L’ambientalismo secondo Viktor Orbán

Il 9 gennaio 2020 il ministro per l’Innovazione e per la Tecnologia László Palkovics, ben noto anche in Italia per via della sua offensiva contro l’Accademia delle Scienze ungherese, ha annunciato la composizione di una “strategia nazionale per lo sviluppo pulito”, un calendario di iniziative necessarie per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. L’annuncio non è casuale: il giorno prima il primo ministro Viktor Orbán aveva ricordato come l’Ungheria fosse uno dei “campioni del clima”, ricordando l’ambizioso obiettivo di Budapest di essere sostanzialmente indipendente dal carbone (al 90%) entro il 2030, superando la Germania, i Paesi Bassi e l’Austria.

Retroterra

Il rapporto della FIDESz con l’ecologismo è sempre stato piuttosto ambiguo, caratteristica del partito di governo in numerosi campi, legato a scelte più pragmatiche che ideologiche. Ad esempio, nel giugno del 2019 il governo ungherese si è opposto al progetto ambientalista europeo, assieme ai deputati polacchi e cechi. Una mossa incomprensibile, considerando che solo qualche giorno prima a Kaposvár era stato aperto il cantiere di un nuovo impianto compatibile con il nuovo piano europeo.

Orbán non ha mai apertamente smentito il cambiamento climatico, né ridimensionato l’importanza di contrastare l’aumento globale delle temperature. Tuttavia, il suo partito ha ridimensionato l’importanza del problema nel dibattito interno, argomentando come l’Ungheria da sola possa fare ben poco, ed evidenziando l’eccessivo peso dato dall’Unione Europea al tema. Un effetto della politica di Bruxelles, interessata ad influenzare la politica ungherese, magari per spostare l’attenzione dalla questione identitaria o dall’immigrazione e, in ultima analisi, dall’onnipresente György Soros.

Che l’ambientalismo sia meno importante della crescita economica lo dimostra con efficacia anche l’ambizioso e innovativo progetto di costruzione del nuovo polo museale all’interno del Városliget, il grande parco di Budapest. Un piano inaugurato nel 2018 che porterà, al netto di probabili ritardi, la costruzione di numerose nuove strutture al suo interno, fra cui la nuova galleria d’arte nazionale, il museo etnografico, un nuovo teatro auditorium cittadino, e un parcheggio sotterraneo.

Tutto come prima?

La sconfitta di István Tárlos e la vittoria di Gergely Karácsony a Budapest, unita al successo del Friday for Future ungherese, ridicolizzato da autorevoli esponenti della FIDESz come Gergely Gulyás, hanno però mostrato che le tematiche climatiche abbiano acquisito un peso maggiore nel dibattito politico.

Secondo un recente sondaggio riportato dal giornale online «24.hu», circa il 32% degli ungheresi ritiene che la lotta ai cambiamenti climatici sia il principale compito dell’Europarlamento, mentre dati più recenti evidenziano la popolarità garantita ad azioni che siano dirette al controllo del clima.

Il perché è comprensibile: secondo i dati di Greenpeace l’aria magiara è fra le più inquinate del continente, ed ogni anno circa 10.000 persone perdono la vita a causa di malattie riconducibili all’inquinamento. Un dato da unire a quello del pessimo stato delle acque nelle tubature ungheresi, un problema di enormi dimensioni per un paese da sempre restio all’acquisto di acqua in bottiglia.

Un problema endemico che abbraccia ampie zone del paese: da punti isolati nella capitale, fino a Pécs, per poi arrivare nella provincia nordorientale, come a Miskolc che registra i dati peggiori di inquinamento dell’aria.

L’opposizione compatta ha conquistato palcoscenici importanti, come Budapest e la sopracitata Miskolc, dai quali è possibile sfidare Orbán, proponendo un’agenda di temi ambientalista alternativa a quella del governo. Come già ricordato la FIDESz non si è lasciata cogliere impreparata, continuando a ricordare i suoi successi in una materia la cui importanza è in crescita per gli ungheresi. Più in dubbio sull’efficacia reale delle sue azioni: se in questo momento Orbán spinge per il contrasto alle emissioni, è pur chiaro il suo è più un rifiuto ad un progetto a lungo termine. Non resta che sperare che la politica ungherese subisca a breve una decisa influenza da parte dell’opposizione, che spinga il paese verso un maggiore e più sostenuto impegno sui temi ambientalisti.

 

Foto: Miskolc nel 2018, János Vajda/MTI

Chi è Lorenzo Venuti

Dottorando dell'Università degli studi di Firenze, Siena ed ELTE (Budapest), è riuscito a conciliare le sue due passioni escogitando una ricerca sull'uso politico del calcio in Ungheria.

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