BOSNIA: La fine del campo-jungla di Vucjak

E’ stato smantellato all’inizio di settimana scorsa, il 10 e 11 dicembre, il campo-jungla di Vucjak, sulle colline sopra Bihac presso la frontiera croata. I circa 650 migranti e rifugiati che vi trovavano posto sono stati trasferiti in due centri d’accoglienza presso Sarajevo. Si chiude così un capitolo vergognoso nella gestione della crisi migratoria da parte delle autorità bosniache.

Era il giugno 2019 quando, esasperate da un anno e mezzo di inazione da parte delle autorità statali, le autorità locali di Bihac rastrellavano tutti i migranti nel centro della città e li deportavano in una località in collina, Vucjak, ex sede di una discarica di prodotti chimici. Poste le condizioni indegne, tanto ONU quanto UE si rifiutavano di prestare ogni assistenza alla tendopoli, presto ribattezzata dai suoi residenti “la jungla”. Una jungla che, con la sola minima assistenza della locale Croce Rossa, ha ospitato fino a un massimo di 2.000 persone durante l’estate – migranti e rifugiati che da lì tentavano il “game”, l’attraversamento a piedi dei confini croati e sloveni per poter poi arrivare a depositare domanda d’asilo in Austria o in Italia, dovendo spesso tornare indietro per via delle percosse e delle torture dei guardia-frontiere croati.

L’incipiente arrivo dell’inverno aveva spinto le organizzazioni internazionali – UE, UNHCR e IOM – a spingere le autorità bosniache affinché trovassero località alternative per mettere in piedi nuovi centri per accogliere le circa 8,300 persone bloccate nel paese. In novembre il ministro della sicurezza ha alla fine ottenuto la gestione di due ex caserme presso Sarajevo e Tuzla a questo scopo, anche se la seconda si è presto rivelata inadatta per la presenza di mine.

A inizio dicembre la prima neve è caduta su Vucjak, rendendo evidente che le condizioni estreme di questo campo non potevano continuare oltre. Anche la Commissaria ai diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ne aveva denunciato i rischi crescenti. Le 650 persone ancora presenti si trovano ora nei dintorni di Sarajevo, al centro di Usivak e al nuovo centro di Blazuj – stabilito in tutta fretta e dove ancora mancano letti e riscaldamento. Ma, dicono, qualunque cosa è meglio dell’inferno di Vucjak.

Foto: N1

Chi è Andrea Zambelli

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