Parigi sospende i diritti umani con la scusa dell’emergenza. E la propaganda fa il resto

Je suis Paris“, certo, come no. Si potrebbe forse essere qualcos’altro? “Bisogna difendere la nostra libertà“, e chi può essere contrario? Ma cosa significa, “Je suis Paris“? Si può dire di non esserlo? Poiché non essere “Paris” significa, necessariamente, essere un nemico. Un terrorista persino. Lo slogan serve a creare consenso, a serrare i ranghi. E’ una parola d’ordine, un comando a cui obbedire. Creare uno slogan a cui nessuno può opporsi, che incontri il favore di tutti, è fondamentale alla buona propaganda. E serve a distrarre da problemi ben più profondi. E così, dietro a slogan come “Bisogna difendere la nostra libertà” si portano avanti politiche liberticide. E’ quanto avviene in Francia in queste settimane. Ed è il motivo per il quale non si può essere “Paris”. Non si può, cioè, difendere la libertà sospendendo la libertà.

La deroga alla Cedu

Il governo francese ha infatti comunicato di avere sospeso la Convenzione europea per i diritti umani (Cedu). Lo ha fatto annunciando una deroga in base all’art. 15  comma 3 della Convenzione stessa che consente una sospensione “in caso di guerra” o “minaccia alla vita della nazione”. Che l’esistenza della nazione francese sia in pericolo pare eccessivo. Che poi quella ai terroristi dal passaporto belga o francese sia una “guerra”, è cosa dubbia. Al di là delle retoriche e dei sensazionalismi, il terrorismo e la guerra sono cose diverse.

La Cedu prevede che ogni cittadino possa rivolgersi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per denunciare le violazioni commesse dai singoli stati. Nel caso francese, come in ogni situazione di emergenza e irrazionalità, è forte il rischio di processi non equi, abusi da parte della forze dell’ordine, violenze e torture sui sospettati. Sono cose che la Francia conosce fin dai tempi dell’affare Dreyfus. La paranoia, la necessità di punizioni esemplari, la voglia di fare vendetta, la paura, possono prendere il sopravvento in momenti come quello che la Francia si trova a vivere. E’ dunque necessario tutelare i cittadini dagli eccessi e dagli abusi. Per questo nasce la Cedu. Sospenderla significa sapere che non la si rispetterà. 

I poteri straordinari della polizia

Inoltre lo stato d’emergenza proclamato in Francia dopo gli attentati del 13 novembre ha conferito alla polizia francese una serie di poteri aggiuntivi. Tra questi, il potere di condurre perquisizioni nelle abitazioni private e di imporre arresti domiciliari senza la necessità di un’autorizzazione giudiziaria. Vale a dire che la polizia può entrare in casa tua e perquisirla senza mandato, e costringerti agli arresti senza che un giudice abbia dato il consenso. Vengono infine prolungati i poteri di vietare le associazioni con effetto permanente e di proibire le manifestazioni pubbliche. Quindi niente manifestazioni, niente assembramenti, o la polizia è legittimata a manganellare. Ed è quanto avvenuto lo scorso 30 novembre in occasione del vertice sul clima che si è tenuto in una Parigi blindata. I manifestanti ambientalisti hanno deciso di scendere in strada e, pur senza avere aggredito le forze dell’ordine o violato qualche “zona rossa”, sono stati caricati a colpi di lacrimogeni. Il diritto a manifestare è uno dei cardini della democrazia. Infatti sovietici e fascisti lo vietarono.

Norme temporanee? I poteri di sorveglianza

Certo, queste sono norme temporanee, dettate dall’emergenza. Presto tornerà tutto come prima. O no? Il presidente francese Hollande ha richiesto modifiche legislative a lungo termine che comprendono la revisione delle norme sull’uso della forza letale e l’estensione dei già assai ampi poteri di sorveglianza. 

La questione della “sorveglianza” è la più delicata. Nello scorso luglio il governo francese ha approvato una legge che consente al primo ministro (e non a un giudice) di disporre la sorveglianza e intercettare le comunicazioni di qualcuno. Come sottolineato da Amnesty International, la legge consente al primo ministro di autorizzare misure invadenti di sorveglianza per ragioni ampie e generiche, quali gli “importanti interessi di politica estera”, la protezione di “interessi economici, industriali e scientifici” e la prevenzione della “violenza collettiva” e della “delinquenza organizzata”. Essa prevede l’uso di strumenti di sorveglianza di massa che possano intercettare le conversazioni tramite telefono cellulare a scopo di contrasto al terrorismo, ed è priva di supervisione indipendente. Invece di ottenere l’approvazione di un giudice, il primo ministro deve solo chiedere il parere non vincolante di un nuovo organismo, il Comitato nazionale sulle tecniche di controllo dell’intelligence. Infine, scrive Amnesty, “la legge renderà molto difficile, se non impossibile, rendersi conto se si è spiati illegalmente”. Un duro colpo per i diritti umani.

“Bisogna difendere la nostra libertà”

Hollande ha inoltre proposto di privare della nazionalità francese le persone con doppio passaporto; di proibire a determinate persone l’ingresso nel paese; di espellere in modo rapido i cittadini stranieri sospettati di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale; e di usare la detenzione preventiva nei confronti di chi è sospettato – solo sospettato – di essere pericoloso. Tutto questo è anti-costituzionale ma “bisogna difendere la nostra libertà“, e quindi la Costituzione – anche lei – la mettiamo in pausa.

E poi bisogna bombardare. L’ISIS? No, il Mali. Che non c’entra molto, ma “bisogna difendere la nostra libertà“, e quindi non fate troppe chiacchiere. Non è il tempo delle chiacchiere questo, “è una guerra” dice il presidente. Quindi serrate i ranghi! Lasciamo che per difendere la nostra libertà ce ne tolgano un po’, e poi un altro po’, così, pian piano, senza schiamazzi. E guai a chi dissente, è un nemico della democrazia. “Bisogna difendere la nostra libertà” e così sia.

Nella foto André Dreyfus, dagli archivi della polizia scientifica francese, modificata con l’opzione di Facebook a scopo antiretorico

 

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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16 commenti

  1. “Non si può, cioè, difendere la libertà sospendendo la libertà.”.
    Gentile M. Zola, mi sembra che lei pecchi di miopia di fronte ai fenomeni politici. Certo che è possibile difendere la libertà sospendendo la libertà: succede ogni qual volta c’è una rivoluzione. O, senza citare casi politici così estremi, ogni qual volta una persona viene condannata al carcere: avviene esattamente quel fenomeno che la indigna, ovvero la sospensione della libertà al fine della libertà. Dovremmo smettere di perseguire i crimini perché questa azione è foriera di perdita di libertà?
    Ho paura che il propagandismo di cui lei accusa il governo francese sia esattamente ciò che il suo pensiero esibisce.

    • Matteo Zola

      Gent. Nicolò, accetto tutto fuorché l’insulto. E come ho già avuto modo di dire in passato, accusare un giornalista di fare propaganda è come accusare un medico di uccidere i pazienti. Forse non un insulto, ma un’ignominia sì. Non è cosa che si può dire, né ricevere, alla leggera. Capisco che oggi il comune senso dell’onore e dell’educazione non sia più quello d’un tempo, ma non sono uso accettare simili valutazioni, poiché campate in aria. Per il resto, accetto e ringrazio per il suo commento, al quale non risponderò essendo venuto meno il minimo rispetto necessario a un dialogo tra pari. Inviterei a riflettere prima di dire certe cose. Cordialmente

      Matteo

      • Ottimi argomenti…

        Cordialmente
        Nicolò

        • Suvvia, gentile Zola, può cordialmente rispondere alla mia critica? Io non La ho insultata: ho scritto “Ho paura che il suo pensiero sia propagandista”. Cioè ho paura che abbia scritto un articolo di slogan. Se Lei è in disaccordo, confuti le mie osservazioni sul fenomeno della sospensione della libertà. Non fa bella figura a rifiutare il dialogo e una semplice critica. Non mi obblighi a fare un parallelo tra la malasanità dei medici che uccidono i pazienti e il malogiornalismo che non accetta alcuna critica. Grazie
          Cordialmente
          N

          • Matteo Zola

            Faccia i paralleli che più gradisce, come ho detto non parlo con chi non rispetta. Tanto più se – di nuovo – si insinua di voler screditare me o questo giornale se non rispondo. Se secondo lei è “malagiornalismo” quello che pretende la stessa dignità che dà ai lettori, non so che farci. Se lei chiama “critica” dare del propagandista, ha un’idea tutta sua di cosa significa criticare. Le sembrerà un comportamento eccessivamente rigido questo mio, ma è necessario darsi delle regole di comportamento in questo mestiere. La mia regola è dare spazio ai lettori anche quando non si mostrano capaci di un dialogo alla pari, educato e ragionevole come si conviene tra persone che non si conoscono. Ma anche di non rispondere loro, perché non merita risposta chi non mostra rispetto del lavoro altrui. Chi l’ha mostrato ha sempre ricevuto le risposte e le spiegazioni che chiedeva. Cordialità.

            M.Z.

    • Matteo Zola

      Caro Nicolò

      il paragone che porta tra regime carcerario e leggi speciali in Francia non lo trovo calzante per le seguenti ragioni: l’interruzione della libertà dell’individuo a seguito di una reato per il quale l’ordinamento prevede il regime carcerario non prevede la sospensione dei suoi diritti costituzionali ma la privazione della libertà fisica. Si tratta inoltre di una privazione di libertà individuale di cui è oggetto solo chi è colpevole di qualcosa.
      La sospensione, spero temporanea, di diritti costituzionali in Francia colpisce invece tutta la cittadinanza, e non un solo individuo. Una cittadinanza che è innocente, e non colpevole, e non deve pagare con la restrizione della libertà cose di cui non ha colpa. In questo secondo caso la “libertà” (ovvero alcuni diritti) vengono limitati in nome della “libertà” (ovvero di un’ideale su cui abbiamo fondato le nostre società). Ebbene difendere l’ideale togliendone la sostanza è ipocrita. Un po’ come esportare la democrazia con le bombe o difendere i diritti umani facendo la guerra.

      La mia impressione, che ho condiviso in questo articolo, è che in nome della sacrosanta necessità di garantire la sicurezza ai cittadini francesi, si intervenga con leggi straordinarie che riducono le libertà agli stessi cittadini. E’ evidente che quella riduzione di diritti è finalizzata a meglio colpire quelle persone che si ritengono nemiche della sicurezza, tuttavia anche quelle persone hanno diritto a un equo processo e devono essere tutelate dalla legge. Entrare in casa di un sospettato, perquisirla, arrestarlo (e immaginiamo anche con quale trattamento) per poi magari scoprire che è innocente e rilasciarlo, senza che nessun giudice abbia mai acconsentito a simili misure che restano, quindi, misure di polizia, è sbagliato ed è ingiusto. E’ sbagliato perché la polizia deve agire in armonia con il diritto e non può essere superiore ad esso, in nessun caso. E’ ingiusto perché le leggi di un paese democratico valgono per tutti. Anche uno jihadista ha dei diritti in un paese democratico.

      Infine, trovo estremamente pericoloso far passare l’idea che in casi eccezionali, e al fine di combattere nemici della nazione, si possano sospendere alcuni diritti. Oggi il nemico è il fondamentalismo terrorista e lo stato democratico vuole difendersi. Tutti ci sentiamo di dire “a mali estremi, estremi rimedi”. Ma se lo stato non fosse poi così democratico ma una democrazia “di facciata”, e il nemico fossero coloro che rifiutano questa “facciata”, ebbene anch’essi sarebbero indicati dallo stato come “nemici della nazione”. Sarò forse miope, ma credo che togliere diritti oggi sia la strada che porta a toglierne domani, finché della democrazia resterà un vuoto involucro e sarà troppo tardi per rimediare. L’argomento portato sopra da un altro lettore per il quale “non ho niente da nascondere, mi controllino pure le e-mail e mi intercettino il telefono” mi pare tremendamente scivoloso: oggi tolgono un diritto a un altro, domani lo toglieranno a un altro ancora, quando toccherà a noi non ci saranno più diritti e più nessuno a difenderli.

      Come vede non uso slogan per esporre la mia opinione. Né qui né nell’articolo. Nessuno, credo, dovrebbe usarne poiché lo slogan nasconde più di quanto dice. Nel caso francese lo slogan “bisogna difendere la nostra libertà” nasconde la sospensione di alcuni diritti, leggi speciali sulle intercettazioni e una guerra in Mali. Mi chiedo quanto questi interventi possano servire alla difesa della libertà. Così come lo slogan “Je suis Paris” serve a creare consenso intorno all’operato del governo francese, che invece ritengo criticabile per le ragioni suddette. Quello che ho cercato di fare con questo articolo è andare oltre allo slogan e dire quali leggi la Francia sta portando avanti.

      La propaganda è un’attività organizzata e centralizzata volta alla creazione di un consenso attorno a un dato tema. Colui che “fa propaganda” è parte di questa attività organizzata. Asserire che un giornalista faccia propaganda – come fa lei nei miei confronti – è sostenere che quel giornalista sia parte della suddetta attività organizzata e che quindi scriva qualcosa per orientare e convincere l’opinione pubblica. Di fatto sarebbe un “venduto” o un “prezzolato” e comunque non una persona indipendente, onesta e libera. Questa non è una critica, è un’accusa. “Lei è confuso” è una critica. “Non sono d’accordo” è una critica. “Lei esibisce un pensiero propagandista” è un’accusa. Per queste ragioni affermare che io sia persona che esibisce un pensiero propagandistico è diffamarmi, e potrei dunque sfidarla a dimostrare in tribunale quali prove ha per una simile valutazione. Ovviamente non sono tipo da simili bassezze, in nessun caso, fa parte del mio lavoro misurarmi con le persone, quello che pretendo è solo rispetto. Non so che lavoro faccia lei, ma se le dicessi “lei fa il suo lavoro così, ma in questo credo che sbagli” è una critica. Se le dicessi “lei fa il suo lavoro per fregarmi” è un’accusa. Cioè l’accuserei di essere disonesto e lei avrebbe tutto il diritto di vedere punita la mia accusa diffamante. Ecco perché mi sono finora rifiutato di risponderle, poiché non amo interloquire con chi mi accusa di non essere intellettualmente onesto. Cordialità

      M.Z.

      • Gentile Zola,
        La ringrazio sinceramente di avere risposto. Il mio intento è discutere di argomenti che ni stanno a cuore, non diffamare nessuno. Quindi mi dispiace si sia sentito oggetto di un tale attacco. Ciò nonostante, trovo sempre delle affermazioni inaccettabili nel suo discorso.
        Non vedo veramente dove stia l’ipocrisia nel difendere i diritti umani con le bombe: in caso di violazione di diritti umani da parte di un governo ai danni del proprio popolo, non intervenire significa essere complici degli aguzzini. Esiste una gamma di azioni intraprendibili da parte della comunità internazionale, ma nel caso che le bombe stiano GIÀ cadendo, non vedo altra via per salvare vite umane, se non l’intervento militare. Non è un ragionamento scontato: esso è figlio di una scelta di campo: sovranità nazionale o diritti individuali ? Io scelgo sicuramente i secondi. Stesso ragionamento vale per il terrorismo: la responsabilità delle restrizioni è dei terroristi ed attuarle serve proprio a non far pagare un prezzo decisamente più alto alla popolazione innocente, rispetto a tali restrizioni -che tra l’altro, come testimonia il lettore da Parigi, non sono azioni cosi arbitrarie ed estreme cone lei descrive, sicuramente sono meglio di essere oggetto di un attentato.

        Secondo me l’ipocrisia in politica non è un’accusa, così come la coerenza non è un valore: in politica si attuano i compromessi migliori rispetto ai fini che ci si prefigge.

        La Francia sta effettivamente difendendo i diritti fondamentali dei francesi sospendendoli e le nostre candide coscienze se ne devono fare una ragione.

      • Poi la guerra in Mali c’è dal 2012, che centra scusa? Tra l’altro è una guerra contro della.gente che taglia le mani ai ladri, impone lo hijab e separa maschi e femmine nelle scuole. Veramente lei Zola crede che lasciando in PACE queste persone, i francesi o o i maliani ne avranno benefici ? L’aggressore va combattuto ovunque esso sia; non fare nulla è complicità con chi aggredisce. Per me la politica è questo.

  2. Sono italiano ma vivo a Parigi e in Francia da 4 anni, ero qui sia quando ci fu Charlie Hebdo che gli attentati del 13 novembre, quest’articolo fa sembrare Parigi è diventata la Baghdad europea, la nostra vita qui è sempre quella di prima, non c’è nessun stato di terrore, non siamo sotto minaccia continua della polizia, nessuno che conosco ha avuto la porta fracassata dai poliziotti stile film americano, se non hai legami con movimenti radicali o con la Siria nessuno ti calcola, l’unica scocciatura è che ovunque si va sia al supermercato che nei negozi ti chiedono di aprire la borsa o le buste dei negozi dove hai acquistato precedentemente. Per quanto riguarda l’intercettazione, io non ho nulla da nascondere e non ho attività illegali, per me possono spiarmi quanto gli pare, anche il mio facebook, dubito che a Cazeneuve interessino le mie foto durante le mie mangiate settimanali o i miei link stupidi, la paura c’è stata la prima settimana, poi si ritorna alla solita routine.

  3. L’avresti mai immaginato Matteo di dedicare tanto tempo per persone misere che non si meritano nemmeno l’aria che respirano ?

    • Insomma viva Voltaire e viva la libera espressione e il diritto di critica in questo spazio! 😉 il bello è che con queste risposte si rafforzano solo le critiche che non vengono smentite ma vengono invece attaccati personalmentei soggetti che le sostengono.

      • Matteo Zola

        Gent. Nicolò

        non ho attaccato personalmente nessuno, e non ho risposto a quelle che ritengo accuse e non già critiche. Se ci sono osservazioni o critiche, e si è in grado di esporle con rispetto ed educazione, nessuno si è mai sottratto qui. Cordialmente

        M.Z.

        • Mi riferivo sia al suo commento che a quello di Lina che contiene chiaramente degli insulti a chi non la pensa come l’autore dell’articolo. Comunque va bene, sono felice ch e lei mi conceda l’opportunità di riformulare la mia critica, anche se basterebbe rispondere e basta.
          Cordialmente
          Nicolò

    • Matteo Zola

      Cara Lina

      c’è chi commenta senza leggere, chi legge senza commentare e chi non commenta ma insulta. A tutti va il mio rispetto, anche se molti del mio rispetto abusano. Purtroppo ancora molte persone non hanno compreso che “libertà d’espressione” non è “libertà di dire la prima cosa che mi passa per la testa offendendo il prossimo”. Personalmente adoro parlare con le persone, ma invece che parlarmi c’è chi preferisce interloquire in altro modo con il risultato che perdiamo tutti del tempo…

      M.Z.

      • Se lei fosse intellettualmente onesto non scriverebbe “cara Lina”, ma la richiamerebbe in quanto ha offeso altre persone con parole come “non meritano l’aria che respirano” e “misere”. Oppure questo di linguaggio va bene?

      • Lo so Matteo, hai troppa pazienza, c’è gente bannata da tutto il web.. Tu sei troppo buono

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