CROAZIA: Zagabria dice no al nuovo piano regolatore

Lo scorso 11 febbraio l’Assemblea della città di Zagabria ha respinto il Piano Urbanistico Generale (GUP), cavallo di battaglia dell’immortale sindaco Milan Bandić. Il piano è stato bocciato con appena 18 voti favorevoli e ben 31 contrari. A votare negativamente non è stata solo l’opposizione, da sempre critica verso il piano regolatore, ma anche i membri dell’Unione Democratica Croata (HDZ) alleati del sindaco sia a livello comunale che a livello nazionale. La bocciatura si inserisce in un contesto politico in rapida trasformazione e rischia di essere il primo passo verso nuovi scenari.

Cosa prevede il GUP

Il GUP è un documento strategico, elaborato dal governo cittadino, che fa parte di un più ampio progetto di trasformazione urbana che coinvolge la capitale croata già da qualche anno. Al di là della retorica su sviluppo, innovazione e ambientalismo, il piano regolatore si basava principalmente sul ricorso alla privatizzazione e alla cementificazione di ampie aree cittadine, volte a creare una marcata differenziazione classista dello spazio urbano e ad alimentare un’ampia rete clientelare.

L’esempio più eclatante di questa strategia è rappresentata dal cosiddetto “Manhattan Zagreb”, un progetto faraonico che prevede la costruzione di una vera e propria città di circa 1 milione di metri quadrati nell’area attualmente occupata dalla Fiera di Zagabria (già considerata “bene culturale”). L’impresa cui sono stati demandati i lavori è la Eagle Hills, la stessa che ha già condotto quelli per “Belgrado sull’acqua” . Il progetto consiste, così come avvenuto nella capitale serba, nella costruzione di edifici residenziali destinati ad una classe agiata e ai turisti, centri commerciali, ristoranti e spazi verdi.

Le proteste

Ancor prima della votazione del consiglio comunale, il piano regolatore è stato fortemente osteggiato dai partiti di opposizione e soprattutto dai movimenti civici, come Zelena Akcija, Pravo na grad e Udruga Građana Siget, nati in questi anni proprio in contrapposizione alla strategia di sviluppo immaginata dal sindaco. Le proteste hanno percorso due strade parallele: da un lato la presentazione alle autorità di proposte di modifica al piano regolatore, ben 31 mila, dall’altro il ricorso a manifestazioni di piazza lanciate tramite la pagina facebook “Zagreb te zove” (Zagabria ti chiama).

Il 21 dicembre, giorno precedente il primo turno delle elezioni presidenziali, centinaia di manifestanti si sono ritrovati nella piazza Ban Jelačić. Una seconda, più grande, protesta è stata organizzata il 4 gennaio, appena 24 ore prima del secondo turno elettorale. Infine, il 1 febbraio si è svolta la terza e più imponente manifestazionecon oltre 20 mila persone scese in piazza per chiedere il ritiro del piano regolatore e le dimissioni del sindaco.

Le principali accuse dei movimenti riguardano sia la falsa democraticità del processo decisionale che il contenuto del piano e soprattutto l’utilizzo improprio dello spazio urbano destinato non al benessere della collettività ma al profitto di una ristretta cerchia di investitori privati.

Il voto dell’Assemblea e le conseguenze politiche

Sebbene le piazze siano state affiancate da un’azione decisa di alcuni consiglieri comunali, come Tomislav Tomašević di Zagreb je Naš (Zagabria è nostra), la spallata decisiva è arrivata dai deputati dell’HDZ. La rottura tra il partito del primo ministro Andrej Plenković e quello del sindaco si è concretizzata per il mancato sostegno di quest’ultimo agli emendamenti presentati dagli alleati. In realtà, al di là delle questioni relative al piano, si sono intrecciate una serie di dinamiche interne alla maggioranza.

Il piano regolatore e le relazioni con Bandić, al centro di diverse accuse di corruzione, sono temi centrali nella corsa alla presidenza dell’HDZ che si concluderà in primavera. Dopo la sconfitta subita, anche a Zagabria, alle elezioni presidenziali nessuna corrente ha intenzione di sostenere un progetto e un alleato inviso da buona parte dei cittadini. L’HDZ non può, però, definitivamente rompere il rapporto con Bandić e il suo Partito del Lavoro e della Solidarietà perché non è ancora in grado di presentare un’alternativa valida per la capitale sia perché i voti dell’alleato sono necessari alla sopravvivenza del governo nazionale. In questo contesto si inseriscono anche le elezioni politiche del prossimo autunno. Nessuno sembra quindi voler rischiare un passo falso.

Da qui la mancata crisi di governo, nonostante le tensioni immediatamente successive alla bocciatura del piano, e le dichiarazioni del ministro degli Interni Davor Božinović secondo cui il mancato sostegno al piano regolatore “non significa la fine della cooperazione tra l’HDZ e il Partito del Lavoro e della Solidarietà a livello statale”. Mentre lo stesso Bandić ha già affermato di voler ripresentare il piano regolatore tra tre mesi, come previsto dalla legge, l’opposizione incassa il risultato e preannuncia la possibilità di una raccolta firma per un referendum contro il sindaco con il sostegno del Partito Socialdemocratico Croato.

I prossimi mesi rischiano di essere quindi i più caldi degli ultimi anni. Di sicuro è in atto un processo di profondo cambiamento tanto a destra, con l’avanzata di Miroslav Škoro e le elezioni interne all’HDZ, quanto a sinistra, con la nascita di un nuovo blocco più radicale rispetto all’SDP. Le elezioni del prossimo autunno renderanno più chiaro il futuro della politica croata.

Foto: Zagreb te Zove

Chi è Marco Siragusa

Nato a Palermo nel 1989, sta concludendo un dottorato all'Università di Napoli "L'Orientale" con un progetto sulla transizione serba dalla fine della Jugoslavia socialista al processo di adesione all'UE. Collabora con EastJournal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani e scrive settimanalmente per Nena-News.

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