GEORGIA: Elezioni? I nazionalisti sono pronti

La destra xenofoba, reazionaria e nazionalista, che ormai da anni occupa le prime pagine dei quotidiani europei, cavalca l’onda dell’antiglobalismo e sbarca anche in Georgia. Il gruppo “Marcia Georgiana” si è infatti unito al movimento “Georgia“, dando vitа аl partito “Marciа Georgiana – Movimento Nazionale“, con cui intende presentarsi alle elezioni di ottobre. A dare l’annuncio il leader Sandro Bregadze, già noto all’opinione pubblica per le sue controverse affermazioni su immigrati e omosessuali.

 Che cos’è Marcia Georgiana?

Marcia Georgiana è un movimento comparso sulla scena politica georgiana il 14 luglio 2017 quando centinaia di cittadini hanno protestato contro l’immigrazione, sfilando lungo Aghmashenebeli, un bel viale in stile imperiale che negli ultimi anni, a seguito di un relativamente intenso fenomeno migratorio, ha visto l’apertura di attività e ristoranti arabi, turchi e iraniani.

Sebbene al corteo avessero partecipato anche altri gruppi della destra ultranazionalista locale, la figura di Sandro Bregadze spiccava come quella di un leader del nuovo movimento. Egli, infatti, guidava il corteo sorreggendo un’icona di Davit Aghmashenebeli, detto anche David il Costruttore, un sovrano georgiano che nel XII secolo liberò il paese dalla dominazione turca e che per i militanti di Marcia Georgiana assume la valenza di liberatore anti-islam, tanto che la sua bandiera, una croce rossa affiancata da un unicorno, ne è divenuta il simbolo.

Le principali rivendicazioni

L’immigrazione non è tuttavia l’unico cavallo di battaglia del movimento, che ha un più ampio programma di riforma della società e della politica locale. Un altro tema particolarmente caro ai militanti di Marcia Georgiana è la difesa della famiglia tradizionale nonché la condanna di quella che definiscono “propaganda LGBT”.

L’8 novembre scorso Bregadze e i suoi si sono scontrati con la polizia nel tentativo di fare irruzione alla première di “And then we danced, co-produzione svedese-georgiana che mostra la storia tra due ballerini omosessuali in un teatro di Tbilisi. In tale occasione dodici manifestanti sono stati arrestati con l’accusa di aver scagliato una pietra contro Ana Subeliani, un’attivista per i diritti della comunità LGBT.

Nel 2018, Marcia Georgiana ha organizzato una manifestazione contro Guram Kashia, un calciatore georgiano che nel corso di una partita del Vitesse Arnhem, la squadra olandese per cui gioca, aveva indossato una fascia arcobaleno in solidarietà alla comunità queer. Anche in questo caso, sei componenti del movimento furono arrestati per aver tirato petardi contro la sede della federazione calcistica georgiana.

Tali contestazioni e atti di violenza hanno luogo in un paese che vive al bivio tra la corsa alla modernità e la reazione delle forze tradizionaliste. Se l’omosessualità è stata depenalizzata solo nel 2000, già nel 2006 veniva approvata una legge contro le discriminazioni verso le persone LGBT. Tuttavia, nella prassi, il profondo legame tra la chiesa ortodossa e le istituzioni politiche fa sì che le violazioni di questa legge siano punite con pene irrisorie.

Relazioni internazionali e minoranze etniche

In un paese che vede nell’integrazione euroatlantica un passaggio fondamentale per garantire la propria sicurezza dalle ingerenze della vicina Federazione Russa, Marcia Georgiana è invece contraria all’ingresso della Georgia nella Nato.

Piuttosto preoccupanti sono poi le posizioni che il movimento assume nei confronti delle minoranze etniche del Paese. Il maggio scorso Marcia Georgiana ha sostenuto la proposta di rimozione di una statua dedicata a Nariman Narimanov, un intellettuale azero nato a Tbilisi che tra il 1920 e il 1921 collaborò con i bolscevichi nella dissoluzione della Repubblica di Georgia. Comprensibile in apparenza, tale istanza è stata percepita come discriminatoria dalla minoranza azera anche perché il suo iniziale promotore è stato il vescovo Jamdeliani che ha definito gli azeri dei “turisti” che “risiedono temporaneamente nel paese”.

La questione etnica per Marcia Georgiana non si esaurisce nella rimozione della statua: una delle loro proposte, infatti, prevede di reintrodurre sui passaporti l’indicazione dell’appartenenza etnica, un’usanza sovietica ormai da tempo dismessa.

Ultranazionalisti, tra Gandhi e Molière

Marcia Georgiana solleva dunque discrete preoccupazioni, ma concede anche qualche sorriso. Nel marzo 2018, infatti, Bregadze è finito al centro di una fitta polemica. In seguito a degli scontri con la polizia, il movimento ha diffuso la notizia che il leader fosse ricoverato in gravi condizioni all’ospedale. Peccato che, di fronte alle prevedibili domande dei giornalisti, i medici che lo avevano in cura abbiano dichiarato: “Non abbiamo mai seguito un caso del genere: sta bene, ma si rifiuta di essere dimesso”. Sui social media sono dunque divenuti virali meme che raffiguravano il leader dell’estrema destra georgiana disteso su un letto di ospedale nelle vesti di una tragicomica Bella Addormentata.

Curiose anche le figure prese a modello dal movimento nazionalista, tra i quali compare niente meno che il Mahatma Gandhi. Tra il 2017 e il 2018, infatti, Sandro Bregadze ha indetto vari scioperi della fame per chiedere l’irrigidimento delle norme sull’immigrazione e la scarcerazione di alcuni militanti dell’organizzazione.

Fenomeno di nicchia o potenziale tornado?

I partiti ultranazionalisti sino ad ora non hanno riscosso ampio consenso in Georgia: alle elezioni del 2016 l’unico partito di estrema destra ad entrare in parlamento è stata l’Alleanza dei Patrioti della Georgia, che da quel momento in poi non ha comunque condotto un’attività particolarmente intensa. Tuttavia, alle prossime elezioni parlamentari, la soglia di sbarramento sarà abbassata dal 5 all’1% e ciò chiaramente darà ai piccoli partiti maggiori opportunità di successo.

È difficile effettuare una chiara previsione dei consensi che Marcia Georgiana riscuoterà a ottobre, anche perché nei sondaggi ancora non è stata testata la sua effettiva popolarità e il secondo partito, dopo quello di governo, pare in realtà per ora essere quello degli indecisi. Certo è che il movimento di Bregadze sembra voler far parlare di sé ancora per un po’.

Immagine: humanrightshouse

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