CROAZIA ELEZIONI / 4 – L'eredità di Ivo Sanader

di Gaetano Veninata e Matteo Zola

Vignetta satirica croata: Ivo Sanader al centro, con Stejpan Mesic e Tomislav Karamarko

L’arresto di Sanader

In fuga come un criminale comune. Una corsa in auto di 500 chilometri attraverso Croazia, Slovenia e Austria. Poi, al casello della galleria dei Tauri, lungo l’autostrada che dalla Carinzia porta a Salisburgo e alla Germania, ecco ad attenderlo le pattuglie della polizia. Così, il 10 dicembre 2010, Ivo Sanader è stato arrestato in Austria a seguito di un mandato di cattura internazionale emesso dal governo di Zagabria. Quello stesso governo di cui lui è stato Primo ministro fino al 2009, quando ha rassegnato improvvise e, in apparenza, immotivate dimissioni. Alla sua cattura hanno partecipato le forze di polizia di Salisburgo e di Innsbruck. La fuga di Sanader è stata precipitosa e rocambolesca, appresa la notizia gli Stati Uniti gli hanno velocemente abolito il visto, e l’ex primo ministro è finito in manette mentre sfrecciava verso il confine tedesco. Perché è fuggito Sanader? E di cosa è accusato?

Sanader, Karamarko e la mafia

Per capirlo occorre fare un passo indietro e parlare di Qazzim Osmani, capo dell’omonimo clan kosovaro dedito al narcotraffico. Osmani, secondo quanto riportato dal giornalista investigativo croato, Demagoj Margetic, sarebbe in buoni rapporti con Tomislav Karamarko, ministro degli Interni croato già con Sanader e attualmente al governo. Anzi, Margetic si spinge molto più in là asserendo, nel suo libro Bankarska mafija, che Karamarko sarebbe l’uomo del clan al governo: i rapporti tra mafia e politica, nei Balcani dalle mille frontiere, non hanno confini etnici. La figura di Karamarko è inoltre coinvolta in una serie di intimidazioni a danno di giornalisti, come Zeliko Peratovic, e lo stesso Demagoj Margetic, che si sono occupati delle collusioni tra mafia e politica. Eppure Karamarko era stato nominato ministro da Sanader proprio allo scopo di combattere la mafia a seguito degli attentati che uccisero i giornalisti Ivo Pukanic e Nino Franjic. Ecco allora che le ipotesi di Margetic gettano un’ombra inquietante sul ministro Karamarko.

Sanader cercò, per motivi di opportunità legati anche all’adesione all’Unione europea, di rimuovere Karamarko: Bruxelles era stata chiara, pretendeva si facesse piazza pulita delle collusioni mafiose. Il clan Osmani, per tutta risposta, inviò una minaccia di morte alla figlia di Sanader il quale, preso tra due fuochi e temendo per l’incolumità propria e della famiglia, si dimise fuggendo con la famiglia negli Stati Uniti, lasciando il timone del governo a Jadranka Kosor.

Sui legami tra Sanader, crimine organizzato e mondo della finanza sta indagando la procura di Salisburgo, guidata da Barbara Feichtinger, in stretta connessione con la magistratura croata.

La corruzione, da Hypo Group all’ungherese Mol

Non solo mafia, però. Sanader è accusato di corruzione in merito alla vicenda della filiale croata di Hypo Group (una vicenda che lo lega a Jorg Haider e Edmund Stoiber, passando da Germania e Austria attraverso conti bancari e fondi neri) e di aver ricevuto una tangente di 10 milioni di euro per rendere possibile che l’Azienda petrolifera ungherese (MOL) riuscisse ad amministrare l’omologa croata INA, pur avendone solo il 45% delle azioni.

Drago Hedl, giornalista croato tra i più attenti ed equilibrati, scrive su Osservatorio Balcani di un altro caso che vede coinvolto Sanader: il caso Fini Media:

Attraverso Fini Media, compagnia privata di proprietà di un’amica intima di Mladen Barišić, capo della dogana croata e tesoriere del partito HDZ, veniva risucchiato denaro in abbondanza. La procedura era molto semplice: Sanader, mentre ricopriva l’incarico di premier, ha tenuto una riunione con i direttori delle maggiori aziende pubbliche, come la Compagnia elettrica croata, le Autostrade croate, la Croatia Assicurazione ed altre, ordinando loro che tutte le campagne pubblicitarie di queste aziende dovessero passare esclusivamente attraverso la Fini Media. Le fatture false emesse dalla Fini Media venivano regolarmente pagate dalle aziende statali, mentre la Fini Media girava il denaro ripulito e in contanti al capo della dogana croata, al tempo stesso responsabile delle casse dell’HDZ

L’Hdz travolto dagli scandali

Questi scandali, che coinvolgono la dirigenza dell’Hdz, gravano sulla campagna elettorale in corso. La vittoria dell’opposizione riunita nella coalizione “Kukuriku” alle prossime elezioni è data per certa. Si parla persino della scomparsa dell’Hdz, travolto dagli scandali. Alla luce di questi fatti, e di altri precedentemente raccontati, ecco che il partito democratico Hdz, fondato da Franjo Tudjman (che l’ha guidato fino al 2000, anno della sua morte) ed ereditato da Ivo Sanader, sembra essere la più compiuta espressione di un potere politico-criminale forse troppo spesso sottovalutato. La speranza è che il popolo croato, chiamato a votare il prossimo 4 dicembre, trovi la forza per un cambiamento che non si limiti alla sola alternanza politica ma vada in profondità, facendo i conti con il proprio passato e tirando fuori le energie positive necessarie a fare della Croazia un piccolo grande paese europeo.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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2 commenti

  1. …..grazie di esistere, Girnale del East, vi ho scoperto tardi…quando i miei interlocutori,su questi temi, mi hanno dato per visionaria….Nada

  2. Gent. Nada

    grazie a lei, non sa quanto ci fanno piacere le sue parole dopo le tante critiche che abbiamo ricevuto

    Matteo