Quando l’Unione Sovietica insegnava l’uguaglianza di genere con Valentina Tereškova

Che la corsa allo spazio fosse una priorità assoluta per l’Unione Sovietica non è un mistero. Eppure, una volta centrato l’obiettivo con Jurij Gagarin, le autorità sovietiche non si lasciarono sfuggire l’occasione di beffarsi nuovamente degli Stati Uniti d’America. Fu così che la cosmonauta Valentina Tereškova divenne il simbolo del progresso e della parità di genere sotto gli occhi di tutti, compresi quelli del nemico. Nonostante la sapiente mossa strategica messa in atto dall’Unione Sovietica, il primato spaziale al femminile raggiunto con Valentina Tereškova non conosce eguali.

Icona del suo tempo

Il 16 giugno 1963, a due anni di distanza dal primo uomo nello spazio, Valentina Tereškova era a bordo della navicella Vostok 6 in un viaggio che sarebbe durato 3 giorni. La fama che derivò da quella spedizione fu eccezionale: la prima donna alla conquista dello spazio venne ritratta nei manifesti sovietici di allora come colei che aveva onorato la sua patria al pari dei colleghi uomini.

Dopo aver perso il padre durante il secondo conflitto mondiale, la famiglia di Valentina si stabilì nella città di Jaroslav in cerca di fortuna. Temeraria fin da giovane, Valentina si iscrisse ad una scuola di paracadutismo e guardava con profonda ammirazione a Jurij Gagarin ancora prima che diventasse l’idolo del popolo. La fortuna di Valentina fu quella di venire selezionata dai vertici del programma spaziale sovietico per impedire che il primato spaziale potesse essere messo in discussione dagli americani.

Le immagini dell’atterraggio furono diffuse in tutto il mondo come monito della superiorità sovietica. Nella realtà dei fatti le cose andarono ben diversamente: a smentire l’artificiosa versione propagandistica ci ha pensato la stessa Tereškova pochi anni fa, rivelando che si trattava di una farsa appositamente realizzata per i cinegiornali. Al contrario, l’impatto al suolo fu così brusco che la dovettero trasportare d’urgenza in ospedale.

Lo zampino del partito comunista dell’Unione Sovietica penetrò fino alla vita privata di Valentina, tanto da “incoraggiare” nel 1963 il suo matrimonio con il cosmonauta Andrian Nikolayev a fini propagandistici (divorziarono nel 1982). Il modello di donna sovietica per eccellenza (dunque moglie, madre e lavoratrice per il bene e la gloria dello stato) venne plasmato su Valentina Tereškova, in quanto il partito era certo di poter contare sulla sua popolarità.

Ad ogni modo, usare l’arma dell’emancipazione femminile in piena guerra fredda risultò essere un cocktail perfetto: pubblicamente umiliati, gli americani mancarono ancora una volta l’occasione di concretizzare la tanto proclamata uguaglianza e democrazia.

Dallo spazio alla politica

Il partito comunista vide in Tereškova una fedele alleata, tanto da farla sedere tra i più alti ranghi del Soviet Supremo negli anni Settanta. Da allora rimase letteralmente con i piedi per terra, scalando però i palazzi della politica. Fin dal principio vide in Vladimir Putin una figura guida per la Russia contemporanea, schierandosi con il suo partito prima nella Duma regionale di Jaroslav, e poi dal 2011 a seguito della sua elezione alla Duma di stato. In occasione del suo ottantesimo compleanno nel 2017, è stata lodata da Putin in persona per il suo patriottismo senza eguali.

Non paga della sua fama ancorata nel passato, il suo nome è tornato a riecheggiare nella stampa internazionale nel 2020 durante il processo di riforma della Costituzione russa. Tereškova in prima persona ha proposto l’abolizione del numero massimo di mandati presidenziali, di fatto azzerandoli e così spianando la strada a Putin per governare anche una volta terminato l’attuale mandato nel 2024.

E’ interessante notare come il ruolo di Valentina Tereškova sia cambiato negli anni, ma sia sempre ruotato intorno ai poteri forti. Prima innalzata a icona di emancipazione, è oggi una fedele figura al supporto del partito di Putin e protagonista della controversa incoronazione di Putin a “zar a vita”. Davanti a questo così netto cambio di rotta, il web si è scatenato e ha fatto della Tereškova un meme vivente, come a dire “dalle stelle alle stalle”.

 

Immagine: Commons Wikimedia

Chi è Martina Urbinati

Mi occupo di processi di democratizzazione e rafforzamento dello stato di diritto in Russia e Ucraina. Inoltre, tra i miei interessi di ricerca figurano sfide geopolitiche e interpretazioni conflittuali della memoria storica nell'area post-sovietica (paesi baltici, Bielorussia, Russia e Ucraina). Laureata presso l'università di Bologna in scienze politiche e sociali.

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