CALCIO: Ascesa e caduta dell’OFK Belgrado

di Tobias Colangelo

C’era una volta la gioventù, la gioventù di Belgrado. Questa gioventù aveva una squadra con una storia ultracentenaria, fatta di grandi successi. Ma oggi nel quartiere di Karaburma la situazione è molto diversa: ci sono solo debiti e una doppia retrocessione, dalla Superliga alla Srpska Liga, girone di Belgrado. In serbo “gioventù” si dice “omladina” e la squadra della gioventù è l’Omladinski Fudbalski Klub, o più semplicemente OFK Belgrado.

Dalla fondazione al Večiti derbi

Solo che in realtà, questa squadra nacque con un altro nome. In Serbia il calcio era arrivato nel 1896 quando Hugo Buli, uno studente di ritorno da Berlino, portò per la prima volta un pallone da calcio in patria. Il primo settembre 1911, invece, nacque il BSK, Beogradski Sport Klub che disputò la prima partita della sua storia contro il Šumadija di Kragujevac, vincendo 8-1. Il primo periodo d’oro della squadra arrivò negli anni Trenta. Una squadra formidabile guidata dal capitano Blagoje Marjanović vinse cinque titoli di campione di Jugoslavia in dieci anni, di cui due consecutivi nella stagione 1934-1935 e 1935-1936.

Il blocco del BSK fu fondamentale per la nazionale jugoslava che partecipò al primo mondiale in Uruguay nel 1930, in quanto due terzi della selezione erano membri della squadra belgradese. In questo periodo la squadra fu anche protagonista, insieme al SK Jugoslavija, della prima versione del “Večiti derbi”, nome con il quale viene ancora oggi identificata la stracittadina di Belgrado, che nel frattempo però è diventata una questione fra Stella Rossa e Partizan.

Passare (quasi) indenni la Seconda Guerra Mondiale

Nel 1941 Hitler decise di prendersi i Balcani, invadendo la Jugoslavia. Ma nella Belgrado occupata non si smise di giocare. Durante la guerra debuttarono per il BSK giocatori che faranno la storia del calcio jugoslavo tra i quali c’era anche Rajko Mitić. Quello stesso Rajko Mitić a cui sarà intitolato lo stadio della Stella Rossa, il celebre Marakana. Nell’ottobre del ‘44 i partigiani di Tito entrarono a Belgrado e liberarono la città. L’anno dopo terminò la guerra e la Jugoslavia cambiò faccia.

Vennero sciolti tutti i club esistenti prima della guerra, compreso il BSK. Nello stesso anno nacque il Metalac Belgrado, la squadra del sindacato degli operai siderurgici della città. Nel 1950 però, i membri del club decisero di rinominare la squadra e di far risorgere il BSK. Con il ritorno del vecchio nome tornarono anche i successi: arrivarono due coppe nazionali in tre anni, nel 1953 e nel 1955, battendo entrambe le volte in finale l’Hajduk Split. Ma nei due anni successivi la situazione a livello economico per il club peggiorò. Il 26 novembre 1957 il club si fuse con il TSK Šumadija, club nel quale erano attivi degli alti funzionari dello Stato membri dell’UDBA, Uprava Državne Bezbednosti, ovvero sia i servizi segreti. Il club cambiò di nuovo nome, non tornando mai più ad essere conosciuto come BSK. Diventò l’OFK Belgrado, nome che mantiene anche oggi. Con il cambio del nome alla squadra venne concesso un nuovo stadio di casa, l’Omladinski Stadion.

Il canto del cigno

Negli anni Sessanta, l’OFK Belgrado tornò al successo in coppa nazionale, vincendo l’edizione del 1962. Disputò allora la Coppa delle Coppe, arrivando fino alla semifinale dove venne sconfitto dal Tottenham. Nel 1966 fu protagonista di una finale storica di coppa contro la più quotata Dinamo Zagabria. Fu una partita che sulla carta non avrebbe dovuto vincere. Il tabellino però recitava: doppiette di Santrač, Skoblar e Samardžić. L’OFK ne aveva messi sei. Una partita da leggenda. Ad oggi quello fu l’ultimo trofeo importante vinto dai belo-plavi, i bianco-blu.

Negli anni Ottanta iniziò il declino della squadra, lottando nella parte bassa della classifica fino alla retrocessione in Druga Liga nel 1986, nonostante il raggiungimento della semifinale di coppa. I giocatori migliori iniziarono ad andarsene in squadre più quotate. Nel ’91 l’OFK Belgrado arrivò di nuovo in semifinale di coppa, dove affrontò la grande Stella Rossa di Mihajlović, Prosinečki e Dejan Savićević. Sembrava esserci speranza per un grande ritorno negli anni 2000. Nel 2003 raggiunse la semifinale della Coppa Intertoto dove affrontò l’Atletico Madrid, ma i madrileñi la spuntarono sia all’Omladinski che al Vicente Calderón. Nel 2006, a quarant’anni dalla leggendaria finale contro la Dinamo Zagabria, l’OFK arrivò in finale di Coppa di Serbia e Montenegro dove portò fino ai supplementari la Stella Rossa. L’ultimo acuto fu la qualificazione per l’Europa League nella stagione 2010/2011, dove però l’OFK fu eliminato dal Galatasaray.

Bisogna essere romantici

Negli anni successivi i debiti si fecero sempre più imponenti, arrivando fino a un milione di euro. Nel 2017 la squadra si ritrovò a giocare in terza divisione. Lo stato attuale dell’Omladinski Stadion ricorda un altro stadio, l’Avanhard di Prypiat’ abbandonato dopo il peggior incidente nucleare della storia. Ai tifosi però rimane la speranza di tornare nel calcio che conta. D’altronde se non fosse così non avrebbero il soprannome di “Romantičari”, i romantici. I romantici di un calcio che non c’è più.

Foto: Curvasrb

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