CRIMEA: L’occupazione russa cancella i diritti civili

Nell’ultimo rapporto Freedom in the World 2020, la Crimea e il Donbas orientale figurano tra i territori “not free”, posizionandosi rispettivamente all’ottavo e al quinto posto della lista (più il numero è basso, meno la libertà è presente sul territorio). È la prima volta che i territori occupati nel Donbas ucraino vengono inseriti nel rapporto. Al contrario, la Crimea fece la sua prima apparizione nel 2017. Da quel momento, nessun miglioramento è mai stato registrato.

Freedom in the World 2020

Ogni anno Freedom House, ONG specializzata nella ricerca nel campo della democrazia e delle libertà, pubblica il rapporto “Freedom in the World” con lo scopo di mappare e classificare il rispetto dei diritti e delle libertà presenti nei diversi stati del mondo. Tuttavia, può capitare che territori contesi tra diversi stati siano presi in considerazione singolarmente, al fine di evitare di trasmettere qualsiasi messaggio politico sulla loro appartenenza territoriale. È il caso della Crimea e del Donbas orientale. Dal 2014, l’Ucraina non controlla più nessuno dei due territori, essendo stato il primo annesso illegalmente dalla Federazione Russa ed essendo il secondo teatro di una guerra ibrida tra le forze governative ucraine e i separatisti sostenuti da Mosca.

Nel valutare il grado di libertà presente in ogni territorio, Freedom House tiene in considerazione i diritti politici e quelli civili, divisi a loro volta in sottogruppi. In Crimea, la repressione di attivisti o dissidenti politici, di giornalisti non-allineati al governo, di testimoni di Geova e della minoranza tatara è all’ordine del giorno. Allo stesso tempo, la leva militare obbligatoria per tutti i crimeani, l’eliminazione della lingua ucraina dalle scuole, la chiusura di numerose chiese ortodosse ucraine sono solo alcuni elementi di un processo di russificazione della penisola che si protrae dal 2014. Anche l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani in Crimea, come anche nel Donbas, tra cui il trasferimento e la deportazione forzata di individui verso la Federazione Russa.

I Tatari di Crimea

Largamente perseguitata dall’occupazione russa è la minoranza tatara, etnia di origine turca stanziatasi nella penisola ai tempi del Khanato dell’Orda d’oro. I capi di accusa mossi più di frequente dalle autorità russe nei confronti dei tatari di Crimea sono quelli di divulgare informazioni false e di resistere al controllo territoriale russo. Inoltre, i tatari sono stati spesso accusati di partecipazione ad attività organizzate da Hizb ut-Tahrir, movimento dell’Islam politico legale in Ucraina e in molti altri paesi. Nel 2003, la Corte Suprema russa ha classificato Hizb ut-Tharir come un’organizzazione terroristica. È con il pretesto della lotta al terrorismo che lo scorso 11 marzo una nuova ondata di arresti ha colpito la comunità tatara di Crimea.

Sono ormai sei anni che la comunità tatara chiede la fine dell’occupazione russa della Crimea. E’ questo, secondo i tatari, l’unico modo per porre fine alle numerose violazioni dei diritti umani che si verificano nella penisola.

Foto: ukrinform.net

Chi è Amedeo Amoretti

Studente di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali, curriculum Global Studies, alla LUISS Guido Carli. Si interessa principalmente di Russia, Bielorussia e Ucraina. Ha scritto la tesi triennale concernente "La crisi in Crimea nel quadro delle Nazioni Unite: la pronuncia dell'Assemblea Generale e il veto russo nel Consiglio di Sicurezza".

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