RUSSIA: Il vaccino Sputnik V non attira, perché?

Nell’agosto 2020, il presidente russo Vladimir Putin annunciò la registrazione dello Sputnik V come il primo vaccino al mondo contro il COVID-19. Qualche mese più tardi, l’accesa gara sull’efficacia sembrava aver premiato il vaccino russo sull’americano Pfizer-Biontech (che poi si risollevò con l’annuncio del 95% di efficacia). Nel frattempo, circa sessanta paesi in tutto il mondo iniziarono a richiedere dosi del vaccino russo. Eppure, in Russia, lo Sputnik V non sembra aver fatto presa nella popolazione.

Aspettative fallite

Il vaccino Sputnik V usufruisce della tecnologia a vettore virale, come AstraZeneca e Johnson&Johnson. Essendo stato registrato come primo vaccino al mondo, tutto sembrava far presagire che la Russia sarebbe uscita dalla crisi epidemiologica prima degli altri, o che perlomeno avrebbe beneficiato di un enorme vantaggio sanitario (e politico). Eppure, al 19 giugno 2021, solo il 10,42% della popolazione (cioè 15 milioni di persone) ha ricevuto la doppia dose di vaccino, mentre la percentuale sale al 13,40% (quasi 20 milioni) se si includono anche coloro che ne hanno ricevuto una sola dose. Giusto per capirci, l’Italia ha vaccinato completamente il 27% della popolazione, mentre gli Stati Uniti il 45%. Se si considerano anche coloro che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale, la percentuale sale rispettivamente intorno al 51% e al 53%.

Quella russa, quindi, si tratta di una cifra irrisoria se comparata dunque all’Italia o agli Stati Uniti. E pensare che il presidente Putin aveva dichiarato che entro luglio 2021 il 60% della popolazione russa sarebbe stata vaccinata. Se tale ritmo dovesse essere confermato, il Cremlino raggiungerebbe l’obiettivo solo alla fine del 2022.

L’introduzione dell’obbligo del vaccino a Mosca

Per ovviare al problema, mercoledì 16 giugno, le autorità di Mosca hanno introdotto l’obbligo di vaccinazione nella capitale. Motivato dall’innalzamento del numero dei contagi a causa della variante indiana, il decreto prevede che il 60% dei moscoviti siano vaccinati entro il 15 agosto. In particolare, l’obbligo incombe non soltanto sui dipendenti del settore sanitario, ma anche dei servizi pubblici, del commercio, della ristorazione, dei trasporti e dello spettacolo. Nonostante il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, abbia dichiarato che, al momento, il governo non abbia intenzione di adottare una tale misura a livello nazionale, l’obbligo del vaccino è stato esteso già in 12 regioni su 85.

Anche in questo caso, però, la decisione non è stata accolta con grande favore da parte della popolazione. La società è divisa e c’è già chi sta cercando di ottenere falsi certificati di avvenuta vaccinazione. Nel frattempo, il numero dei contagi sta salendo in maniera preoccupante. Un timido tentativo di arginare l’ondata nella capitale è stato fatto dal sindaco Sergej Sobjanin il 12 giugno scorso introducendo un parziale lockdown fino al 29 giugno (restrizioni sugli eventi, chiusura dei ristoranti tra le 23 e le 6).

Le motivazioni dietro il fallimento

La nota rivista medico-scientifica The Lancet ha proposto varie motivazioni per spiegare il numero così basso di vaccinati in Russia. Innanzitutto, i russi sono tra le popolazioni più restie a farsi vaccinare, dominati da dubbi e perplessità sull’effettiva utilità del vaccino. Secondo un sondaggio di gennaio 2021, solo il 37,7% della popolazione si era dichiarata volenterosa a farsi vaccinare: il 10,2% appena fosse stato possibile, mentre il 27,5% solo dopo aver guardato gli effetti del vaccino sui russi più impavidi. Inoltre, certamente non facilita la grande quantità di dottori o infermieri russi contrari alla vaccinazione. Infatti, solo il 20% di questi ha dichiarato che consiglierebbe ad amici, parenti e clienti di vaccinarsi contro il COVID-19. Infine, molti russi credono ancora che, una volta contratto il virus, si resti immunizzati per un tempo più o meno indeterminato. In città come San Pietroburgo, dove è stato stimato che tra il 40% e il 50% degli abitanti siano stati contagiati, tale credenza può essere un’ulteriore ragione per il basso numero di vaccinati in Russia.

Tuttavia, due altre motivazioni si rivelano altrettanto valide, se non cruciali. In primo luogo, la popolazione russa nutre una scarsa fiducia e una diffusa percezione negativa nei confronti del sistema sanitario nazionale. Infatti, già prima della diffusione del COVID-19, soltanto il 37% della popolazione russa esprimeva soddisfazione nei confronti del settore sanitario, una cifra stabile dal 2014 e significativamente infima rispetto alla media mondiale (65%). In secondo luogo, il Cremlino ha fatto poca campagna di sensibilizzazione. Se in Italia, in UE e negli Stati Uniti, moltissime autorità politiche e personaggi famosi hanno postato su internet le foto delle loro vaccinazioni per invogliare la popolazione a fare lo stesso, in Russia non è successo nulla di tutto questo. La stessa vaccinazione del presidente Putin è avvenuta a porte chiuse. Nessuna pubblicità, nessuna sensibilizzazione.

Il vaccino Sputnik V potrebbe finire per godere di maggiori estimatori al di fuori dei confini russi che all’interno.

 

Immagine: Wikimedia Commons

Chi è Amedeo Amoretti

Studente di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali, curriculum Global Studies, alla LUISS Guido Carli. Si interessa principalmente di Russia, Bielorussia e Ucraina. Ha scritto la tesi triennale concernente "La crisi in Crimea nel quadro delle Nazioni Unite: la pronuncia dell'Assemblea Generale e il veto russo nel Consiglio di Sicurezza".

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