CRIMEA: L’appello dei tatari contro l’occupazione della penisola

Lo scorso 27 ottobre i rappresentanti di 46 organizzazioni tatare della Crimea si sono riuniti ad Ankara per discutere sulla situazione attuale della comunità tatara di Crimea e sul ruolo della propaganda mediatica russa nel mondo turco.

Secondo il servizio stampa turco QHA, l’incontro si è aperto con un benvenuto da parte di Umit Silit, capo della piattaforma delle organizzazioni tatare della Crimea e della Fondazione per lo sviluppo della Crimea, a cui è seguito un intervento del regista e produttore Zafer Karatay, rappresentante turco del Mejlis dei tatari di Crimea. Karatay ha sollevato la questione relativa alla situazione attuale della Crimea e al ruolo della propaganda russa nello spazio mediatico odierno della comunità internazionale soffermandosi, in particolare, su quello turco.

L’appello contro l’annessione russa

I vari rappresentati hanno affermato che l’unico modo per porre fine alle violazioni dei diritti umani in Crimea è porre fine all’annessione russa. Hanno invitato la comunità internazionale a continuare a insistere a tal fine e dichiarato che bisogna, inoltre, fare di più per contrastare la propaganda russa in Turchia.

I rappresentanti hanno sollecitato la comunità internazionale con un appello: “Noi, discendenti dei tatari di Crimea costretti ad emigrare nel corso di molti secoli, continuiamo a lavorare in 43 organizzazioni e tre fondazioni in Turchia, un paese che ci ha accolto come una patria. […] L’unico modo per porre fine alla violazione dei diritti umani in Crimea è porre fine all’occupazione russa.”

I partecipanti hanno ribadito che non riconosceranno mai l’occupazione illegale del 2014 da parte della Russia della loro patria. Gli omicidi, i rapimenti e le decisioni dei cosiddetti tribunali avvenuti per mano dei russi all’interno della loro comunità sono crimini contro l’umanità e senza dubbio avranno un posto tra le pagine più buie della storia. Per mettere fine alle violazioni dei diritti umani e alle pratiche disumane quali la deportazione del leader e combattente di fama internazionale per i diritti umani Mustafa Dzhemilev, l’occupazione della penisola deve finire.

Le associazioni e le fondazioni partecipanti riconoscono esclusivamente un percorso democratico di sviluppo.

La posizione turca sull’annessione della penisola

L’ambasciatore turco in Ucraina Yagmur Ahmet Guldere ha affermato che il suo paese non riconosce l’annessione della Crimea e che la politica turca, da allora, non ha cambiato opinione a riguardo. Come riportato dai media, lo stesso capo della commissione per la politica estera del parlamento turco, Volkan Bozkir, ha dichiarato recentemente di appoggiare la comunità tatara: “Non abbiamo mai riconosciuto e non riconosceremo l’annessione della Crimea”.

 

Immagine: Qha

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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