POLONIA: Mr. Browne, il partigiano-jazzista dalla Nigeria

È facile perdersi dei dettagli quando si cammina per Pasaż Wiecha. Questo famoso percorso pedonalea un passo dall’iconico Palazzo di scienza e cultura di Varsaviaospita per l’osservatore un po’ più attento un piccolo monumento. La dedica è singolare: celebra Mr. Browne, un jazzista nigeriano che visse a Varsavia dagli anni Trenta agli anni Cinquanta.

Dalla Nigeria alla Polonia

August Agbola O’Browne (noto come Browne) nacque in Nigeria alla fine dell’Ottocento, probabilmente da origini yoruba nel sud del paese. Dei primi anni della sua vita si sa poco: il nome dei genitori, Wallace e Josephine, e che crebbe a Lagos. Di lì andò poi a Londra, facendo vita di musicista; questa rimarrà la sua professione fino alla morte nel 1976. 

Unitosi a un gruppo di musicisti itineranti, Browne giunse infine a Varsavia dove si fermò in pianta stabile. Godeva di una certa notorietà nell’ambiente jazz della Varsavia degli anni Trenta: si guadagnava da vivere come percussionista e riscuoteva un discreto successo. Sposò una donna del luogo, Zofia Pykowna, e dopo la fine di questa relazione si risposò con Olga Miechowicz. Browne, cittadino britannico, allo scoppiare della guerra riuscì a far andare Zofia e i figli avuti con lei in Inghilterra, al sicuro. Lui decise di rimanere. 

La guerra

Con la guerra, la vita di Browne cambiò significativamenteLa resistenza sotterranea, partigiana, è ben organizzata e molto attiva. I dettagli sulla sua attività sono fumosi, ma alcune cose si possono dire quasi con certezza: si unisce al battaglione Iwo, operativo nella zona meridionale del distretto di Śródmieściedove si occupa di distribuire attrezzature elettroniche e stampa clandestina. Il suo nome di battaglia era Alì. Il noto fotografo Andrzej Zbiorski, all’epoca fotoreporter per testate della resistenza, riportò di aver incontrato un tale Mr. Brown” per prendere degli strumenti. 

Browne sopravvisse alla rivolta di Varsavia del ‘44 e alla totale distruzione della città, restandovi a vivere anche negli anni a seguire. La musica rimase il suo lavoro anche sotto il nascente regime comunista: per avere un posto nella sezione culturale dell’amministrazione cittadina, Browne compilò nel 1949 un formulario che attestava il suo passato da partigiano. È da questo documento che è nata la riscoperta, molti anni più tardi, di questo improbabile combattente. 

Negli anni Cinquanta, dopo decenni nella sua città d’adozione, Browne usò la propria cittadinanza britannica per emigrare nel Regno Unito insieme alla sua famiglia. Qui si reinventò come insegnante di musica e altri lavori saltuari legati al suo mestiere di sempre. Con la figlia Tatiana non parlò mai degli anni della guerra, né della vita in Nigeria. 

La riscoperta

La sua storia è stata riscoperta quasi casualmente negli anni 2000, prima pubblicata dalla Fundacja Afryka Inaczej, poi diffusa fra storici professionisti. Il leader della fondazione, Mamadou Diouf, noto intellettuale e musicista polacco-senegalese, si fece in quattro per diffondere questa storia. Lech Kaczynski, ex sindaco di Varsavia e all’epoca presidente della Repubblica polacca, voleva dedicargli un monumento: la sua morte prematura nell’incidente di Smolensk fece naufragare il progetto. 

Finalmente, nel 2019, il piccolo monumento a Śródmieście ha visto la luce. Nel frattempo, la storia di Browne ha ispirato opere d’arte e molti articoli sui media, ispirando curiosità e un certo orgoglio nei polacchi. In un’epoca di enorme immigrazione e di riflessione sugli usi linguistici, in particolare sulla controversa parola murzyn (la cui radice è legata a quella dell’inglese moor), la storia di Browne lascia un esempio per il presente della Polonia.

Foto: BBC (public domain)

Chi è Massimo Gordini

Studente all'Università di Bologna, ho vissuto a Cracovia, Mosca, San Pietroburgo e Stati Uniti per vari scambi. Curioso di tutto ciò che riguarda l'Europa centrale e orientale, per East Journal mi occupo soprattutto di Polonia.

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