è potenzialmente malato di tubercolosi e dispongono il suo trasferimento verso il malfamato OTB-1. 

Per cinque anni, nel suo ufficio, Sergej si occupa delle videoregistrazioni delle torture, facendo copie da consegnare ai membri dei servizi segreti e dell’amministrazione carceraria che le avrebbero poi utilizzate a scopo ricattatorio e cancellando le tracce dai dispositivi utilizzati. Per sfuggire alle torture fisiche Sergej decide di subire incommensurabili torture psicologiche, lavorando ogni giorno con video di stupri, percosse e ogni genere di violenza. Interrogato dallo stesso Vladimir Osečkin  sul perché, a fine pena, abbia deciso di collaborare con Gulagu.net per portare alla luce questi fatti, Sergej ha dichiarato che a suo parere si tratta dell’unica associazione che non ha paura di dire la verità e che solo organizzazioni indipendenti come Gulagu.net possono portare alla tanto sperata riforma del sistema carcerario. 

Le torture nelle carceri sono sistematiche

Che nell’OTB-1 di Saratov, nel SIZO-1 e nella IK-6 di Irkutsk e in altre strutture carcerarie russe (tra cui Angarsk, Belgorod, Jaroslav) avvengano torture non sorprende affatto. Grazie a questo prezioso testimone è diventato tuttavia possibile dimostrare per la prima volta, tramite video e documenti, la sistematicità di tali azioni all’interno dell’intero sistema carcerario, dalla Russia centrale all’estremo oriente. I primi video rilasciati già nel gennaio 2021 costituivano una piccolissima parte dei 40 gigabytes di materiale raccolto da Sergej durante la sua permanenza a Saratov, e non hanno portato a indagini ufficiali. 

Le  nuove prove invece, apparse anche sulla stampa statale, hanno avuto una risonanza molto più ampia, anche a causa delle terrificanti immagini contenute nei video. Il Comitato Investigativo ha aperto sette indagini in base agli articoli 132 e 286 del Codice Penale: il primo riguarda “azioni violente di carattere sessuale” mentre il secondo “abuso di potere tramite violenza o minaccia di violenza”. Poco dopo la pubblicazione dei video il direttore del FSIN della regione di Saratov, Aleksej Fedotev ha rassegnato le sue dimissioni. Alcuni dirigenti sono stati invece radiati dalle loro posizioni per il ruolo svolto in questa catena di montaggio che, oltre alle torture, prevedeva estorsioni e ricatti tramite le videoregistrazioni delle violenze. 

Gli esperti intervistati dai vari media indipendenti hanno offerto diverse spiegazioni per l’accaduto. Il difensore dei diritti umani e politico Andrej Babuškin ha affermato in una diretta al canale televisivo Dožd che lo sviluppo di tale sistema è stato possibile grazie all’inadeguata formazione dell’amministrazione carceraria, al clima di repressione diffuso nel paese e a un odio diffuso verso i criminali. Il sistema di supervisione, affidato alle Commissioni Pubbliche di Sorveglianza costituite da non specialisti, andrebbe a suo parere modificato, dando un ruolo centrale alle associazioni per la difesa dei diritti umani, e in particolare dei prigionieri. 

Un discorso che potrebbe sembrare teorico e privo di sostanza se non fosse per i video diffusi da Gulagu.net e le fotografie di documenti che testimoniano un sistema non solo di torture ma anche di corruzione ed estorsione. Come fatto notare da Lev Ponomarёv, il cambiamento dovrebbe venire dalla politica ma manca la volontà. Riformare il sistema carcerario vorrebbe dire infatti riformare anche i servizi segreti e in particolare l’FSB, i cui tentacoli si estendono anche all’interno delle carceri.  

Immagine: A.Savin, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Chi è Luca Zucchetti

Studente triennale di Lingue e Letterature all'Università Cattolica di Milano e appassionato di Russia. Si interessa alle dinamiche socio-politiche interne alla Federazione Russa, alle violazioni dei diritti umani e civili e più in generale alle vicende geo-politiche dell'ex blocco sovietico.

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