MOLDAVIA: Lo scudetto del Milsami Orhei e la rapina del secolo

È terminato con tre squadre in vetta e una sorpresa il campionato moldavo di calcio. A trionfare in base alla classifica avulsa è stato il Milsami Orhei che, vincendo 2-1 all’ultima giornata contro la capolista Dacia Chişinău, ha agganciato i rivali diretti in testa alla classifica insieme allo Sheriff Tiraspol, reduce da una vittoria 1-0 sui concittadini della Dinamo-Auto. Si tratta del primo scudetto per la squadra di Orhei, fondata nel 2005 e vincitrice di coppa nazionale e supercoppa nel 2012, ma anche del primo scudetto moldavo assegnato fuori dalle città di Chişinău – la capitale – e Tiraspol, capitale della regione separatista e de facto indipendente della Transnistria e sede dello Sheriff Tiraspol, la squadra che nel nuovo millennio ha imposto il proprio dominio assoluto sulla Divizia Națională, vincendo tredici scudetti in quindici stagioni.

Il Milsami Orhei è allenato da Iurie Osipenco, quarantenne ex CT della nazionale moldava under 19 ed è arrivato allo scudetto sull’onda delle 20 reti segnate da una coppia offensiva tutta romena. Undici centri sono infatti arrivati da Romeo Surdu, arrivato la scorsa estate a Orhei dopo aver vestito tra le altre le casacche di Steaua e Rapid Bucarest e dell’Apollon Limassol, oltre che della nazionale romena in sei occasioni. Altri nove sono stati invece siglati da Cristian Bud, protagonista nel 2010 della doppietta campionato-coppa del CFR Cluj nella Liga 1 romena. Nelle retrovie è stato invece prezioso l’apporto del portiere ventunenne Radu Mîțu, nato proprio a Orhei e rimasto imbattuto in undici delle 24 gare del campionato.

Dietro al successo del Milsami Orhei ci sono però anche i soldi di Ilan Shor, businessman milionario di origini israeliane, ex presidente del Consiglio di Amministrazione della Banca de Economii din Moldova (BEM), il principale istituto di credito del paese, e membro del CdA dell’Aeroporto Internazionale di CHISINAU. Mentre il Milsami superava il Dacia per cucire lo scudetto sulla propria maglia, Shor si trovava agli arresti domiciliari, essendo accusato di aver causato un buco finanziario da 18 miliardi di lei (quasi un miliardo di euro) nelle casse di tre istituti di credito tra il 2012 e il 2014. Il caso, in Moldova, è stato ribattezzato jaful secolului, la rapina del secolo, ed è oggetto di interrogazioni parlamentari che accusano i più alti vertici politici, tra cui l’ex premier Vlad Filat e il due volte presidente della repubblica Vladimir Voronin, di aver coperto il caso. Ilan Shor, principale indagato, è accusato di aver dirottato i fondi della BEM, della Banca Socială e della Unibank verso conti off-shore. Secondo un rapporto, il debito consisterebbe di 13,3 miliardi di lei in prestiti non performanti offerti a cinque aziende che fanno capo a Shor e di 4,7 miliardi di debiti non pagati.

Nonostante l’arresto, avvenuto il 6 maggio, e il congelamento dei suoi fondi, Ilan Shor non ha ancora ricevuto una condanna definitiva e ha quindi potuto candidarsi alle elezioni municipali di Orhei che si terranno il prossimo 14 giugno. Elezioni che Shor, sull’onda del trionfo del Milsami, potrebbe vincere o almeno portare al ballottaggio e che, soprattutto, gli potrebbero fornire la scusa per essere scarcerato. I suoi avvocati hanno infatti annunciato un’istanza per chiedere la revoca degli arresti in ossequio al diritto di fare campagna elettorale garantito per legge. La scorsa settimana in più di un’occasione alcune macchine di proprietà dell’affarista sono state viste dalle telecamere di Jurnal TV fare la spola, piene di bagagli, dal domicilio di Shor all’aeroporto.

Se il Milsami trionfa, c’è invece chi è arrivato in fondo al campionato solo per chiudere il sipario definitivamente. Si tratta del FC Tiraspol, campione di Moldova nel 1997 (quando ancora era basato nella capitale e si chiamava Constructorul Chișinău) e tre volte vincitore della Cupa Moldovei. Nonostante il quarto posto in un campionato segnato dal ritiro di due squadre (Costuleni e Veris Chișinău) la squadra ha annunciato sul proprio sito ufficiale il 26 maggio che “Alla fine della stagione calcistica, in una riunione della direzione e dei fondatori del FC Tiraspol è stata presa la fatidica decisione di cessare le attività professionali del club”. Il club ha quindi rinunciato a disputare il campionato 2015/2016 e i preliminari di Europa League: il suo posto dovrebbe essere preso dal Saxan Gagaúz Yerí di Ceadîr-Lunga, squadra della regione autonoma di Gagauzia. La regione è abitata a maggioranza dall’etnia gagauza – di origine turca – e ha pertanto uno statuto autonomo, conservando una forza di polizia propria e il diritto all’autodeterminazione nel caso in cui la Moldova decida di unirsi con la Romania.

Il FC Tiraspol era stato fondato nel 1992 a Chișinău con il nome di Constructorul e si è trasferito in Transnistria, dapprima nel comune di Cioburciu (o Čobruči), poi nella capitale separatista Tiraspol, diventando un “farm-club” per il più potente Sheriff. La squadra è stata fondata da Valerij Rotar’, pezzo grosso della malavita moldava ucciso insieme a una guardia del corpo il 16 febbraio del 2000 in un agguato alla sua jeep nei pressi di una villa in campagna. Rotar’ era un vor v zakone (“ladro nella legge”), figura di élite nelle mafie sovietiche e post-sovietiche, e aveva passato quindici anni in carcere, ma aveva dichiarato di aver chiuso le sue attività criminali poco tempo prima di perdere la vita.

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

Leggi anche

CROAZIA: La calciopoli croata e il potere di Zdravko Mamic

Domani sera la nazionale croata potrebbe ripetere l'impresa di 20 anni fa, arrivando tra le prime 4 nazionali del mondo. Tuttavia, il calcio croato è scosso da una crisi profonda che ricorda la nostra calciopoli, il cui principale responsabile è l'ex direttore della Dinamo Zagabria Zdravko Mamic