CURVA EST: La squadra moldava che vuole giocare in Romania

Lo Zimbru è morto, viva lo Zimbru”. Qualche giorno fa, nella griglia di partenza del campionato moldavo di calcio tutti hanno notato una grande assenza: per la prima volta dalla creazione del campionato indipendente, dopo 29 anni, non c’era lo Zimbru Chișinău. I giallo-verdi, che già un anno fa si erano salvati grazie all’intervento dei propri tifosi, non ce l’hanno fatta. Un debito fra i 300 e i 350 mila euro ha definitivamente ucciso una delle più importanti squadre del Paese.

Dall’Unione Sovietica alla Moldavia indipendente
Fondata il 16 maggio 1947 come Dinamo, durante la sua storia ha cambiato molti nomi: Burevestnik (1950-1958), Moldova (1958-1966), Avintul (1966-1967), di nuovo Moldova (1967-1971), Nistru (1971-1991) e infine Zimbru, che è il bisonte europeo, in lingua romena. E’ stato l’unico club moldavo ad aver disputato la prima divisione sovietica, ma lo Zimbru è diventato una squadra vincente solo dopo l’indipendenza post-1991. Dal 1992-93 al 1999-2000 ha vinto otto titoli su nove, conquistando anche due coppe nazionali. Quello di fine millennio è stato però l’ultimo campionato vinto, anche se la bacheca si è arricchita di altre quattro Cupa Moldovei. Gli anni Dieci hanno rappresentato un lento scivolare verso una situazione sempre più compromessa. E a niente sono serviti i recenti cambiamenti nel board societario. Sembra che sia mancato l’accordo fra nuovi e vecchi partner su chi dovesse ripianare i debiti contratti in precedenza. Alla fine non l’ha fatto nessuno.

Cambia il Paese, cambia il calcio
Dagli anni Novanta ad oggi la situazione in Moldavia è molto cambiata, anche dal punto di vista calcistico. Nell’autunno del 1991, a pochi mesi dall’indipendenza, si cercò di disputare una mini-lega fra le cinque squadre che partecipavano alle categorie sovietiche, ma non si riuscì a trovare un accordo. Il campionato partì ufficialmente un anno dopo, con dodici squadre al via. Ma la sua conclusione fu più turbolenta del previsto: a causa della guerra in Transnistria, la regione più orientale del Paese che chiedeva la secessione, la Federazione decise di non far disputare le ultime due giornate alle squadre di Tiraspol e Tighina. La misura prevedeva lo 0-0 a tavolino e un punto per ciascuna squadra coinvolta nei rinvii. Il Tiligul, l’unica squadra di Tiraspol al tempo (che l’anno prima era arrivata seconda nel campionato di Serie B sovietico), era prima appaiata allo Zimbru: a due giornate dalla fine erano entrambe prime a 33 punti. Nella partita successiva lo Zimbru perse contro il Gagauzia e il Tiligul salì in vetta alla classifica pur non giocando. Nell’ultima di campionato il Tiligul avrebbe dovuto incontrare il Constructorul Leova, già matematicamente retrocesso dopo un campionato disastroso. Ma la Federazione non permise che il match si disputasse e il Tiligul venne raggiunto in testa alla classifica dallo Zimbru (al tempo c’erano ancora i due punti per la vittoria). A quel punto la Federazione decise che il vincitore si sarebbe stabilito con uno spareggio, che fu boicottato dal Tiligul. Lo Zimbru vinse così il suo primo titolo.

Il campionato moldavo divenne da allora un dominio giallo-verde, con lo Zimbru a dettare legge e le altre squadre a inseguire, almeno fino al 1997, quando il campionato fu vinto dal Constructorul Chișinău, ma soprattutto quando nacque quello che sarebbe diventato il nuovo padrone del calcio moldavo, lo Sheriff Tiraspol. La squadra in realtà fu fondata un anno prima, ma assunse il nome dello sponsor principale proprio nel 1997, anno in cui vinse facilmente la seconda divisione moldava. Da allora la squadra è riuscita a vincere 18 campionati (anche se il campionato vinto dal Milsami Orhei è una bella storia), di cui 10 di fila fra il 2000-01 e il 2009-2010. Ma non solo. La squadra ha velocemente scavato un solco con il resto delle formazioni moldave, sia da un punto di vista dei risultati, che delle infrastrutture. Il suo stadio è senza dubbio il più avanzato del Paese e non sfigurerebbe in campionati più competitivi.

Ripartire? Ma da dove?
Con la scomparsa dello Zimbru il movimento calcistico moldavo perde senza dubbio una pedina importante, a prescindere dal valore strettamente calcistico. Il seguito e la storia della squadra di Chișinău sono un patrimonio di tutto il Paese e la sua scomparsa avrà ripercussioni non solo sui tifosi giallo-verdi. Tifosi giallo-verdi che però hanno reagito in modo deciso al fallimento della loro squadra. La versione ufficiale della dirigenza è quella di rimanere fermi per un anno, ma continuando con le giovanili, per poi ritornare in pista già a partire dalla prossima stagione. I fan invece hanno avanzato una proposta più avanzata. Vorrebbero salvare la squadra e ripartire dalla quinta divisione. Fino a qui niente di strano, ma vorrebbero farlo… in Romania. Secondo loro infatti, la mossa di trasferire lo Zimbru in Romania permetterebbe un maggiore afflusso di sponsor e diritti tv. Certo ci sarebbe da perdere almeno un paio d’anni, ma i tifosi sostengono di essere disposti a questo sacrificio, pur di cambiare lo stato attuale in cui versa la loro squadra.

Gli altri casi in Europa
Ma sarebbe possibile uno spostamento del genere? La possibilità di effettuare questi cambiamenti viene valutata caso per caso dalla Fifa, insieme alla Uefa e alle due federazioni coinvolte nel passaggio. In Europa esistono casi simili? Non proprio. Ci sono ovviamente i casi delle britanniche, con le gallesi che giocano in Inghilterra, ad esempio, ma lì la situazione è differente perché si tratta di un solo stato al cui interno ci sono diverse federazioni. Esistono poi i casi di Andorra (che gioca in Spagna), San Marino (Italia), Monaco (Francia), Vaduz (squadra del Liechtenstein che gioca in Svizzera) che tuttavia provengono da stati molto piccoli, dove talvolta non è presente neanche un vero e proprio campionato. Una situazione più simile è quella delle squadre di etnia serba che provengono dal Kosovo, ma che giocano il campionato che fa capo a Belgrado, come il Mokra Gora o il Trepča. Lì ci sono però di mezzo questioni di sicurezza che probabilmente hanno spinto le due federazioni a trovare un accordo di buon senso. Infine c’è il caso delle squadre della Crimea – il Sevastopol, il Simferopol e lo Zhemchuzhina Yalta – che si sono affiliate al campionato russo, ma la decisione non è stata approvata né dalla Fifa, né dalla Uefa che hanno reso noto che le partite giocate non saranno riconosciute. In questo panorama, un possibile passaggio dello Zimbru alla federazione romena, sembra davvero complicato, anche perché aprirebbe un precedente molto pericoloso. A quel punto chiunque avrebbe il diritto di cambiare federazione a suo piacimento. Un esempio: le squadre della Repubblica Serba di Bosnia potrebbero chiedere di ricongiungersi a Belgrado, con tutto ciò che questo può comportare.

La fine del Bisonte
“E’ stato uno di noi, preso dall’emozione del momento. Non è possibile, non abbiamo le forze e i soldi per una cosa del genere. Ma ci piacerebbe molto”. Mi ha detto un componente della Oastea Fiară, uno dei gruppi organizzati che sostiene la squadra, il più filo-romeno fra i quattro che si incontrano sugli spalti dello Zimbru. “350mila euro non sono un debito enorme, ma nessuno ha fatto niente”, mi ha raccontato molto sconsolato. Quello che è certo è che lo Zimbru non inizierà la prossima stagione e che il suo futuro è decisamente poco roseo. In questi giorni si susseguono gli incontri, fra dirigenti, fra tifosi, fra tifosi e dirigenza. Ma la sensazione è che non succederà niente di risolutivo e che almeno per quest’anno Bisonte non correrà sui campi verdi della Moldavia.

Foto: pagina facebook Oastea Fiară

Chi è Gianni Galleri

Autore di "Curva Est. Un viaggio calcistico nei Balcani" e "Questo è il mio posto. Le nuove avventure di Curva Est fra calcio e Balcani". Coordina la redazione sportiva di East Journal.

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