LIBRI VOLAND: “Tutti i nostri corpi” di Georgi Gospodinov

 

Tutti i nostri corpi. Storie superbrevi di Georgi Gospodinov

Traduzione di Giuseppe Dell’Agata

Voland edizioni, 2020

pp. 160

Euro 14

 

 

Pubblicato in Bulgaria nel 2018, Tutti i nostri corpi. Storie superbrevi (Vsički naši tela. Svărchkratki istorii) sarebbe dovuto uscire il 4 marzo scorso in Italia, ed essere presentato il 14 dello stesso mese a Firenze, in occasione della consegna del Premio Ceppo Internazionale Racconto a Georgi Gospodinov. L’uscita è stata invece rimandata al 14 maggio, ma ciò non ha impedito al pubblico italiano, ormai affezionato allo scrittore bulgaro, di riservare al libro una calorosa accoglienza. Tutti i nostri corpi è la quinta opera di Gospodinov che la casa editrice romana Voland offre ai suoi lettori, dopo due romanzi (Romanzo naturale, 2007 e Fisica della malinconia, 2013) e due raccolte di racconti (…e altre storie, 2008 ed E tutto divenne luna, 2018).

“La letteratura è un gioco pericoloso”

Scritto tra Austria, Svizzera, Francia, Italia, Ungheria e Stati uniti, quest’ultimo volume fugge ogni possibile genere letterario: non è un romanzo né un saggio, non una raccolta di racconti né tantomeno di poesie. Eppure cela e fonde in sé le caratteristiche di ognuno dei generi letterari sopracitati. Aforismi, aneddoti, riflessioni, narrazioni, poesie in prosa; una raccolta di illuminazioni quasi rimbaudiane, spesso pervase da una sferzante ironia.

“C’è qualcosa di drammatico e al contempo rasserenante nelle storie brevi, a causa della sincronicità con la brevità dei corpi. Finiscono all’improvviso, possono essere divertenti e assurde, brusche e incerte, personali e distanziate allo stesso tempo. […] Voglio dire che in tempi come i nostri, quando si parla molto a casaccio come in un’osteria, una buona storia breve viene a fornirci la misura di ogni parola. Ed ogni minuto. Vorrei fosse così”.

Taccuino di appunti, diario di avventure per il mondo, nel tempo e dentro se stesso, a pagina 80 del suo viaggio Gospodinov è un novello Swann, e la sua madeleine una focaccia. Un ristorante indiano “non lontano da Charing Cross” riporta al primo assaggio il protagonista indietro di trent’anni, ai sapori della sua infanzia e alla cucina di sua nonna.

Tema trasversale ai brani della collezione è la tăgà – traducibile con “malinconia” – bulgara, una “parola pomeridiana” che identifica uno stato d’animo lento, liquido, velenoso.

“In cosa di differenzia la tăgà bulgara? Non somiglia forse ad altre malinconie ugualmente difficili da tradurre, come la turca hüzün o la portoghese saudade? Non del tutto, perché queste sono malinconie di imperi che hanno avuto tutto e poi lo hanno perso. A differenza di queste la tăgà bulgara riguarda qualcosa che hai perso, senza la certezza che tu l’abbia mai avuto. […] Una tăgà al quadrato, per tutto un mondo che non ha mai visto la luce. Ma le cose che non si verificano spesso durano più a lungo. In questo la tăgà bulgara è perenne”.

“Tutta la mia vita è cucita con vite altrui”

Nella suo cesello della brevitas, Gospodinov continua a creare del nuovo, senza però essere interessato a farsi veggente, guida degli uomini, come invece scriveva Rimbaud nel 1871. Anzi, Georgi Gospodinov si mette al pari del suo pubblico, ci gioca a rimpiattino, lasciandosi inseguire facciata dopo facciata, negli spazi tra le righe, all’interno delle parole, nascondendosi in un insetto o dietro il suo alter ego Gaustìn, in un dinosauro oppure dentro un ginkgo biloba.

“Mi rendo conto, probabilmente come tanti prima di me, che tra i miei ricordi personali ce ne sono molti scaturiti dai libri. La lettura produce ricordi. Da tempo non ricordo e mi rifiuto di indagare su quali provengano dalla lettura e quali no. Non percepisco nessuna differenza, tutto è stato vissuto, tutto mi fa venire la pelle d’oca, tutto ha lasciato una cicatrice. In tutti i miei corpi…”.

Sarà lui il Mowgli “allevato dai libri” di pagina 84, lo scrittore “terribilmente distratto e vanitoso” a pagina 35? Farsi stanare dal lettore non è però lo scopo dell’esperimento gospodinoviano; Tutti i nostri corpi è infatti l’acme della massima fondante dell’autore bulgaro, l’az sme, “io siamo”. Ancora una volta Gospodinov abbatte la convenzionale barriera tra realtà e letteratura, e nel cercare l’autore chi legge si trova inaspettatamente di fronte a se stesso, specchiandosi nel riverbero di una frase, un’immagine, una storia superbreve.

Chi è Giorgia Spadoni

Marchigiana con un debole per le lingue slave, bibliofila e assidua frequentatrice di teatri e cinema. Laureata al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione di Forlì, la sua incessante curiosità l'ha portata a vivere in Russia, Croazia e soprattutto Bulgaria, che è riuscita a strapparle un pezzo di cuore. Nel 2018 ha vinto il premio di traduzione "Leonardo Pampuri", indetto dall'Associazione Bulgaria-Italia. Da gennaio 2020 continua a scrutare oltrecortina per East Journal, raccontando frammenti di cultura est-europea e attualità bulgara.

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