CALCIO: Śląsk Wrocław e Wisła Kraków, una combine che finì malissimo

di Carlo Iannaccone

Disse una volta Jan Tomaszewski, il portiere della nazionale polacca giunta terza ai Mondiali del 1974, che la più grande malattia che affligge il calcio polacco è la corruzione. Tomaszewski non parlò a torto: lo dimostra l’epilogo del campionato di prima divisione del 1981-82, ricostruito dal giornalista Artur Brzozowski per il portale sport.pl.

Quell’anno, prima della giornata conclusiva, a contendersi il titolo erano rimasti soltanto lo Śląsk di Wrocław (cittadina della Slesia nota in italiano come Breslavia) e il Widzew di Łódź. Gli slesiani potevano contare su una lunghezza di vantaggio sui rivali, ma non godevano del favore degli scontri diretti: in caso di arrivo a pari punti, non avrebbero vinto il campionato. Il Widzew invece, per conquistare il titolo poteva soltanto sperare che lo Śląsk incappasse in un passo falso casalingo contro il Wisła Kraków.

Cinquecentomila złoty per il titolo

Sulla carta, tra gli slesiani e la squadra di Cracovia non c’era partita, ma alcuni dirigenti dello Śląsk, preoccupati da un’inaspettata sconfitta rimediata nel turno precedente, non erano dello stesso avviso: per questo motivo, incaricarono quattro loro calciatori di racimolare il denaro necessario a corrompere i giocatori del Wisła. Il gruppetto, capeggiato da Tadeusz Pawłowski (la stella della squadra) raccolse soltanto 400.000 złoty dei 500.000 richiesti dal Cracovia, ma la somma fu comunque sufficiente a convincere gli avversari a trovare un’intesa, a patto che il club di Breslavia avesse rimediato altri 100.000 złoty prima dell’inizio del match.

I giocatori dello Śląsk accettarono e, così, Pawłowski e il suo vecchio amico, nonché centrocampista del Wisła, Zdzisław Kapka, passarono a discutere nei minimi dettagli i termini dell’accordo. I due non lasciarono niente al caso, stabilirono anche il comportamento che avrebbe dovuto tenere il portiere nel caso dell’assegnazione di un calcio di rigore, e quando finirono, si strinsero la mano in segno di intesa.

“Un milione di złoty o perderete. È la nostra ultima offerta” 

Così, si arrivò all’ultima giornata con i calciatori dello Śląsk sicuri di trionfare, dato che erano riusciti a consegnare i restanti 100.000 złoty in un bagno dello stadio poche ore prima del fischio d’inizio. La loro convinzione sarebbe venuta meno, però, se solo avessero saputo che il Łódź aveva offerto al Wisła una somma ancora più alta per spronarli a dare il massimo. Inoltre, il match tra il Widzew e il “pericolante” Ruch Chorzów era iniziato con otto minuti di ritardo rispetto alla partita di Breslavia. Facile pensare che, se il Ruch fosse stato sicuro di evitare la retrocessione, avrebbe concesso la vittoria al Łódź nei minuti finali.

A ricevere i soldi dal Widzew fu Andrzej Iwan, lo stesso calciatore che fece partire il cross che, al 51′ minuto, permise a Piotr Skrobowski di portare in vantaggio gli ospiti. Quel gol dimostrò alla formazione breslava che gli accordi erano saltati e diede allo stesso Iwan il coraggio di provare a stringere un nuovo, ancor più vantaggioso, accordo. L’attaccante del Wisła si avvicinò a Pawłowski promettendogli il titolo in cambio di un milione di złoty, ma tutto ciò che allo slesiano era rimasto da offrire era la sua fede nuziale, che non valeva abbastanza.

Un arbitro a dir poco parziale 

A quel punto, lo Śląsk Wrocław si riversò furiosamente in attacco, ma il portiere Adamczyk, in evidente stato di grazia, respinse un tiro dopo l’altro, costringendo l’arbitro Alojzy Jarguz, pizzicato a cena col vice-presidente del club di Breslavia la sera prima, ad assegnare un calcio di rigore inesistente all’83esimo minuto per “evitare che il risultato del match venisse falsato”.

Quella decisione creò scompiglio, ma con sommo stupore di Jarguz, furono alcuni calciatori dello Śląsk, non quelli del Wisła, a domandargli per quale ragione avesse fischiato, segno che, evidentemente, qualcuno nel Breslavia stava remando contro i suoi stessi compagni. Un pensiero condiviso anche dal centrocampista Ryszard Tarasiewicz, sostituito, a sorpresa, parecchi minuti prima del fischio finale: “è stato umiliante. Io volevo vincerla quella partita, ma qualcun’altro non era della mia stessa opinione. Alcuni miei compagni sfoggiarono presto una nuova Polonez, altri una Lada, ma [a che prezzo?] hanno perso l’occasione di rimanere nella storia”.

Chi ha tradito chi? 

Tarasiewicz non ha mai fatto nomi, ma è chiaro che il maggior sospettato di essersi venduto al Łódź fu proprio colui che quel calcio di rigore ebbe la possibilità di calciarlo, ma lo sbagliò, condannando lo Śląsk Wrocław alla sconfitta: Tadeusz Pawłowski. In fondo, tutti l’avevano visto scambiarsi un cenno d’intesa con Kapka poco prima di presentarsi sul dischetto e tutti a Breslavia, ancora oggi, ricordano il suo debole tentativo di trasformazione, neutralizzato facilmente da Adamczyk.

Quell’errore consentì al Łódź (che aveva soltanto pareggiato a Chorzów) di laurearsi campione di Polonia in considerazione dei risultati maturati negli scontri diretti e costrinse Pawłowski a passare alcuni mesi d’inferno. I suoi figli vennero bullizzati e il suo passaggio al Lens venne bloccato, nonostante il giocatore del Wrocław avesse sempre rispedito al mittente le accuse di aver sbagliato volontariamente quel tiro.

Pawłowski, nel tempo, ribadì più volte di essere stato ingannato da Kapka, confermando, senza mezzi termini, di aver tentato di corrompere i giocatori del Wisła. Ma Kapka, ancora oggi, non ci sta, perché nel calcio nessuno può essere incolpato per aver disturbato efficacemente l’avversario e non averlo aiutato a vincere:

I giocatori dello Śląsk dovrebbero prendersela soltanto con loro stessi, perché quella sconfitta fu soltanto colpa loro. Non dovrebbero uscirsene fuori con queste storie assurde, dopo tutto, ebbero la possibilità di battere un calcio di rigore, ma non riuscirono a segnarlo.

In effetti, chi ha avuto l’occasione per pareggiare l’incontro e non l’ha sfruttata, può accusare qualcun’altro di essere stato corrotto per vincere? Forse è meglio quando Pawłowski si limita a riassumere l’intera faccenda con queste parole: “è incredibile quello che è successo. Per tutta la stagione abbiamo giocato regolarmente e la volta che abbiamo provato ad assicurarci una vittoria in maniera truffaldina, è la volta che abbiamo perso”. Come si suol dire: i casi della vita.

Foto: Wikipedia Śląsk Wrocław

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