UNGHERIA: La legge anti-ONG non ha posto in Europa

Un altro colpo per il governo di Viktor Orban, intento a costruire un regime illiberale all’interno dell’UE, dopo la sentenza del mese scorso sul diritto d’asilo. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Ungheria per la sua legislazione di stampo putiniano contro le organizzazioni non governative, introdotta nel 2017.

Nella causa intentata dalla Commissione europea contro il governo ungherese (C-78/18), i giudici della Corte del Lussemburgo hanno riconosciuto che la legge ungherese del 2017 “sulla trasparenza delle organizzazioni sostenute dall’estero” limita indebitamente la libera circolazione dei capitali (articolo 63 TFUE) ed equivale a un’interferenza ingiustificata con i diritti fondamentali: rispetto della vita privata e familiare, protezione dei dati personali e libertà di associazione (articoli 7, 8 e 12 della Carta dei Diritti fondamentali), nonché il diritto dei cittadini di partecipare alla vita pubblica.

La Lex NGO e i suoi effetti

La legge ungherese “sulla trasparenza delle organizzazioni sostenute dall’estero” (Lex NGO), adottata nel giugno 2017, introduceva un nuovo status di “organizzazione sostenuta dall’estero” (agente straniero) per tutte le associazioni ungheresi che ricevono finanziamenti esteri superiori a 7,2 milioni di fiorini (circa 23.500 euro) all’anno. Tali organizzazioni devono registrarsi come tali presso il tribunale e presentarsi allo stesso modo in tutte le loro pubblicazioni, nonché essere listate in quanto tali nella banca dati online del governo sulle ONG. Devono inoltre pubblicare i nomi di tutti i donatori con un contributo superiore a 500.000 fiorini (circa 1.400 euro), incluso l’importo esatto del supporto, a pena di pensanti multe, fino allo scioglimento legale.

Secondo il governo ungherese, “è una legittima aspettativa da parte della società che le organizzazioni non governative operino in modo trasparente anche per quanto riguarda il loro finanziamento”. Ma, come denuncia al New York Times Andrea Sztraka, capo raccolta fondi di Amnesty International in Ungheria, la legge ha fatto calare il gelo sulle ONG. “Per la prima volta, i donatori privati hanno iniziato a pensare alle conseguenze negative che avrebbero potuto subire dalla rivelazione del loro sostegno alla società civile.” Parecchie persone hanno smesso di donare per timore di rappresaglie. “Una volta che le persone iniziano a temere di fare qualcosa che non è conforme all’etica del potere dominante, è molto più facile avere controllo su di loro”, ha affermato Sztraka.

Poiché il governo di Budapest non aveva risposto ai richiami della Commissione – prima con una lettera formale di notifica a luglio 2017 e quindi con un’opinione ragionata in ottobre, nel febbraio 2018 l’esecutivo comunitario aveva deciso di portare a giudizio l’Ungheria dinanzi alla Corte di giustizia per violazione degli obblighi del diritto europeo.

Le motivazioni della sentenza

Le misure della Lex NGO, secondo la Corte UE sono tali da creare un clima di sfiducia nei confronti di tali associazioni e fondazioni. La divulgazione al pubblico dei nomi dei donatori inoltre è tale da dissuadere tali donatori dal fornire sostegno finanziario alle associazioni della società civile.

La Corte sottolinea che non vi sono motivi imperativi di interesse generale per giustificare tali restrizioni, che si applicano indiscriminatamente a tutte le associazioni che ricevono donazioni dall’estero, e non solo a quelle che – per obiettivi perseguiti e mezzi a disposizione – hanno effettivamente un’influenza significativa sulla vita pubblica e sul dibattito pubblico, e per le quali può essere giustificata una maggiore trasparenza nei finanziamenti. Per quanto riguarda i motivi di ordine pubblico o pubblica sicurezza, l’Ungheria non ha giustificato l’esistenza di effettive minacce, ma la sua legislazione si basa piuttosto secondo la Corte su un sospetto di principio rispetto a qualsiasi sostegno finanziario dall’estero alla società civile.

La Corte ha inoltre ricordato come il diritto alla libertà di associazione costituisca una delle basi essenziali di una società democratica e pluralistica, in quanto consente ai cittadini di agire collettivamente in settori di reciproco interesse e, in tal modo, di contribuire al corretto funzionamento della vita pubblica. Secondo la Corte, le misure della Lex NGO limitavano tale diritto, in quanto rendevano significativamente più difficile, sotto diversi aspetti, l’attività delle associazioni non governative ungheresi.

Le prospettive per la società civile ungherese

Marta Pardavi, dello Hungarian Helsinki Committee (HHC), ha affermato che “la sentenza è una vittoria non solo per le organizzazioni della società civile ungherese, che hanno fatto una intensa campagna contro questa legge sin dalla sua adozione, ma per la società civile europea nel suo insieme. È una chiara riaffermazione del ruolo fondamentale svolto dalla società civile in uno Stato democratico fondato sullo stato di diritto ”. L’HHC aveva denunciato la legislazione già nel 2017.

“L’Ungheria dovrebbe ora ritirare questa legge anti-ONG e conformarsi alla decisione della Corte UE”, ha aggiunto Gerald Staberock, segretario generale dell’OMCT, la rete mondiale contro la tortura.

“Negli ultimi anni, l’Ungheria ha adottato altre leggi per mettere a tacere le organizzazioni della società civile, come la legge sulla tassazione delle organizzazioni della società civile che lavorano con i migranti e ricevono finanziamenti stranieri” – la campagna Stop Soros. “Di conseguenza, lo spazio civico si sta drasticamente riducendo in Ungheria; speriamo che la decisione di oggi contribuirà a porre fine a questa tendenza allarmante “, ha concluso Staberock.

Foto: Civic-forum.eu

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