CALCIO: La Transiberiana del pallone

di Vladimir Borysov

La Russia è una nazione immensa. Racchiude al suo interno tanti popoli, tante usanze e tante abitudini che seppur talvolta simili, spesso sono molto diversi fra loro. La Transiberiana è forse la linea ferroviaria più famosa al mondo, oltre ad essere uno dei modi migliori per raccontare questo sterminato paese. I suoi binari sono leggendari, c’è chi addirittura afferma che per conoscere veramente la Russia non si può non salire su quel treno a San Pietroburgo e scendere a Vladivostok.

9.200 chilometri: paesaggi che cambiano, dalla città alla steppa, dalla neve al verde degli altissimi alberi sempreverdi della taiga. La vera Russia. Ma oltre alla Transiberiana, c’è un’altra cosa che unisce da ovest a est il Paese e lo racconta altrettanto bene: il calcio. E da questo nasce l’idea di una “Transiberiana del pallone”, che parte dalle ricche città della Russia Europea, e attraversa i centri abitati della Siberia, non ancora così avanzati economicamente, socialmente e calcisticamente.

San Pietroburgo – Zenit

Si parte ovviamente da San Pietroburgo, dove gioca lo Zenit, che oggi è uno dei club più famosi e vincenti del Paese. Il club, in tempi non lontani, è stato acquistato da Gazprom, colosso del gas russo. I grossi investimenti iniziali hanno permesso al club di vincere cinque campionati dal 2007 a oggi, insieme a 2 Coppe di Russia e ben 4 Supercoppe. A livello europeo, invece, l’anno d’oro è stato il 2007, quando lo Zenit vinse la Coppa Uefa e la conseguente Supercoppa contro il Manchester United.

Mosca – CSKA, Dinamo, Spartak, Lokomotiv, Chertanovo

Fermata obbligata della “Transiberiana del Pallone” è la capitale, Mosca, che di calcio ne ha quasi fin troppo. Ecco quindi il CSKA, che nasceva come squadra dell’esercito, la Dinamo, che invece era la squadra della polizia. La loro antagonista, lo Spartak, era la squadra del popolo. Mentre la Lokomotiv era la squadra delle ferrovie dello Stato, la Torpedo era quella che faceva capo all’industria automobilistica. Tuttavia le squadre non si esauriscono con questo breve elenco, anzi ne rimangono una miriade. Come ad esempio, un altro club giunto alla ribalta solo di recente: il Chertanovo. Il nome deriva dall’omonimo quartiere moscovita. Prima della pausa forzata era davanti alla Torpedo nella seconda divisione nazionale. La squadra più tifata è il CSKA per via dell’appeal sempre crescente, seguito dall’eterna rivale Spartak. Il terzo gradino del podio va alla Lokomotiv.

Kazan – Rubin

822km verso est, troviamo Kazan. Città di 1 milione e 200mila abitanti, capitale della Repubblica del Tatarstan, sorge sul fiume Volga ed è considerata la città siberiana più vicina all’Europa. Calcisticamente ne ricordiamo lo stadio, che ha ospitato alcune partite dei mondiali russi e l’ultima Confederations Cup. La squadra locale invece è il Rubin Kazan: esordisce in massima serie nel 2003, e nel 2008 e nel 2009 vince anche il titolo nazionale. Quello del 2008/09 è anche il trionfo più sorprendente, la squadra di Kazan mantiene la prima posizione in classifica per tutta la durata del campionato. L’anno dopo in Champions League viene sorteggiato nel girone con Inter, Dynamo Kiev e Barcellona, chiudendo al terzo posto, senza mai sfigurare al cospetto di avversarie molto forti.

Ekaterinburg – Ural

La prossima fermata della “Transiberiana del Pallone” è Ekaterinburg, città degli Urali, catena montuosa da cui prende il nome anche la squadra locale. Nasce nel 1930 e lega la sua storia a doppio filo con quello della “Ural Maszavoda”, industria che costruiva macchinari pesanti per lo scavo delle miniere. La squadra infatti si chiamava “Ural Masstroya” e solo nel 1947 cambiò nome in Avangard. Non ha mai vinto molto e il risultato più memorabile è la recente promozione in prima divisione nell’anno 2012/13.

Omsk – Yrtish

Altri 900km e siamo a Omsk, seconda città siberiana per grandezza, dopo Vladivostok. Quella di Omsk viene considerata una delle fermate principali della Transiberiana. La città è attraversata dal fiume Yrtish da cui prende il nome anche la squadra. Squadra che non ha mai vinto nulla, con il risultato migliore di sempre raggiunto nel 1968 quando l’Omsk finì secondo nella serie B sovietica, dietro al già citato Ural di Ekaterinburg. Prima dello stop dei campionati il club procedeva a pieno ritmo verso una promozione nella FNL (Futbol’noj Nacional’noj Ligi), ma sembra che, nel caso raggiunga il traguardo, sia già prevista una rinuncia per motivi finanziari. La mancanza di sponsor di livello, strutture obsolete e investimenti praticamente pari a zero sono già un pesantissimo biglietto da visita per il futuro della squadra.

Irkutsk – Bajkal

Prossimo stop obbligatorio è Irkutsk, la “Parigi della Siberia”: per via della sua posizione, la città era in passato uno snodo importantissimo per il commercio, quindi tutte le novità in termini di vestiario, cibo o altro arrivavano prima qui che nelle steppe siberiane, ancora poco collegate. Per questo il curioso soprannome. La squadra locale era il Bajkal, che però nel 2016/17 non ha ottenuto la licenza professionale dopo la promozione in FNL: la previsione finanziaria sulle casse del club non prometteva nulla di buono. Le spese per diventare professionisti si sono dimostrate insostenibili per il Bajkal, al quale manca un bacino d’utenza come quello delle grandi città europee. Successivamente la squadra è ripartita con un nuovo nome, ma naviga sempre nelle basse divisioni russe.

Vladivostok – Luch

Ed eccoci alla fine di questo viaggio, Vladivostok, la città russa più vicina al Giappone che a Mosca. È sempre stata la trasferta più scomoda per le altre squadre: il Luch Vladivostok, che prende il nome da un’azienda che opera nel campo dell’energia elettrica, costringeva infatti tutte le sue avversarie ad attraversare il Paese. Emblematica fu la trasferta del Baltika Kaliningrad, città russa che si trova incastonata tra Polonia e Lituania: un viaggio di 7.000 chilometri per i calciatori, ma soprattutto per i tifosi al seguito. Il risultato più alto del Luch è stato il settimo posto in Premier League nel 2006. Ora purtroppo anche il club di Vladivostok ha dichiarato fallimento, a causa dei recenti tagli ai finanziamenti per lo sport decisi dal Ministero competente, che punta ad eliminare il lontanissimo girone est della terza divisione russa, mescolando le poche rimaste nei restanti raggruppamenti.

Siamo arrivati al capolinea

Al capolinea della “Transiberiana del Pallone”, ci accorgiamo che la Russia è calcisticamente un paese diviso. Da una parte i club europei, dall’altro la Siberia. È piuttosto chiaro che fare calcio da quelle parti non è mai stato facile: le città siberiane sono praticamente in un altro continente rispetto a Mosca o a San Pietroburgo, e le spese di gestione che ne derivano non sono sostenibili per club come Luch Vladivostok, Bajkal Irkutsk e Yrtish Omsk. Continuerà ad essere un peccato non poter vedere una siberiana in una competizione europea del prossimo futuro. Chissà se prima o poi si prenderà in considerazione la partecipazione di queste squadre alle coppe asiatiche.

Foto: SPB24

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