STORIA: Jurij Gagarin, eroe dell’umanità

Il 12 aprile del 1961 è una data che è entrata di diritto nella storia dell’evoluzione dell’uomo. Alle 9.07, secondo il fuso orario di Mosca, Jurij Alekseevič Gagarin decollò con la navicella Vostok-1 dal cosmodromo di Bajkonur ed effettuò il primo viaggio dell’uomo attorno alla Terra. Un giorno storico, fondamentale per l’umanità e per il contesto storico di allora, quando Unione Sovietica e Stati Uniti spremevano le loro economie per finanziare un’assurda gara per la conquista dello spazio e nella corsa agli armamenti.

Il viaggio di Gagarin è durato poco, solamente 88 minuti. Un’ora e mezza intensa, dove Gagarin ha cercato di svolgere al meglio il suo lavoro, cercando di non farsi trasportare troppo dall’affascinante panorama che si apriva davanti ai suoi occhi. Il suo lavoro non è stato in realtà molto impegnativo, dal momento che la navicella era totalmente automatizzata, seppur esistessero comandi manuali da azionare in caso di malfunzionamenti. Gagarin è stato quindi uno spettatore di lusso dell’evoluzione umana, una fortunata persona che si è costruita la propria sorte. Prima di raggiungere l’orbita terrestre Gagarin, figlio di colcosiani, studiò nelle scuole della sua città, Gžatsk, salvo poi trasferirsi a Mosca per studiare alla scuola professionale per diventare fonditore. Successivamente si trasferì a Saratov per specializzarsi nel mestiere e imprimere al suo destino una netta svolta: proprio a Saratov iniziò a studiare per diventare pilota d’aerei, effettuando anche i primi voli su degli aerei Po-2 e Yak-18 d’addestramento. Dopo Saratov, Gagarin si trasferì a Orenburg dove entrò nell’aeronautica militare e si diplomò come ufficiale, per poi prestare servizio nelle regioni polari nel nord della Russia, nel 769° reggimento della 122° divisione delle Forze dell’Aviazione Militare della Flotta Settentrionale. Una scelta difficile quella fatta da Gagarin, che si fece trasportare più dallo stereotipo dell’uomo socialista che da interessi personali. Gagarin avrebbe infatti potuto svolgere il servizio militare in luoghi ben più accessibili o nella stessa Orenburg, dove aveva sposato Valentina Gorjačeva, ma scelse l’estremo nord perché voleva “andare dove il servizio sarebbe stato più difficile. La mia giovinezza mi ci obbligava”. Successivamente prese parte al concorso per diventare cosmonauta che si tenne a Luostari, superando brillantemente i test a cui era sottoposto.

Il 12 aprile Gagarin effettuò il primo viaggio intorno all’orbita terreste, durato 88 minuti. Dopo il perentorio “Poyekhali!” (Andiamo!) il Vostok-1 si staccò da terra e iniziò il suo percorso. Come deciso dalla base, alle 10.25 i motori frenanti iniziarono a invertire la rotta della navicella che atterrò nel campo colcosiano Leninskij Put alle 10.55, vicino alla città Engels, nell’oblast’ di Saratov. I lavoratori che incontrarono per primi Gagarin dopo il volo mostrarono una certa diffidenza nei suoi confronti, salvo poi farsi carichi d’orgoglio dopo aver scoperto chi fosse. La conquista per l’umanità di Gagarin divenne però motivo di vanto per le élite sovietiche, che considerarono il raggiungimento di tale obiettivo come una conquista esclusivamente sovietica, alimentando il clima da guerra fredda. Un sentimento contrario allo stesso Gagarin che dichiarò che “girando intorno alla Terra nella navicella, ho visto quanto è bello il nostro pianeta. Il mondo dovrebbe permetterci di preservare e aumentare questa bellezza, non di distruggerla!”. Un inno alla pace nella controversa gara per la conquista dello spazio. Il 27 marzo 1968, all’età di 34 anni, Gagarin perse la vita in un incidente mentre era alla guida di un caccia da combattimento MiG-15, poco prima di effettuare un secondo viaggio nello spazio.

Ma ai giorni nostri, in un momento storico dove la paura del diverso vede l’erezione di muri e fili spinati, dove l’umanità sembra aver dimenticato la compassione, dove la solidarietà viene meno, ciò che pronunciò Gagarin mentre si trovava nell’orbita terrestre assume un valore più profondo. “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”. Per quanti muri e barriere l’uomo potrà costruire, la Terra sarà sempre senza frontiere.

Chi è Edoardo Corradi

Nato a Genova, è dottorando di ricerca in Scienza Politica all'Università degli Studi di Genova. Si interessa di Balcani occidentali, di cui ha scritto per numerosi giornali e riviste accademiche.

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