REP.CECA: Jiří Menzel e il signor Hrabal

“Non avevo e non ho ambizioni” è una frase che torna spesso nelle interviste a Jiří Menzel, non-ambizioso regista ceco, esponente della Nová vlna ceca e vincitore di due premi Oscar al miglior film straniero. Figlio d’arte (suo padre era sceneggiatore), nasce a Praga nel 1938 e si diploma in regia nel ’62 nella stessa città alla Facoltà di cinema e televisione. Il suo debutto -ma anche la sua consacrazione- con un lungometraggio è quattro anni più tardi con Treni strettamente sorvegliati (Ostře sledované vlaky), tratto dall’omonimo racconto di Bohumil Hrabal, con il quale avrà una lunga e proficua relazione professionale e amicale, girato agli studi Barrandov e che gli varrà il suo primo Oscar per il miglior film straniero. Il secondo arriverà nel 1985 con My sweet village (Vesničko má středisková, sempre tratto da Hrabal e con la sceneggiatura di Svěrák).

A chi ha visto almeno i suoi due film capolavoro da Oscar potrà sembrare strana la dichiarata assenza di ambizioni, ma ancora più straniante suonerà allora una sua dichiarazione in merito al suo Treni strettamente sorvegliati: “Mi hanno chiesto di dirigere questo film, io ho solo eseguito”.

La modestia di Menzel è forse proprio il quid della sua opera: nessuno dei suoi film è viziato da velleità da grande regista né dalla pretesa di sconvolgere il pubblico, che è invece condotto delicatamente per mano alla comprensione di ciò che vede e cioè la bellezza dell’ordinarietà della vita. Menzel vincerà anche un Orso d’oro nel 1989 per un film cominciato nel 1968 durante la Primavera di Praga, bloccato dal regime e ripreso e concluso sei anni dopo: si tratta di Allodole sul filo, il cui titolo ceco Skřivanci na niti gode dell’ambiguità della preposizione “na” che può in questo caso significare “sul” ma anche (e, forse, soprattutto) “al”, alludendo alla condizione dei protagonisti. In un campo di lavori forzati in un impianto siderurgico di Kladno a Brno si dipanano le storie dei condannati e delle condannate, viste attraverso gli occhi del loro stesso guardiano. Anche in questo caso la fonte è un racconto di Bohumil Hrabal.

Della collaborazione con “il signor Hrabal” -è così che il regista si riferisce allo scrittore- Menzel parla sempre come di un’esperienza, oltre che professionale, di vita. “Il signor Hrabal mi ha insegnato a vivere. Lui sapeva vivere, sapeva mangiare, bere, mi ha portato nei boschi a raccogliere funghi, mi ha insegnato a gioire delle cose più semplici.” (in ceco, qui l’intervista a Menzel) Questa ammirazione non è stata unilaterale considerando che fu lo stesso Hrabal a volere che i film tratti dai suoi soggetti fossero diretti esclusivamente da Menzel. Una scelta che si è rivelata la più giusta: la produzione del regista ha saputo rendere fedelmente il sapore tragicomico dei racconti hrabaliani, ai quali si è ispirato per altri film fino al 2006, anno di uscita di Ho servito il re d’Inghilterra (Obsluhoval jsem anglického krále).

Chi è Marzia Romano

Classe 1990, laureata magistrale in lingua e letteratura ceca presso L'Orientale di Napoli. Collabora con la rivista Napoli Monitor e ha partecipato alla redazione dei due volumi dello street artist Cyop&Kaf "QS" e "Taranto, un anno in città vecchia".

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