Mafia albanese, un'epopea criminale

da Narcomafie

C’erano una volta l’ondata migratoria albanese, la marea umana che scatenava il primo grande dibattito sull’immigrazione e ci bloccava sette anni sulla ratifica dei trattati di Schenghen. Oggi molta acqua è passata sotto i ponti e i centinaia di migliaia di albanesi che vivono, studiano e lavorano onestamente nel nostro Paese hanno più visibilità degli allarmi di allora sulla delinquenza e il degrado che potevano portare in casa nostra. Quel clima di emergenza però si è lasciato dietro un effetto controproducente curioso: appena gli albanesi hanno smesso di essere “ brutti, sporchi e cattivi” agli occhi di chi li denigrava, di criminalità albanese si è smesso di discutere, e di quella organizzata non si è mai nemmeno cominciato a parlare. Anche se gli albanesi che fuggivano dal loro Paese ne erano, e ne sono tutt’ora, soprattutto vittime.
Ma la criminalità organizzata non segue la visibilità mediatica; e, provvista di notorietà o no, la criminalità organizzata albanese e kosovara è presente, in Italia ed in Europa. E da 15 anni è una novità prorompente del panorama delle piovre criminali del continente.
All’inizio degli anni ’90 era solo un consorzio di traghettatori di clandestini tra le due sponde dell’Adriatico; speculatori senza scrupoli della disperazione partorita dal crollo del peggior regime comunista europeo. Poi un veloce susseguirsi di vicende sia esogene che endogene l’ha portata ad una scalata senza precedenti nel mondo delle nuove mafie. Dopo i clandestini e il feroce sfruttamento dei braccianti e della prostituzione fu la volta della guerra civile jugoslava e dei traffici di armi: il link decisivo per mettere le mani anche sulla droga, essendo i due traffici il più delle volte paralleli. Nel 1997 il collasso del neo-capitalismo da operetta messo in piedi da Sali Berisha, con la privatizzazione dell’economia albanese degenerata un colossale “schema di Ponzi” finanziario, le consorterie criminali si infiltrarono e presero la guida delle rivolte armate conseguenti; il momento del controllo territoriale.
Infine, le due manne dal cielo: nel 1999 la bombe della NATO scacciarono i serbi dal Kosovo e i guerriglieri indipendentisti dell’UCK divennero un braccio armato dei padrini di Tirana e Durazzo. Così, sotto la copertura militare (ed il naso) dell’Occidente, la neonata repubblica balcanica degenerò ben presto in una zona franca di traffici illeciti globali. La seconda manna tardò poco ad arrivare: l’11 settembre, la guerra in Afghanistan e l’anarchia che ne seguì fecero esplodere le coltivazioni di oppio. I signori della guerra- Al-qaedisti o meno- ne fecero la loro miniera d’oro e una valanga di eroina “brown sugar” (cosiddetta per il colore e l’aspetto appena raffinata) si diresse sull’Europa attraverso i porossissimi e corrotti confini dell’ex-URSS, iraniani e dell’instabile Caucaso.
Il Kosovo è li ad attendere, avamposto ideale verso i mercati di sbocco, mentre i concorrenti potenziali nell’affare della sponda italiana si sono rarefatti: nessuno si aspetta il ritorno dell’eroina, nell’era della coca e dello sballo chimico. La camorra casalese dà il benvenuto ai nuovi arrivati con proficui traffici incrociati; Cosa nostra boccheggia e cede alla ‘ndrangheta il maxi affare della cocaina e del riciclaggio finanziario e imprenditoriale. Le cosche pugliesi, che negli anni d’oro della tratta dei migranti sono stati i referenti primari dei nascenti gruppi mafiosi dell’altra sponda del mare Adriatico,vengono letteralmente surclassate dai nuovi arrivati e si avviano al declino.
Il resto è cronaca dei 2000: il quasi monopolio delle mafie albanesi sulla distribuzione dell’eroina si estende anche in Germania, Benelux,  Nord-Europa e Gran Bretagna, detronizzando trafficanti turchi e curdi. Ma è nel nostro Paese che la presenza delle mafie albanesi e dell’annesso traffico di eroina di ritorno assume i quantitativi più spettacolari: nel 2005 l’osservatorio internazionale sul traffico di droga certifica, nel silenzio generale, che l’Italia è giunta al settimo posto al mondo per quantitativi di eroina sequestrata dalle forze dell’ordine: più che in Germania, Francia e Spagna messe assieme.
La domanda sorge spontanea: da dove arriva questo ritorno ? Oggi le sostanze che tirano sul mercato sono ben altre: le chimiche per lo sballo serale, mentre la cocaina si assume sul lavoro sia tra gli operai che tra gli impiegati, per saltare il pranzo sulle impalcature come per essere aggressivi in tribunale; è la droga del nostro tempo, adatta a rispondere alle richieste di un mondo del lavoro precario e che non concede soste. Le risposte sono due: innanzitutto non si tratta di un ritorno del “buco”: la brown sugar si fuma, grazie alla lavorazione e raffinazione in “cristalli” frantumati; non richiede alcun particolare supporto tecnico di consumo ed elimina la paura del contagio di AIDS tipica dell’utilizzo delle siringhe. Ma è una delle ragioni del consumo che ha sorpreso gli investigatori: osservando Milano, dove i consumatori cronici di cocaina non sarebbero meno di 20mila, l’anti-droga scopre che proprio tra di essi è più facile iniziare il consumo di eroina da fumo, per rilassare gli effetti dell’abuso di coca che provoca alterazioni nervose, aggressività e tachicardia. Le cronache criminali delle metropoli italiane danno segnali inquietanti: a Torino, Milano e Genova si trovano ragazzini di 16 anni che fumano eroina, acquistandola ad un quarto del costo di una dose “da buco” di 20 anni fa. E come la coca, anche la nuova tendenza è assolutamente interclassista nella sua diffusione.
L’ultima novità riguarda però ancora l’Albania; mentre le bolle immobiliari di mezzo mondo crollano sotto i colpi della crisi economica, sui porti di Valona e Durazzo si affacciano senza sosta nuovi cantieri edili. Sorgono casermoni, alberghi e 5 stelle e supermercati, mentre il centro di Tirana si trasforma lentamente in una piccola Las Vegas adriatica. Nessun economista però si illude: la crisi ha colpito sia gli investimenti esteri (l’Albania è il primo Paese al mondo a vedere scomparire i ristoranti di McDonald’s) che le rimesse degli emigrati, il 15% del PIL nazionale, e l’ondata di cemento non sembra avere molto a che fare con l’economia ufficiale.
Sta accadendo anche qui: finiti i massacri del ’97, abbandonati i lavori sporchi e violenti della tratta delle donne e dei clandestini, la mafia albanese punta come la nostra Camorra a vestire il ruolo rispettabile dell’imprenditore e del colletto bianco riciclatore. Lo snodo dei traffici criminali viene delocalizzato definitivamente nel Kosovo, ora indipendente e più vicino all’Europa unita in allargamento; e i proventi della “brown sugar” finiscono ripuliti e reinvestiti nell’economia della madre patria. Per ora solo del Paese di origine, ma nella nostra Italia è il caso di stare allerta: nell’era della globalizzazione i salti di qualità criminali sono veloci, e in un paese dove anche la mafia nostrana “esiste” solo quando spara, è fin troppo facile farsi trovare impreparati alle novità.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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10 commenti

  1. sei un figlio di putana .quelo che non e afato la realta.la guerra di kosovo era una ingusticia fata nel seconda guerra mondiale.in albania non eziste mafia .fanqulo frocio

    • Ehi, gente, amici lettori: ma avete visto che dice questo qua? E con che argomentazioni! Sono contento di avere a che fare con interlocutori di tale livello.

      Per fortuna che ci siete voi, che sapete essere in disaccordo senza simili bassezze. In genere non pubblico commenti con insulti e parolacce, ma questo si commenta (è il caso di dirlo) da solo… Complimenti all’autore (alban, si firma – facile insultare con un nomignolo, almeno noi in ciò che scriviamo ci mettiamo nome e cognome) davvero un intervento intelligente.

  2. non trovare scuse inutili su cose banali.come puoi dimenticare il terore di sllobodan milosevic su done e bambini inocenti .di quale mafia parli in quela guerra quali sono i terroristi.in quale paese del mondo non ci sono narco traficanti dimelo tu.legi prima la storia poi metiti a scrivere.

    • Gent. Fatos

      in primo luogo, non trovo “scuse inutili”. In genere non degno di risposta persone che non la meritano. Lei scrive su uno spazio pubblico, e scrive insulti e parolacce. Che vuole che le risponda. Fose non sa che l’ingiuria è reato penale? Non mi sembra “banale”.

      Comunque quanto da lei scritto resterà visibile ai lettori, così che farà la figura che merita.

      Infine, se lei non fosse impulsivo, leggerebbe anche altri articoli da noi scritti prima di insultare. Perché vede, se scrivo di Cosa nostra non è che mi telefonano dalla Sicilia insultandomi. Cosa nostra esiste, è un problema, perché non parlarne? E perché non parlare della mafia albanese? Da nessuna parte – NESSUNA – in quell’articolo si insultano gli albanesi come collettività. ma è inutile che glielo spieghi. Lei sa solo berciare insulti.

      • popolo albanese non e fato solo da persone mafiose che sono traficanti come la vostra italia che ce chi lavora ce chi ruba amaza o vende la droga.queste persone esistono nel tuto il mondo.albania e fatta anche di gente che lavora studia e onesti.pero voi confondete ano 1997 con la mafia.si e vero che in ochi del mondo non era il masimo pero la guerra del kosovo nesuno non puo confonderala con mafia o alqaeda perche lei non risponde su questa tema.lo sa lei quanti done sono state violate e ucise bambini e uomini.il popolo kosovaro a subito tutto qesto per tanti ani.

  3. o alban!chi dice che tutti gli albanesi sono mafiosi?
    lo pensi tu.e cerca di non essere ignorante come una cozza, albanese o no cerca di essere beneducato.
    il kosovo è il paese ideale per mafiosi e per narcotrafficanti, non fosse che per la posizione.
    ehi, con che cosa credi che si comprassero le armi? con i risparmi della nonna???

  4. é un bel articolo!! Posso sapere le tue fonti? Mi piacerebbe approfondire l’argomento. Grazie.

  5. We freghi calmi con gli Albanesi!