MONTENEGRO: Insediamento del metropolita serbo, violenti scontri a Cetinje

Domenica 5 settembre, la città di Cetinje, in Montenegro, è stata teatro di violenti scontri tra un gruppo di manifestanti e la polizia. La protesta era stata organizzata per contestare lo svolgimento nel monastero cittadino della cerimonia di insediamento del nuovo metropolita della Chiesa Ortodossa Serba in Montenegro, Joanikije, eletto a maggio al posto del metropolita Amfilohije, morto di COVID-19 nel 2020.

Le proteste e gli scontri mettono in luce ancora una volta la spaccatura esistente nel paese tra l’identità serba e l’identità montenegrina, riflessa a sua volta nella diatriba tra Chiesa Ortodossa Serba e Chiesa Ortodossa Montenegrina nella sfera religiosa e nella dinamica maggioranza-opposizione a livello politico.

Uno scontro annunciato

Fin dal suo annuncio, intense polemiche erano sorte intorno alla cerimonia da tenersi nell’antica capitale del Montenegro, Cetinje. Voci contrarie si sono levate fin da subito dalle fila dell’opposizione, guidata dal Partito Democratico dei Socialisti del Montenegro (DPS) del presidente della Repubblica Milo Đukanović, che in nome della difesa dell’identità montenegrina ha bollato come provocazione la decisione della Chiesa Ortodossa Serba di svolgere l’insediamento in una città simbolo per i montenegrini e accusato il governo di favorire le ingerenze di Belgrado nel paese.

Il governo, fondato sull’alleanza tra partiti dichiaratamente filo-serbi e legati a Belgrado e forze civiche ed europeiste, ha invece difeso il diritto della Chiesa Serba di svolgere l’evento, attaccando l’opposizione ed il presidente Đukanović di sfruttare un evento di natura religiosa per causare tensioni politiche e destabilizzare l’esecutivo guidato da Zdravko Krivokapić.

Quanto previsto si è puntualmente realizzato, con l’opposizione a guidare le proteste e la polizia ad opporsi ad ogni tentativo di impedire lo svolgimento della cerimonia, fino ad arrivare allo scontro. Già dalla mattina, i dimostranti hanno eretto barricate all’ingresso della città, costringendo il nuovo metropolita e il clero ortodosso, incluso il patriarca Porfirje, ad arrivare a Cetinje in elicottero. Mentre la cerimonia si svolgeva regolarmente all’interno del monastero, fuori la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni per fermare la protesta, ormai degenerata in vero e proprio scontro. Al termine di una giornata convulsa, che ha contato 12 arresti e una ventina di feriti, maggioranza e opposizione si sono rimpallati le accuse, con il primo ministro a bollare le proteste come un “atto di terrorismo” organizzato dal DPS e le opposizioni a criticare la violenza esercitata dalla polizia contro una legittima manifestazione.

Serbi e Montenegrini

Le immagini degli scontri, in una città tradizionalmente tranquilla come Cetinje, raccontano di una frattura che, negli ultimi anni, si sta pericolosamente facendo più profonda. Il Montenegro, resosi indipendente dalla Serbia nel 2006, è caratterizzato dalla convivenza di due distinte identità nazionali, entrambe radicate nella storia e cultura del paese, e affiancate da numerose altre minoranze: mentre quasi la metà dei cittadini si definisce “montenegrina”, un sostanzioso 28% di cittadini del Montenegro, secondo il censimento del 2011, si considera “serbo” e guarda di buon occhio il mantenimento di un legame, culturale, ma anche politico, con Belgrado. Pur essendo sia i serbi che i montenegrini di religione cristiana ortodossa, questa situazione si è riflessa nella sfera religiosa. Alla Chiesa Ortodossa Serba, che ha da secoli una sua diocesi ufficiale in Montenegro, dagli anni ’90 si è affiancata una Chiesa Ortodossa Montenegrina, non riconosciuta ufficialmente dalle altre Chiese ortodosse, ma riconosciuta dal governo del paese. Sia il metropolita serbo che quello montenegrino hanno sede ufficiale proprio a Cetinje ed un rapporto tutt’altro che disteso.

Negli ultimi anni, la questione ha avuto importanti conseguenze politiche. A forze politiche dichiaratamente espressione dell’identità serba, legate a Belgrado e alla Chiesa Ortodossa Serba, alcune delle quali anche recentemente protagoniste di prese di posizione nazionaliste e negazioniste dei crimini commessi negli anni ’90, il presidente Đukanović ha risposto cavalcando lo sviluppo di un nazionalismo montenegrino che rifiuta ingerenze serbe nella vita dello stato. Uno scontro divenuto ancora più evidente in occasione della proposta da parte del precedente governo a guida DPS di una legge sulle proprietà religiose, letta come avversa alla Chiesa Ortodossa Serba. Una questione che si è trascinata fino alle elezioni, nelle quali le forze filo-serbe hanno estromesso dal potere, per la prima volta dopo tre decenni, il partito del presidente Đukanović, grazie ad un’alleanza con forze civiche e riformiste. Nonostante la creazione di una coalizione variegata, il cambio di governo, invece di sedare gli animi, non ha fatto che rinfocolare le tensioni, emerse in diverse polemiche verbali ed esplose poi con le proteste del 5 settembre.

I fatti di Cetinje non possono che allarmare. A causa di avventati calcoli politici e a pericolose alleanze tra partiti e clero religioso, quella che una volta era una sottile differenza culturale tra due anime dello stesso paese, sta diventando una linea di frattura profonda. Una frattura che indebolisce il Montenegro, proprio nel momento cruciale di un cambio di governo carico di speranze e aspettative.

Foto: Danlages65

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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