BOSNIA: Sarajevo poteva avere un sindaco “serbo, ma non per professione”

Venerdì 26 marzo l’assemblea della Città di Sarajevo ha eletto a sindaco il socialdemocratico Bogić Bogičević – ma in serata il politico socialdemocratico ha confermato la propria rinuncia al seggio di primo cittadino.

La candidatura di Bogičević era stata annunciata già a fine 2020 dalla  “coalizione dei quattro” che ha vinto le elezioni cittadine nel novembre 2020: i socialdemocratici del SDP, i socio-liberali della Naša Stranka (NS) e le formazioni conservatrici Popolo e giustizia (NiP) e Unione Popolare Europea (NES), e che ha sconfitto alle elezioni municipali di novembre il Partito d’Azione Democratica (SDA), la principale forza nazional-conservatrice bosgnacca nel paese, cui appartiene il sindaco uscente Abdulah Skaka. La stessa coalizione che da inizio 2021 governa di nuovo anche il Cantone Sarajevo. 

Ma alla prima sessione dell’assemblea cittadina, il 26 marzo, uno sgambetto procedurale (la candidatura di un altro serbo, Srdjan Srdić, a presidente dell’assemblea, il che avrebbe impedito la nomina a sindaco di Bogičević) aveva reso evidente che la sua nomina non era così unanime come poteva sembrare. Bogičević ha allora ritirato la candidatura. I sarajevesi non l’hanno presa bene: nel giro di poche ore, un gruppo di sostegno di 30.000 persone ha annunciato manifestazioni, e tappezzato il centro città di cartelloni “Bogičević è il mio sindaco”. Il voto finale dell’assemblea non è bastato a farlo ritornare sui propri passi: Bogičević ha affermato che il suo ritiro è “irrevocabile”. Resta ora da vedere se l’assemblea troverà un nuovo candidato altrettanto degno della carica di primo cittadino della capitale bosniaca.

Un protagonista di lungo corso

Bogičević è nato nel 1953 a Ugljevik, un piccolo centro a maggioranza serba nel nord-est della Bosnia-Erzegovina. È stato a lungo membro della Lega dei Comunisti di Jugoslavia, all’interno della quale ha ricoperto diverse posizioni prima di essere eletto, nel 1989, alla presidenza collettiva del paese, il più alto organo di governo, composto da sei rappresentanti, provenienti ognuno da una dalle sei repubbliche della federazione jugoslava.

Bogičević divenne così il primo rappresentante nella storia jugoslava a essere eletto democraticamente alla presidenza, tramite un referendum in cui ha ricevuto la maggioranza dei voti nella gran parte delle municipalità bosniache, tra le quali non figurava, ironicamente, proprio Sarajevo.

Nel 1991, quando la guerra in Croazia e in Slovenia era già cominciata, Slobodan Milošević, uno dei principali fautori del violento nazionalismo serbo di quegli anni, convocò una seduta della presidenza con l’intenzione di proclamare la legge marziale nel paese, con la quale la JNA, l’esercito jugoslavo, avrebbe potuto riprendere con le armi e legalmente il controllo delle due repubbliche che spingevano per l’indipendenza. Una tale battuta d’arresto avrebbe probabilmente sbarrato la strada verso l’indipendenza anche alla Bosnia Erzegovina e alla Macedonia, agevolando la strada verso la realizzazione della Grande Serbia.

Milošević aveva bisogno dell’appoggio di quattro dei sei membri della presidenza e si era già assicurato i voti dei rappresentanti di Serbia, Montenegro e Macedonia. Il blocco di potere di Milošević si aspettava di ricevere l’appoggio di Bogičević, rappresentante della Bosnia-Erzegovina di etnia serba, che invece votò contro, dichiarando in seguito: “Io sono serbo, ma non di professione“.

La guerra e i primi anni della Bosnia-Erzegovina

Lo smacco costrinse Milošević all’aggressione militare contro le ormai indipendenti Slovenia, Croazia e, poco dopo, Bosnia-Erzegovina. Bogičević rimase senza stipendio a causa della sua decisione e fu violentemente attaccato dal Partito Democratico Serbo, una formazione nazionalista fondata da Radovan Karadžić, che lo accusò di operare contro gli interessi del popolo serbo.

D’altra parte, l’opposizione a Milošević, che era stata trasmessa in diretta televisiva, ha dato grande autorità alla figura di Bogičević in Bosnia-Erzegovina, dove il suo gesto è stato fortemente apprezzato, mentre nel 2002 il presidente croato Stjepan Mesić lo ha decorato con l’Ordine del principe Trpimir per il suo impegno per l’indipendenza del paese e per una soluzione pacifica del conflitto in Jugoslavia. Due anni più tardi anche la Slovenia gli ha tributato l’Ordine d’argento per la libertà.

Tra il 1992 e il 1996, Bogičević ha vissuto nella Sarajevo assediata dall’esercito serbo-bosniaco, rifiutando di lasciare la sua città adottiva nei momenti più difficili. Ha continuato la sua attività politica nelle strutture della neonata Bosnia-Erzegovina, entrando a far parte del SDP, il principale partito di centro-sinistra del paese, nel 1992 e divenendone in seguito vicepresidente.

Un sondaggio del giornale Dani, realizzato nel 1998, ha rivelato come Bogičević fosse uno dei politici più apprezzati sia a Sarajevo che nella parte occidentale di Mostar, quella a maggioranza croata. Nel corso degli anni si è speso per l’integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina, insistendo sulla necessità di sviluppare un modello civico per il paese che permettesse di superare le divisioni su base etnica.

Una nuova fase per Sarajevo

L’inaspettato tonfo dell’SDA nella capitale della Bosnia-Erzegovina lo scorso novembre ha creato un clima di tensione intorno all’elezione del nuovo sindaco. Secondo le parole del presidente di Naša Stranka Predrag Kojović, Bogičević aveva ricevuto minacce dopo che è stata resa nota la sua candidatura all’elezione a sindaco della città.

Dall’indipendenza della Bosnia Erzegovina, Sarajevo non aveva ancora avuto un sindaco serbo. Bogić Bogičević sarebbe stato la figura ideale per interrompere questa tradizione: un personaggio che si è speso sempre per tutti i popoli del paese, che ha un legame profondo con Sarajevo e che, soprattutto, ha intenzione di essere il sindaco di tutti i cittadini della città. Questa è la linea politica nella capitale, come ha confermato un altro serbo che a novembre ha vinto l’elezione a sindaco del municipio di Sarajevo Centro, Srđan Mandić di Naša Stranka: “Io sono figlio di questa città e sarò il sindaco di tutti i suoi cittadini”.

Non è un fatto banale in un paese in cui la vittoria dell’uno o dell’altro rappresentante è spesso vissuta come la vittoria di un gruppo etnico sull’altro e che ha senza dubbio bisogno di più figure che vogliano rappresentare davvero tutti, come Bogičević ha sempre fatto, anche in quella storica seduta della presidenza jugoslava nel 1991, che ha ricordato di recente in una conferenza a Zagabria: “In accordo con la mia coscienza e senza altri motivi, ho sempre voluto rappresentare tutti i popoli della Bosnia-Erzegovina. Non volevo quella guerra e ho fatto tutto quello che potevo per fermarla.”

Aggiornamento: l’articolo è stato aggiornato il 27 marzo 2021 mattina per includere la definitiva rinuncia di Bogičević alla posizione

Foto: Pixabay

Chi è Dino Huseljić

Studente dell'Università di Pisa, cresciuto in Bosnia-Erzegovina e formato in Lombardia. Si interessa di Balcani e di tutto ciò che riguarda il calcio e la pallacanestro. Dal 2019 scrive su "Gli Stati Generali".

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