CINEMA: Lo strano “caso” di Krzysztof Kieślowski

Il 17 marzo 1996 muore prematuramente a Varsavia Krzysztof Kieślowski. I suoi ultimi lavori – la serie televisiva Decalogo (Dekalog, 1988), La doppia vita di Veronica (Podwójne życie Weroniki, 1991) e la Trilogia dei colori (Trzy kolory, 1993-1994) – consacrano definitivamente il suo talento a livello internazionale.
Meno note al grande pubblico rimangono invece le sue prime opere, realizzate a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Tra queste si cela la pellicola-manifesto del cineasta polacco, che racchiude i capisaldi della sua poetica cinematografica: Destino cieco (Przypadek, 1981).

La tripla vita di Witek Długosz

Noto anche con il titolo letterale Il caso, la collega e amica Agnieszka Holland l’ha definito come “uno dei migliori film di Kieślowski, probabilmente il migliore”. In Destino cieco Kieślowski coniuga il suo interesse per il milieu sociopolitico della Polonia dell’epoca con il ruolo di coincidenze e fato nella vita umana, Leitmotiv di tutte le sue opere successive.

Il protagonista, Witek Długosz (interpretato da un giovane Bogusław Linda), è orfano di madre, morta di parto a Poznań durante le rivolte operaie del 1956. Subito dopo il funerale del padre si precipita in stazione, lasciando Łódź e gli studi in medicina, direzione Varsavia.
L’estenuante scatto dietro al treno in corsa apre ai suoi tre possibili scenari di vita futuri.
Nel primo, il ragazzo riesce a salire sul treno grazie all’aiuto di un vecchio comunista, che lo introduce nell’ambiguo ambiente politico dell’epoca. Witek si iscrive al Partito comunista polacco, per poi riceverne una cocente delusione.
Nel secondo caso, il giovane perde il treno, aggredisce un agente della polizia ferroviaria ed è condannato ai lavori socialmente utili. Entra in contatto con l’ambiente dissidente di Łódź, l’Università volante e la produzione di samizdat, guidato da un sacerdote. Si converte al cattolicesimo e chiede di essere battezzato, ma poco dopo viene espulso.
Anche nel terzo caso Witek perde il treno. Al binario ritrova una sua compagna di università, Olga. Il ragazzo decide di tornare a studiare, laurearsi e sposarsi, senza mai convertirsi né alla fede politica né a quella religiosa. Muore nell’incidente aereo che apre violento ed enigmatico il lungometraggio.

Fede politica, religiosa e ironia del destino

L’opera trasuda il sarcastico e contraddittorio pessimismo proprio del cineasta polacco, in cui il perenne sconforto verso l’umanità cela un’inguaribile e testarda speranza in essa.
È l’intrecciarsi di fato, casualità e coincidenze a tessere e tiranneggiare la vita umana. Le poche certezze di Witek vengono puntualmente messe in discussione, in balìa degli eventi, dei personaggi che incontra e dell’ironia della sorte, senza sosta.
La scelta di imparzialità e individualismo descritta nell’unica vera variante di vita del protagonista, la terza, si materializza nell’aereo, che Witek raggiunge solo alla fine del film. Inconciliabile con la realtà comunista, il libero arbitrio è un’illusione, doppiamente annientato dal regime socialista prima, e dal destino poi.

Come in tutti i suoi altri lavori, il regista lascia allo spettatore l’interpretazione e la ricostruzione della fabula, che non è mai circoscritta al solo protagonista; sono gli altri a dare vita e forma a quest’ultimo. Witek vive attraverso tutti i personaggi presenti – incluso lo stesso Kieślowski, che cela nel giovane alcuni suoi tratti biografici.

Censura e cesure

Destino cieco offre un quadro ampio e dettagliato della Repubblica popolare polacca degli anni Settanta, che Kieślowski vive in prima persona. Meticoloso lavoro di tema e variazione, è rinforzato dal motivo musicale firmato dal celebre compositore Wojciech Kilar.
Per la prima volta nella storia del cinema polacco le ragioni dei comunisti e dei cattolici sono presentate da una prospettiva equidistante. Nessuno dei personaggi subisce mai il giudizio del regista né del divino – se esiste – a cui Kieślowski dà le sembianze di un uomo arcigno con una pinta in mano, comprata con le monete che Witek fa cadere a una signora in stazione.

Il cineasta realizza il lungometraggio agli inizi degli anni Ottanta, periodo nel quale la morsa della censura sembrava essersi allentata nel Paese. Kieślowski smonta e rimonta daccapo il film ad un soffio dall’introduzione della legge marziale, instaurata nel dicembre 1981. Immediatamente soppresso dal regime, viene distribuito solo nel 1987 con pesanti tagli.
La pellicola è stata recentemente ricostruita dalla casa cinematografica TOR – in polacco ‘binario’ – e messa a disposizione online in alta qualità, con tanto di sottotitoli in inglese.

foto: culture.pl

Chi è Giorgia Spadoni

Marchigiana con un debole per le lingue slave, bibliofila e assidua frequentatrice di teatri e cinema. Laureata al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione di Forlì, la sua incessante curiosità l'ha portata a vivere in Russia, Croazia e soprattutto Bulgaria, che è riuscita a strapparle un pezzo di cuore. Nel 2018 ha vinto il premio di traduzione "Leonardo Pampuri", indetto dall'Associazione Bulgaria-Italia. Da gennaio 2020 continua a scrutare oltrecortina per East Journal, raccontando frammenti di cultura est-europea e attualità bulgara.

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