STORIA: 9 Ottobre 1944. Quando Stalin e Churchill decisero le sorti dei Balcani

“Stalin and I should try to get a common mind about the Balkans, so that we may prevent civil war breaking out in several countries”
Winston Churchill, telegramma a Franklin Delano Roosevelt, 11 Ottobre 1944

Ottobre 1944. Mentre gli Alleati sbarcano con successo in Normandia, il Reich inizia a tremare di fronte all’avanzata sovietica nei Balcani Orientali.

È in questo contesto, in cui il corso della guerra va ormai delineandosi, che i leader alleati decidono di sedersi a tavolino per scrivere le pagine dei futuri libri di storia dell’Europa e del mondo.

La quarta conferenza di Mosca, nota anche con il nome in codice “TOLSTOY”, vede incontrarsi nella capitale sovietica il primo ministro inglese Winston Churchill e il segretario generale del PCUS Iosif Stalin, ma non il presidente americano Roosevelt, costretto dalla sua quarta campagna elettorale a delegare in rappresentanza l’ambasciatore Averell Harriman e il generale americano di stanza a Mosca, John Dean.

Churchill e stalin
Il segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Iosif Stalin, e il premier britannico, Winston Churchill

L’occasione d’incontro nasce su idea di Churchill, intenzionato a stabilire precisamente le tempistiche dell’entrata in guerra dei sovietici contro il Giappone, questione della quale si era già parlato in precedenza durante la Conferenza di Teheran (nome in codice “Eureka”, 28 novembre – 1° dicembre 1943) e che verrà formalizzata soltanto l’11 febbraio dell’anno seguente.

Al pari, Stalin ha urgenza di stabilire preventivamente i futuri equilibri di potere e tra Mosca e gli alleati occidentali nei Balcani. A tal proposito, il primo ministro inglese redige un foglietto con le “percentuali” di influenza – da cui prende il nome l’incontro – che i due paesi avrebbero mantenuto nell’Europa Sud-Orientale dopo la guerra.

Il patto anglo-sovietico, sugellato da Stalin con appunti e annotazioni sul documento originale, si concretizza in circa dieci giorni (9-19 ottobre). Come ricordato dallo storico Ryan Henry Butterfield (“The Vision of Anglo-America: The US–UK Alliance and the Emerging Cold War, 1943–1946”, Cambridge University Press, p.137, 1978), le lunghe negoziazioni tra i ministri degli esteri Anthony Eden e Vjačeslav Molotov, intenti a “contrattare sulle cifre come se stessero negoziando su un tappeto in un bazar” mentre il secondo “cercava […] di tagliare le percentuali della Gran Bretagna”, arridono infine all’Unione Sovietica, che si assicura un pressoché completo controllo di Romania (90%)Bulgaria (75% > 80%) ed Ungheria (50% > 80%).

spartizione percentuali
Il documento originale redatto da Winston Churchill per l’incontro delle percentuali e la spartizione dell’Europa sud-orientale.

Per ottenere tali risultati, Mosca sacrifica la Grecia (90% a Londra) e il patrocinio esclusivo sulla Jugoslavia (trasformata in un condominio in equilibrio di potere) sull’altare dei Balcani Orientali, nonché di un piede e mezzo in Mitteleuropa. Inoltre, Stalin avalla lo schieramento di truppe inglesi in una Grecia in imminente guerra civile e  pullulante di partigiani comunisti e jugoslavi.

Nazione

Percentuale d’influenza – URSS

Percentuale d’influenza – Gran Bretagna

Romania 90% 10%
Bulgaria

75% (proposta originaria)

> 80% (decisione finale)

25% (proposta originaria)

> 20% (decisione finale)

Ungheria

50% (proposta originaria)

> 80% (decisione finale)

50% (proposta originaria)

> 20% (decisione finale)

Jugoslavia 50% 50%
Grecia 10%

90%

Agli accordi sui Balcani si aggiunge poi la discussione sul futuro dell’Europa centro-orientale, dove l’egemonia sovietica si rafforza ulteriormente con il riconoscimento de facto del governo comunista di Lublino a guida della Polonia, paese-chiave per la sicurezza sovietica nella visione staliniana dell’Europa post-bellica. L’idea di un eventuale incontro tra la giunta filosovietica e il governo polacco in esilio a Londra per disegnare le nuove frontiere della Polonia non viene nemmeno presa in considerazione da Stalin e Molotov, che con convinzione la rigettano.

A compendio degli accordi presi tra il 9 e il 19 ottobre, i “Tre Grandi” si orientano poi verso il compromesso per prevenire lo scoppio di nuove guerre nell’immediato ed aprire a una fase di duratura cooperazione politica. Per far ciò, gli Alleati mettono le mani avanti e discutono in anticipo del futuro di Berlino, studiando la possibilità di contenere la Germania post-bellica tramite il suo completo disarmo e la creazione di un’organizzazione plenipotenziaria a tutela della sicurezza collettiva e della pace, capace di sanzionare con efficacia ogni tipo di aggressione ed evitando dunque di ripetere l’errore commesso con la “mutilazione” della Società delle Nazioni. Con le fasi successivi della cosiddetta “Conferenza di Mosca”, questa idea prenderà corpo e si concluderà con la creazione dell’organizzazione delle Nazioni Unite.

Nonostante la partecipazione parziale e distaccata dell’amministrazione statunitense alle negoziazioni e il successivo tentativo inglese a Yalta di “rinnegare” gli accordi percentuali sottoscritti informalmente coi sovietici, quando la guerra volgeva ormai al termine e le sorti della Grecia sembravano già propendere verso il blocco occidentale in nuce, l’eredità dell’incontro moscovita del 1944 fornì un contributo essenziale alla ridefinizione di confini e sfere d’influenza nel Vecchio Continente.

L’imperialismo latente nelle “spartizioni” di Stalin e Churchill, avendo sì liberato i paesi del Mediterraneo, dei Balcani e dell’Europa centro-orientale dall’occupazione nazi-fascista, ma avendoli anche privati della sovranità e libertà di scegliere il proprio futuro o modello sociale, sono tuttavia stati descritti dallo storico Albert Resis come il fattore principale per l’inizio della Guerra Fredda.

Questa tesi è anche avvalorata dal fatto che il leader sovietico, temendo un possibile tradimento da parte degli alleati e ritenendo l’accordo stipulato in discrezione a Mosca ben più importante di quello pubblico di Yalta, decise pertanto di accelerare il processo di “sovietizzazione” dei paesi sotto la sua egida velocizzando l’ascesa al potere dei partiti comunisti locali e la conversione dei regimi istituzionali “satelliti” nelle cosiddette “repubbliche popolari democratiche”.

Questa prima cristallizzazione degli equilibri di potere europei – passato nella storia come incontro delle percentuali – comportò indirettamente anche l’irrigidimento dei rapporti diplomatici tra quelli che a breve sarebbero diventati i “due campi” di Andrej Ždanov , ossia i due blocchi contrapposti del nuovo mondo bipolare: il “blocco orientale”, composto dall’Urss e dai suoi stati satellite poi inglobati nell’alveo del Patto di Varsavia, e quello occidentale e del “patto atlantico”.

Immagine: storiologia.it

Chi è Guglielmo Migliori

Bolognese, classe 1996. Si è laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna, per poi specializzarsi in Research and Studies on Eastern Europe. Aspirante diplomatico, musicista scadente, testa di calcio. Risiede a Mosca e ha vissuto a Maastricht e San Pietroburgo.

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