RUSSIA: Nord Stream 2 e la crisi energetica europea, storia di un presunto ricatto

“Gli Stati Uniti avevano ragione. L’Europa è diventata ostaggio della Russia sull’energia”. Titola così l’emittente televisiva statunitense CNBC in riferimento alla crisi energetica che sta interessando l’Unione Europea e il Regno Unito. Negli ultimi dodici mesi, si è infatti registrato un aumento di sei volte del prezzo dei futures del gas, riflettendosi in tal modo sui recenti rincari delle bollette. Tuttavia, la questione rientra nel più delicato dibattito sul rapporto europeo con la Russia e, in particolar modo, sul gasdotto Nord Stream 2.

Ultimi sviluppi del Nord Stream 2

Il progetto di raddoppiamento del gasdotto Nord Stream – che collega direttamente la Russia alla Germania tramite il mar Baltico – è tornato al centro delle attenzioni internazionali. Dopo tre anni dall’autorizzazione tedesca alla costruzione, il 10 settembre 2021, l’azienda statale russa Gazprom ha notificato il completamento dell’opera. Prima di poter pompare gas in Germania, però, il gasdotto dovrà superare le verifiche dell’Agenzia federale tedesca delle reti (Bundesnetzagentur), la cui valutazione – che potrà durare fino a gennaio 2022 – sarà susseguita dall’opinione della Commissione europea che, nel peggiore dei casi, rinvierebbe l’attivazione del gasdotto a maggio 2022.

La Russia non sembrerebbe, però, dell’idea di aspettare eccessivamente. Lunedì 4 ottobre, Gazprom ha infatti iniziato a pompare gas nei tubi al fine di raggiungere la pressione necessaria per eseguire test tecnici nel condotto. Tale decisione ha però stimolato la diffidenza di alcuni parlamentari europei, i quali hanno esortato la Commissione ad adottare misure provvisorie, qualora il Nord Stream 2 dovesse iniziare a funzionare prima dell’autorizzazione formale.

Un’Europa sotto ricatto russo?

Claudia Bettiol su EastJournal già nell’ottobre 2018 poneva il dubbio se Nord Stream 2 potesse diventare “la nuova arma politica del Cremlino”.  Oggi qualcuno non solo lo pensa, ma accusa la Russia di ricattare l’Europa intera. Il think tank statunitense Atlantic Council ha pubblicato un articolo di Sergiy Makogon, amministratore delegato della GTSOU (l’azienda che gestisce il trasporto del gas sul territorio ucraino e, quindi, anche ai paesi membri dell’Unione Europea), che ritiene che l’odierna crisi energetica europea presenti similitudini con la crisi petrolifera degli anni Settanta. In entrambi i casi, all’origine delle crisi ci sarebbero i paesi esportatori: allora, i membri dell’OPEC, oggi la Russia di Putin. Secondo Makogon, il Cremlino sta volontariamente bloccando la fornitura di gas verso i paesi europei come strumento di pressione per convincere la Germania e l’UE ad autorizzare immediatamente l’attivazione del Nord Stream 2.

Sebbene il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, abbia smentito tali accuse e spiegato che la crisi energetica sarebbe la conseguenza diretta di errate scelte europee e di una sfortunata combinazione di fattori, e nonostante la posizione di Makogon possa essere percepita come frutto di un conflitto di interessi, l’analisi non è del tutto errata. Il vice-primo ministro russo Aleksandr Novak ha subito proposto l’immediata attivazione del Nord Stream 2 come soluzione alla crisi energetica. Certo, non si può additare la totale responsabilità alla Russia, ma il Cremlino sembrerebbe aver cavalcato l’onda e aggravato ulteriormente la crisi. L’Agenzia internazionale dell’energia dell’OCSE ha sottolineato come, tramite i gasdotti già attivi, “la Russia potrebbe fare di più per aumentare la disponibilità di gas verso l’Europa”.

Al momento, queste rimangono solo congetture. Al contempo, però, la dichiarazione congiunta tedesco-statunitense del luglio 2021 mette in guardia Putin: qualora il Nord Stream 2 fosse sfruttato come arma politica da parte del Cremlino, i due governi spingeranno per l’adozione di sanzioni nei confronti della Russia. Quale che sia il disegno russo dietro il Nord Stream 2, la sua attivazione – o la mancata autorizzazione tedesca – comporteranno conseguenze anche di natura politica sulla scena internazionale.

Immagine: Pxfuel.com

Chi è Amedeo Amoretti

Studente di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali, curriculum Global Studies, alla LUISS Guido Carli. Si interessa principalmente di Russia, Bielorussia e Ucraina. Ha scritto la tesi triennale concernente "La crisi in Crimea nel quadro delle Nazioni Unite: la pronuncia dell'Assemblea Generale e il veto russo nel Consiglio di Sicurezza".

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