UCRAINA: Storia di Odessa, porto franco italiano sul mar Nero

di Ugo Poletti

Non tutti sanno che nell’Ottocento è esistita una sorta di Hong Kong dal tricolore italiano sul mar Nero. Si tratta del grande porto commerciale zarista, oggi ucraino, di Odessa, che deve la sua fondazione all’intraprendenza tutta italiana, o meglio di un gruppo di originari del Regno delle Due Sicilie.

Odessa, detta anche la “Perla del mar Nero”, è la capitale marittima dell’Ucraina, nonché una destinazione turistica molto gettonata per le spiagge, la gastronomia, la vita notturna e il patrimonio artistico. Già nell’architettura della città è possibile riconoscere lo stile del barocco italiano. Ma negli anni successivi alla sua fondazione (1794), anche le insegne dei negozi e i nomi delle vie erano in lingua italiana. Andiamo però per ordine.

La fondazione

Alla fine del Settecento, nel corso di una delle tante guerre perpetrate contro l’Impero ottomano, gli zar si impadronirono delle sponde settentrionali del mar Nero, trovandovi un territorio in larga parte disabitato. Un giovane nobile napoletano di nome José De Ribas, ufficiale al servizio di Caterina la Grande, nonché suo amante (uno dei tanti), conquistò nella zona un forte turco (Khadjibey) che dominava una baia naturale. Poiché non c’erano porti russi sul mar Nero, l’ammiraglio De Ribas, figlio del console spagnolo di Napoli, propose alla sovrana di edificare qui un grande porto commerciale. L’iniziativa era di grande valore strategico: un porto sul mar Nero non sarebbe mai stato bloccato dal ghiaccio durante l’inverno, a differenza di quelli sul mar Baltico.

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Il 2 settembre 1794 Caterina la Grande sancì così la fondazione della città con decreto imperiale. Il nome di Odessa fu scelto da De Ribas, su ispirazione del nome di una antica colonia greca sul Mar Nero (Odessos) e della leggenda del viaggio di Ulisse (Odysseus).

Identificato un nome e un luogo, non restava che edificare una città da zero. Mancavano tuttavia gli abitanti e, soprattutto, del personale qualificato per le attività del porto. De Ribas invitò dunque armatori, commercianti, tecnici, artisti e artigiani italiani, perlopiù dal Regno delle Due Sicilie, che diventarono presto la prima classe dirigente della nuova cittadina.

Una città a guida italiana

Nel 1797 si contavano a Odessa circa 800 italiani, pari al 10% della popolazione totale. I primi negozi (pasticcerie, panetterie, farmacie, cantine), così come la gestione del porto furono all’inizio un monopolio italiano. I contratti marittimi venivano siglati in italiano, preso a lingua franca. Anche il primo libro stampato in città fu in italiano, presso l’unica tipografia, gestita a sua volta da un italiano.

Non solo il governatore De Ribas, che morì nel 1800 (il suo ritratto si trova oggi presso il Museo d’arte occidentale e orientale di Odessa), ma anche i vertici dell’amministrazione cittadina erano italiani. Tra i connazionali che visitarono Odessa ci fu persino il giovane Giuseppe Garibaldi, a quel tempo capitano di un mercantile che collegava questo porto pontico con Genova e Marsiglia.

Il tramonto dell’animo italiano della città

Gli italiani rimasero una comunità influente nel corso di tutto l’Ottocento, ma il loro peso venne gradualmente ridimensionato dall’arrivo di nuovi immigrati tedeschi e austriaci (invitati da Caterina II, anche lei tedesca di nascita, con generosi incentivi), seguiti a ruota da francesi, greci e numerosi ebrei provenienti da tutta la Russia, attratti da un clima di maggiore tolleranza nei loro confronti. Queste comunità mantenevano le loro tradizioni, creando anche associazioni culturali importanti da un punto di vista storico.

I greci ebbero a Odessa la loro carboneria (Filiki Eteria), che pianificò e finanziò la lotta per l’indipendenza della Grecia dal dominio ottomano. Gli ebrei vi crearono un centro culturale sionista con cui finanziarono l’acquisto di terreni in Palestina per costruire villaggi e università del futuro Stato d’Israele.

Questo melting pot di nazionalità andò a formare la città economicamente più dinamica dell’Impero russo, grazie anche al regime di “porto franco” (e annesse esenzioni fiscali). La città si distingueva non solo per l’attività del porto, ma anche per i suoi primi impianti industriali. A Odessa si producevano lo champagne, la birra e il cognac, che venivano distribuiti in tutta la Russia e anche all’estero. Lo scrittore Mark Twain visitò Odessa nel 1867, durante la prima crociera di lusso transatlantica della storia, e fu talmente impressionato dalla sua industriosità, che gli sembrò di trovarsi tutt’al più in una città americana.

Fino alla rivoluzione bolscevica, Odessa fu anche la città più moderna e innovativa dell’Impero russo, grazie alle sue intense relazioni commerciali con l’Europa. Infatti, fu a Odessa che apparve la prima macchina con motore a scoppio, il primo tram elettrico e volò il primo aereo. L’Odessa British Athletic Club vinse anche il campionato di calcio di tutte le Russie grazie ai giocatori inglesi residenti in città.

Tracce architettoniche 

Di questo passato rimane traccia soprattutto nell’architettura. La celeberrima scalinata Potëmkin (immortalata dal film di Ejzenštejn) e diversi palazzi furono realizzati dall’architetto Boffo, mentre il teatro dell’Opera fu realizzato dal collega Bernardazzi. Un percorso urbanistico che ricorda da vicino quello intrapreso da San Pietroburgo a suo tempo con altri architetti italiani.

L’ultimo grande imprenditore di Odessa, prima della sovietizzazione della città fu anch’esso italiano, di origini siciliane: Arturo Anatra, proprietario della più grande compagnia di spedizioni marittime del mar Nero, fondatore di una delle più grandi fabbriche di aerei della Russia zarista e dell’Odessa Aero Club. Fu un grande mecenate di istituzioni culturali. Purtroppo, dovette fuggire all’arrivo dei bolscevichi, che distrussero le sue fabbriche e dissacrarono la sua tomba di famiglia.

Nell’Unione Sovietica la comunità italiana si ridusse, assimilandosi. Oggi, la sua storia si trova non solo impressa nell’architettura, ma anche nella memoria degli abitanti di Odessa, che sono considerati la popolazione più aperta, ironica e raffinata d’Ucraina, anche grazie all’influenza italiana.

Il Teatro dell’Opera di Odessa, che nell’Ottocento rivaleggiava con il Marinskij di San Pietroburgo e il Bol’šoj di Mosca, offre tuttora un repertorio prevalentemente di compositori italiani.

Oggi tuttavia, a fronte dell’appassionato interesse nei confronti dell’Italia espresso dagli odessiti, manca una rappresentanza diplomatica italiana in una città dove sono invece presenti 35 sedi di consolati stranieri e altre organizzazioni internazionali.

Questo articolo è frutto di una collaborazione tra East Journal e The Odessa Journal

Immagine: Wikipedia

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"The Odessa Journal" è un quotidiano online indipendente, in lingua inglese, che fornisce articoli aggiornati sulla regione di Odessa e l'Ucraina meridionale.

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