“Treni strettamente sorvegliati”, ovvero come stampare timbri sul sedere in tempi di guerra

di Martina Mecco

Lo scorso 5 settembre è mancato il regista Jiří Menzel, uno degli esponenti principali di quella stagione del cinema ceco che, sull’eco della Nouvelle Vague francese, prende il nome di Nová Vlna. Numerose sono state le sue trasposizioni cinematografiche di opere che hanno segnato in modo indelebile la storia letteraria ceca del Novecento, dal romanzo Rozmarné léto (Un’estate capricciosa) di Vladislav Vančura a quelle di Bohumil Hrabal. Tra queste, ad avere avuto un particolare successo fu quella tratta, nel 1966, da Ostre sledované vlaky (Treni strettamente sorvegliati) con la partecipazione dell’attore Václav Neckář, che ritornerà anche nella trasposizione di Skrivánci na niti (Allodole sul filo) del 1990. Vincitore del Premio Oscar come miglior film straniero nel 1967, venne proiettato anche nelle sale italiane con un titolo alquanto bizzarro: Presto, datemi una donna! Alla produzione del film partecipò, inoltre, anche l’autore.

Bohumil Hrabal, padre della letteratura ceca contemporanea

Bohumil Hrabal è senza dubbio uno degli scrittori più importanti del secolo scorso e rappresenta un unicum nella letteratura europea. In particolare, la sua prosa influenza tutt’oggi gli scrittori, tanto da essere definito uno dei “padri” della letteratura ceca contemporanea, a fianco dell’intramontabile Jaroslav Hašek.

Treni strettamente sorvegliati esce in Cecoslovacchia nel 1965, nel pieno di quei “meravigliosi anni sessanta”, stagione di particolare sviluppo letterario e culturale per il paese, nonostante si trovasse all’interno dell’ex-blocco comunista. In questo testo, esempio eccezionale della prosa hrabaliana, l’azione viene costruita secondo il metodo del collage e del monologo, mettendo in scena i pábitele (gli “stramparloni”), personaggi tipici di Hrabal che trovano il loro capostipite nello Zio Pepin, figura ricorrente nelle opere dello scrittore come ne La tonsura.

Miloš e il dramma dell’eiaculatio praecox

A raccontare gli avvenimenti è il giovane Miloš, fiero di essere da poco diventato dipendente delle ferrovie statali. Per quanto riguarda l’ambientazione, ad essere ritratta da Hrabal è una piccola stazione ferroviaria di provincia, in cui Miloš è alle prese con un problema che lo attanaglia:

“(…) io insomma sono sempre maschio, ma quando poi viene il momento di dimostrarlo, che sono maschio, allora non sono più maschio. Secondo il libro ho l’eiaculatio praecox, sapete?”

Mentre Miloš consuma il suo dramma personale, dettato dall’incapacità fisica di accontentare l’amata Máša, anch’essa dipendente alle prime armi della ferrovia, in Europa si sta scatenando l’inferno. Il secondo conflitto mondiale sta dilaniando il continente e questo sconvolge anche la vita interna al microcosmo della stazione. La presenza della guerra viene rimarcata dai treni che transitano continuamente per la stazione, trasportando rifornimenti di munizioni e provocando il rallentamento dei treni ordinari e, quindi, uno scombussolamento della quotidianità.

Timbri e sederi

Mentre a pochi chilometri di distanza “Dresda è una sola torcia” e al fronte i giovani perdono la vita combattendo per un’Europa libera dal nazismo, il capomanovra Hubička perde tempo a stampare timbri sul sedere della telegrafista. Se, di primo acchito, questo contrasto stranisce il lettore, a un’analisi più attenta si rivela invece essere una critica sociale quanto mai raffinata.

L’opera può essere concepita come un grande gioco di equivoci e ribaltamenti cabarettistici. A questo clima generale, dai tratti bizzarri e che fanno sorridere il lettore, si contrappone invece il finale. Infatti, è proprio nelle ultime pagine del testo che emerge l’umorismo nero di Hrabal, la sua grande fascinazione per il grottesco. Il lettore viene sottoposto a uno straniamento che alla risata sostituisce un sorriso amaro. La guerra permea tutto, nemmeno l’ingenuo Miloš può sfuggire alla sua morsa feroce:

Fino all’ultimo momento, prima che cominciassi a perdere di vista me stesso, mi tenni per mano con quel morto, e per le sue orecchie che non udivano ripetevo le parole del capotreno di quello smistamento che aveva portato quei tedeschi straziati da Dresda: “Dovevate starvene seduti a casa, sul culo…”.

Un’ironia tutta praghese

La forza narrativa di Hrabal risiede in un elemento centrale della sua prosa e dell’espressione dell’animo ceco: l’ironia praghese. Quando in un’intervista venne a chiesto a Hrabal in cosa consista questa ironia, rispose che si tratta di un fatto spiccatamente sociologico, una manifestazione tipica della mentalità di Praga, un tratto essenziale, prodotto dal carattere cosmopolita della città.

L’ironia è, però, anche un’espressione dai tratti infantili di una soggettività che, rapportandosi col mondo esterno, si annulla. Paradossalmente, è proprio in questo annullamento che risiede, secondo Hrabal, la più grande libertà possibile in un mondo senza Dio.

Da un punto di vista culturale, è invece il principio della letteratura stessa. Questo “terreno favorevole” è, al tempo stesso, sia la fonte da cui nascono personaggi eterni come il buon soldato Švejk di Hašek o il misterioso K. di Franz Kafka, sia il carattere di cui la prosa di Hrabal si impregna alla radice.

Immagine: Wikipedia

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