La “cooperazione competitiva” tra Russia e Turchia

Mercoledì 29 settembre il presidente russo Vladimir Putin ha ospitato l’omologo turco Recep Tayyip Erdoğan nella residenza presidenziale di Sochi. L’incontro tra i leader delle due potenze eurasiatiche ha costituito un evento di grande rilevanza internazionale. Si è trattato del primo incontro tra Putin ed Erdoğan in un anno caratterizzato dalla pandemia, ma anche da eventi caotici che hanno portato a una parziale ridefinizione dei rapporti tra Russia e Turchia, che da anni portano avanti una cooperazione competitiva non priva di paradossi e tensioni.

Un anno complesso

L’ultimo incontro, avvenuto a Mosca nel marzo del 2020, aveva visto il leader turco umiliato e costretto ad accettare accordi sfavorevoli sul dossier siriano. Dopo un anno e mezzo la situazione è molto diversa, dopo che la Turchia si è presa una sostanziale rivincita in Libia ed è intervenuta a gamba tesa nel Caucaso, fornendo all’Azerbaigian il supporto decisivo per piegare la resistenza armena e riconquistare gran parte del Karabakh. Se questi sviluppi non mettono del tutto il coltello dalla parte del manico nella mani della Turchia, di certo hanno contribuito a riequilibrare sensibilmente i rapporti di forza tra i due partner-rivali.

I successi diplomatico-militari che Erdoğan ha ottenuto negli ultimi diciotto mesi non nascondono comunque le notevoli difficoltà in cui il suo paese continua a trovarsi e neppure la preoccupante fragilità del suo regime. Il perdurare della crisi economica e la gestione traballante della crisi pandemica contribuiscono ad accelerare un’emorragia di consensi che prosegue lenta ma inesorabile da anni, in un contesto politico sempre più incerto. A fare da sfondo alla delicata situazione interna c’è una pesante incertezza sul ruolo e il destino della Turchia nello scenario internazionale, determinato soprattutto dalle distanze sempre più profonde con gli Stati Uniti. Dall’elezione di Biden le relazioni con lo storico alleato americano sono ulteriormente peggiorate in modo drammatico e anche questo rende urgente riallacciare un dialogo sempre più stretto con la Russia.

Una strana partnership

Siria, Libia, e Caucaso meridionale costituiscono tre aree caldissime di tensione ma anche di coabitazione strategica tra la Russia e la Turchia, che del resto negli ultimi anni ha tentato di rafforzare la propria influenza in Ucraina al fine di mettere ulteriore pressione alla Russia nei dossier più importanti per Ankara. Nonostante le notevoli frizioni – rese evidenti nelle ultime settimane da una moderata recrudescenza della conflittualità nella Siria settentrionale – la valutazione dei due leader sulla partnership russo-turca resta decisamente positiva. Erdoğan ha personalmente sottolineato come la pace e la stabilità regionale dipendano in larga misura dalle relazioni positive e collaborative tra Turchia e Russia. Anche secondo Putin la collaborazione turco-russa costituisce un successo sulla scena internazionale per entrambi i paesi e per questo è interesse comune proseguire nel dialogo nonostante le occasionali divergenze.

Gli obiettivi strategici spesso contrapposti non mettono infatti in secondo piano l’imponente partnership economica – soprattutto nell’ambito energetico e della difesa, ma anche nel turismo e nell’industria alimentare – e una serie di interessi geopolitici vitali che legano i destini dei due paesi e soprattutto dei due regimi. I conflitti in cui Ankara e Mosca sono impegnate per procura continueranno a creare tensioni, tra regolari recrudescenze e costanti ridefinizioni dei rapporti di forza tattici tra le due potenze nei diversi scenari.

Per forza o per amore

La partnership tra Turchia e Russia probabilmente non si trasformerà mai in una vera alleanza, ma gli interessi comuni sono sufficientemente forti e di importanza vitale da costringere i due governi a continuare a tenere in piedi un rapporto che è per certi aspetti paradossalmente più stretto e intenso di quello che intercorre di solito tra veri alleati. Il messaggio che arriva da Sochi è chiaro: qualsiasi cosa accada, qualsiasi profonda divergenza le divida, Mosca e Ankara hanno intenzione di trovare il modo di portare avanti i progetti comuni, perché sostanzialmente non possono farne a meno.

La cooperazione competitiva tra Russia e Turchia è destinata dunque a continuare per un periodo di tempo indefinito ma verosimilmente ancora piuttosto lungo. Bisognerà forse abituarsi all’idea che la paradossale partnership turco-russa non sia destinata a rimanere una bizzarra anomalia di un periodo confuso e caotico, ma un fattore costante e centrale della politica internazionale nei prossimi anni.

Foto: Wikimedia Commons

Chi è Carlo Pallard

Carlo Pallard è uno storico del pensiero politico. Nato a Torino il 30 aprile del 1988, nel 2014 ha ottenuto la laurea magistrale in storia presso l'Università della città natale. Le sue principali aree di interesse sono la Turchia, l'Europa orientale e l'Asia centrale. Nell’anno accademico 2016-2017 è stato titolare della borsa di studio «Manon Michels Einaudi» presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino. Attualmente è dottorando di ricerca in Mutamento Sociale e Politico presso l'Università degli Studi di Torino. Oltre all’italiano, conosce l’inglese e il turco.

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