Pillole di filosofia russa/1: Le origini del pensiero russo

Con il presente articolo East Journal lancia una nuova rubrica, curata da Arianna Marchetti, dedicata alla filosofia russa, dalle origini ai tempi moderni.

Ci sono diversi fattori che hanno determinato nel tempo il destino e il carattere della Russia: in primo luogo, la sua posizione e conformazione geografica; più storicamente, l’adozione del cristianesimo nella sua forma ortodosso-bizantina e l’invasione tataro-mongola. Anche alla luce di questi elementi è possibile comprendere l’origine e lo sviluppo di una specifica atmosfera quasi psicologica entro cui si è enucleato il pensiero russo. È anche questa atmosfera ad aver fatto sì che alcuni temi filosofici di origine europea occidentale si sviluppassero qui in maniera originale, “alla russa”.

La filosofia è stata, in Russia come altrove, uno strumento di autocoscienza nazionale: il pensiero si è arrovellato nei secoli sui cosiddetti valori fondamentali, sulle prospettive di sviluppo nazionale e sul posto della nazione nella storia e civiltà mondiale. Per questo motivo, è particolarmente interessante rivolgere l’attenzione ai maggiori prodotti della filosofia russa al fine di comprendere appieno le particolarità che caratterizzano questo paese, la sua storia e la sua realtà politico-culturale attuale.

La filosofia russa (o meglio, slava orientale), intesa come fenomeno intellettuale storico, ha assunto una sua forma delineata nel lungo periodo che va dal IX al XVII secolo. La Rus’ di Kiev del X secolo importò da Bisanzio, assieme alla religione, anche diversi concetti di filosofia classica, incorporandoli attraverso il filtro del cristianesimo. Contrariamente alla scolastica occidentale, la cui lingua era il latino (nella sua variante medievale), la filosofia della Rus’ si orientò nella direzione segnata dai monaci missionari Cirillo e Metodio, che nobilitarono nel IX secolo la “lingua degli slavi” dandole dignità liturgica, sacra (non solo i due fratelli monaci crearono un alfabeto adatto ai suoni slavi, ma favorirono anche la traduzione della Bibbia). Pertanto, il pensiero di questi secoli si contraddistingue, in primo luogo, per l’utilizzo della lingua slava ecclesiastica e, in secondo luogo, come ragionamento eminentemente religioso, il cui fine ultimo era avvicinarsi a Dio. La filosofia non era concepita come una costruzione logico-concettuale, bensì come una pratica meditativa volta al raggiungimento di un’unità con il divino tramite il raccoglimento interiore.

Il pensiero medievale slavo orientale è particolarmente affascinante e ha prodotto diversi importanti testi, opere che hanno influenzato nel tempo la cultura. Tra questi, spiccano il Sermone sulla Legge e la Grazia (Slovo o zakone i blagodati, XI secolo) attribuito a Ilarion di Kiev e il Sermone sulla Saggezza (Slovo o premudrosti, XII secolo) attribuito al vescovo Cirillo di Turov.

La ricerca morale di Dostoevskij, come la filosofia della storia di Tolstoj, sono tra gli esempi più noti dell’influenza della tradizione medievale, che fu ripresa più volte come ispirazione proprio per il suo carattere “puro”, privo di influenze razionali associate alla tradizione classica e occidentale. Il rifiuto di ogni speculazione razionale su Dio precluse al patrimonio filosofico latino medievale di mettere radici nel suolo russo: pur noto, questo corpus di testi non influenzò gli sviluppi stilistici nella Rus’. Anche la dominazione tataro-mongola — che si protrasse nell’area dal XIII al XV secolo — contribuì a rendere più difficile lo scambio di idee e testi tra i territori slavi e quelli europeo-occidentali. Fino alla ritirata dei tatari e l’ascesa di Ivan III nel 1478, la scolastica medievale rimase pressoché sconosciuta ai monasteri di Kiev e delle altre città dell’area: il pensiero slavo orientale rimase fortemente ancorato alla patristica greca e alla tradizione bizantina.

Nel Settecento, grazie alle riforme di Pietro il Grande, imperatore russo che promosse un’europeizzazione forzata nel paese proseguendo e approfondendo l’orientamento dei suoi predecessori, la religione, che fino a quel momento aveva permeato tutti gli strati della sfera intellettuale, iniziò a perdere il suo primato, aprendo il campo alla scienza. Questo fu un periodo di forte europeizzazione delle élite russe, caratterizzato dalla ricerca della modernizzazione in tutti i campi, dalla scienza alle discipline umane. Nel 1725 fu istituita un’Accademia delle Scienze e delle Arti, alla quale furono invitati a insegnare professori dall’Europa occidentale; l’illuminismo tedesco, ma non solo, si diffuse allora in maniera estesa.

Tre intellettuali della “dotta compagnia” di Pietro il Grande contribuirono in maniera particolare allo sviluppo della filosofia russa del tempo: Feofan Prokopovič, Vasilij Tatiščev e Antioch Kantemir, ferventi sostenitori dell’assolutismo illuminato e delle riforme pietrine. Ebbero quindi un ruolo centrale nel far progredire la filosofia verso nuove frontiere e nel promuovere l’idea della modernizzazione come forza del progresso storico.

 

Immagine: mmedia.nsu.ru

Chi è Arianna Marchetti

Assistente di ricerca e studentessa di filosofia presso l'università cattolica di Lovanio, si occupa principalmente di filosofia politica, teoria critica e filosofia russa.

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