CECENIA: Mosca favorisce l'islamizzazione, e l'ignoranza

di Giovanni Bensi

La grande moschea di Grozny

da Mosca – Era da tempo che non si sentiva più parlare di combattimenti in Cecenia, tutt’al più di singoli “atti terroristici” compiuti da musulmani integralisti, i cosiddetti “wahhabiti”. Sembrava quasi che la seconda guerra cecena, conclusasi ormai tre anni fa, avesse portato a un successo. Ma in questi giorni dalla Cecenia meridionale, montuosa, tradizionalmente rifugio dei guerriglieri, è giunta una notizia in controtendenza: alla periferia del villaggio di Tazen-Kala, del distretto di Vedenò è stato scoperto un campo dei ribelli, e nel tentativo di ispezionarlo, i militari russi sono caduti in un’imboscata.

Secondo i dati ufficiali sono rimasti uccisi tre combattenti del battaglione “Sud” delle truppe interne dell’MVD e un poliziotto del commissariato regionale di Nozhaj-Jurt. Altri 16 militari sono rimasti feriti, di cui alcuni  in modo grave. Sul luogo sono stati trovati anche cinque cadaveri, dei quali solo uno è stato identificato: si tratta di un abitante di Grozny ricercato dalla polizia.

Qualora l’islam nel Nord-Caucaso non si presenti con i connotati estremisti, wahhabiti, Mosca non esita a fare ad esso delle concessioni, come è avvenuto verso l’attuale presidente ceceno Ramzan Kadyrov. Le sue iniziative “islamiche” sono appoggiate dal nuovo mufti della Cecenia, Sultan Mirzaev, già presidente del tribunale shariatico, adepto della confraternita “sufica” Qadiriya, succeduto al precedente mufti Ahmad Shamaev.

Ma le proposte di Ramzan Kadyrov per agevolare l’islam “non wahhabita, con l’appoggio di Mosca, non si limitano a questo. Durante una conferenza con gli ‘ulema’, i dottori della religione, il mufti Mirzaev dispose che tutte le khutba (sermoni) che si tengono nelle moschee debbano essere approvate in precedenza dalla Nezaret (Direzione religiosa) cecena, giacché “si verificano casi si distorsione dei precetti reali dell’islam, distorsioni dannose che hanno conseguenze deleterie”.

Nello stesso tempo, per sostenere la rinascita del sufismo (islam “mistico”, o “confraternale”, tradizionale nel Nord Caucaso, in contrapposizione alla wahhabiya), Ramzan, ovviamente con l’appoggio russo, ha fatto costruire a Grozny una moschea che è, si dice, la più grande d’Europa ed è intitolata al padre del presidente, Ahmad, ucciso dal guerriglieri nel 2004. I lavori sono terminati nel 2009, e il corpo centrale dell’edificio, concepito sul modello della Sultan Ahmet Camii (la “Moschea del Sultano Ahmed”), nota anche come Mavi Camii (“Moschea Azzurra”), a Istanbul, con i quattro minareti alti 50 metri, si erge all’estremità della ulica Pobedy, la “via della Vittoria” e domina la silhouette della città. La moschea può ospitare 10.000 fedeli: accanto ad essa sorge una madrasa e la nuova residenza del mufti. Mirzaev spera che la nuova moschea, che è costata diversi milioni di dollari, in spirito sunnita, šafi’ita e qadirita, “aiuterà i fedeli a tornare alla fede tradizionale del nostro popolo”, respingendo le tentazioni estremistiche.

In alcune repubbliche, come in Cecenia, Inguscezia e Dagestan, le autorità favoriscono apertamente i processi di islamizzazione. Ora il presidente Ramzan Kadyrov sta conducendo una forte campagna a favore della rinascita islamica, concepita però in termini di devozione popolare, qualche volta di superstizione, e con metodi di impatto mediatico, ma di scarsa consistenza dottrinale. Un esempio: il 22 settembre 2011 Kadyrov è riuscito a portare in Cecenia una reliquia di dubbia origine e di nulla autenticità, nientemeno che la ciotola del profeta Maometto, conservata, chissà come, a Londra e trasportata a Groznyj grazie a misteriosi “musulmani britannici”.

Per l’occasione Kadyrov si lanciò in una ricostruzione della storia della ciotola che suscita fondati dubbi circa le sue conoscenze dell’islam. Egli infatti disse: “Dopo la morte del Profeta la ciotola fu custodita da suo cugino, il califfo Ali ibn Abutaleb. Quindi dalla figlia del Profeta, Fatima, e dai suoi figli Hasan e Husein. In seguito la ciotola fu trasmessa di mano in mano dai discendenti del Profeta. Un secolo dopo gli islamisti radicali, i seguaci del wahhabismo, incominciarono a perseguitare i discendenti del Profeta, che furono costretti ad abbandonare la Mecca e Medina”. Ci sembra davvero che le idee di Kadyrov sulla storia dell’islam siano più che approssimative. Fra l’altro i wahhabiti sono comparsi solo alla fine del XVIII sec.!

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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4 commenti

  1. Mosca crede che dopo di aver fatto vincere la guerra alla Cecenia che e’ contro ai ribelli Ceceni,di possedere uno Stato da poterne formare la Russia Unita che sarebbe per essere un unico Capo di tanti Stati fruttiferi ma da non renderli Indipendenti,e da come siamo a conoscenza la Cecenia e il Daghestan sono due Stati molto fruttiferi oltre ad essere due Stati Islamisti mentre Mosca non e’ Islamista.La Russia Unita avrebbe un unico Presidente ladrone e io penso che la Capitale non sarebbe Mosca in futuro,considerando l’ulterior Stato piu’ fruttuoso da come dovrebbe essere una vera Capitale.

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